E’ Natale…ma non dire mai cos’è Natale

E’ Natale…ma non dire mai cos’è Natale
…di Pasquale

L'omelia della notte di natale 2006

Fu annunciato ad un rabbino che era nato il messia. Si affacciò alla finestra, una finestra che dava sul mondo, e vide che la fame, le malattie, le guerre continuavano a segnare la vita degli uomini, rientrò scuotendo la testa: la notizia era falsa!
Sono tanti che in questi giorni, si sono preoccupati di smentire questo rabbino, parlando di un Natale vero, serio, profondo, sereno: un natale che da un senso alla vita “dal suo concepimento fino alla sua fine naturale“…
Ho provato molto disagio di fronte a tutte queste certezze. Sono anni che rifletto a voce alta sul natale e dovrei ormai aver idee chiare sul suo significato, invece mi riesce sempre più difficile sostenere certezze sul mistero del natale. Parafrasando un’espressione di Turoldo: “non dire mai cos’è la vita…“, direi: “non dire mai cos’è il natale…”
Le certezze mi sembrano oggi arroganti e presuntuose, amo il silenzio di Maria, il suo “custodire e meditare nel suo cuore tutte queste cose“.
Leggendo coi bambini il racconto del natale redatto da Luca ci siamo chiesti cosa ci sia di vero in quella storia!
Il racconto, scritto molti anni dopo l’evento Gesù, ci vuole parlare di quella che è stata la sua vita piuttosto che della sua nascita.
Giovanni Vannucci, ci offre una lettura attenta al simbolismo di questo racconto: Gesù nasce il 25 dicembre per far coincidere la sua nascita col solstizio d’inverno in cui veniva celebrata la risurrezione del sole; nasce in una grotta simbolo universale delle origini, archetipo di ogni rinnovamento dei cicli della vita. Gesù è nato in una grotta e in una grotta fu sepolto, da dove è risorto nella pienezza della vita. E’ nato da una vergine simbolo di una terra non inquinata, terra intatta, senza pregiudizio, egoismo: da essa la vita può riprendere il suo corso fecondo. La grotta, la vergine-madre, il fanciullo sono i simboli dell’annullamento di quanto l’uomo ha costruito negando la semplicità e sanità della vita, sono il rovesciamento dei templi, dei riti, delle ideologie che nascono dall’affermazione di sè e dall’avidità.
Il natale non porta con sè risposte, ma segni, silenzi, personaggi, tutto sommato anonimi e…angeli, portatori di messaggi che solo il cuore può ascoltare.

La gloria del Signore avvolse di luce i pastori, dice il testo. Quando i vangeli parlano di gloria si riferiscono sempre alla croce di Gesù: è quello il momento della sua glorificazione. E’ come se la vita dei pastori fosse illuminata dalle croci di cui è costellata la storia e sono spaventati perchè vedono un mondo pieno di violenza, ingiustizia, senza luce e senza speranza.
Una parola nuova, non inquinata, “originale” si potrebbe dire “vergine”, riaccende la speranza, il coraggio di non farsi sopraffare dalla paura: “non temete!“.
“Oggi”, nell’oggi dell’ uomo di tutti i tempi, può nascere un salvatore, un salvatore di “tutto il popolo”.
E il popolo è fatto di persone” in attesa”, persone “che vegliano” e “che in cuor loro si fanno domande…”.
Lo si può riconoscere da alcuni segni: “un bambino, avvolto in fasce, in una mangiatoia“.
Il bambino rappresenta l’annullamento di tutte le immagini, di tutti i nomi con i quali l’uomo si è rivestito ed ha rivestito Dio.
La mangiatoia è la cesta che serviva ai pastori per portarsi dietro il cibo. Il fanciullo nella mangiatoia è il pane disceso dal cielo per tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia. E poi le fasce: la fragilità è stata rivestita di fasce: le ritroviamo abbandonate nella grotta da cui risorge…
Per un povero quelle fasce potrebbero essere tutti gli espedienti che spesso usa per sopravvivere e che vengono considerate dai più, segno di malizia nei confronti della società..
Allora nei pastori scatta un desiderio: “andiamo…” Non basta dire “io vado!” Ci si deve organizzare per vincere la paura, uscire dall’isolamento, risolvere la situazione di tanti crocifissi che rendono insonni le nostre notti. Bisogna farsi popolo, porsi domande che nascano dal cuore e non vendere o compare risposte che non nascono da domande scaturite dalla coscienza!
Inizia un viaggio verso Betlemme il luogo da cui è ripartita con Davide la storia di Israele come popolo, il luogo che l’umanità deve sempre ricercare per farsi popolo, per dare alla gloria del Signore un volto umano che si farà chiamare Pace e perchè il cielo e la terra si abbraccino e la giustizia e la pace si bacino, come direbbe il profeta Isaia.
Si parla di tutto ciò che i pastori hanno udito e visto: è l’ultimo atto di un lungo cammino. Forse questo spiega i nostri discorsi integralisti, presuntuosi e arroganti: non solo non siamo arrivati a Betlemme, forse dobbiamo ancora svegliarci, partire: per questo non sappiamo cosa dire: non abbiamo udito e visto niente, e il nostro lodare e glorificare Dio è vuoto.

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