Un bambino avvolto in fascie
Penso a quel che successe tanti anni fa a Betlemme: una madre che porta nel suo seno un figlio e non trova un posto dove partorire.
Allora nessuno voleva quel bambino : sarebbe stato meglio che la sua mamma avesse abortito, magari clandestinamente. Da quando è nato non ha fatto altro che lottare per sfuggire alla morte: tutti lo volevano morto: da Erode fino a Pilato e Caifa che alla fine sono riusciti ad appenderlo ad una croce.
Ma se nascesse oggi credo che si scatenerebbe una guerra per offrirgli un posto!
Che cosa è successo in questi secoli: si è adattato lui o sono cambiati gli uomini?
Chissà se quando da adulto dirà: “se qualcuno vi dirà: eccolo qui, o, eccolo là. non credetegli”, alludeva a questo pericolo.
Gesù non vuole farsi dare un posto, sarà sempre lui a scegliersi un posto, e chi vorrà trovarlo dovrà cercarlo dove lui sceglie di farsi trovare!
Mirco, 20 anni, dal carcere san Pedro di la Paz scrive:” è il 24 dicembre, comincia a farsi buio: si odono le parole arrabbiate di tanti carcerati, incrociamo gli sguardi di alcolizzati o di tossicodipendenti, abbracciamo sconosciuti. Da quanto tempo non vedono una strada, non calpestano un prato, non accarezzano la corteccia di un albero!… inizia la messa di Natale. C’è un’aria frizzante e più allegra questa notte. I bambini (figli di detenuti costretti, per sopravvivere, a stare in carcere!) cantano, io cerco di seguirli con le mie note, padre Filippo con le sue parole rende più leggeri i nostri pensieri: non mi sento meno peccatore di loro… ma la frustrazione è tanta!”
Nessuno certo farebbe una guerra per offrire a Gesù, un posto come quello, ma non è detto che lui non lo abbia scelto per questo natale!
I vangeli non parlano mai esplicitamente di Dio, ne indicano solo dei segni, e a natale dicono che il segno è un bambino, delle fasce e una mangiatoia.
Le fasce sono senz’altro la premura di Maria verso quel suo figlio, ma i pastori quando arrivarono alla grotta videro il bambino nella mangiatoia, sorvolando sulle fasce, non erano importanti, o forse semplicemente non erano così invadenti da nascondere il bambino!
Ho l’impressione che quelle fasce oggi siano diventate molte pesanti, ricche di ori e ricami, fatti di cultura, istituzioni, principi e dogmi… e alla fine quel bambino non si vede più!
Sarà possibile togliergli, quelle “fasce”, quel di più che impedisce agli uomini di oggi di vederlo? Lui nella sua vita ha fatto di tutto per togliersi di dosso le vesti culturali e affettive di cui era stato ricoperto: ha rinunciato agli affetti, alla cultura, alla religione. Simbolicamente prima di morire si tolse le vesti, e ciò che restava gli venne strappato sulla croce…!
E gli angeli a dire di non avere paura di chi è capace solo di dare ordini, come l’imperatore che pretende di avere tutto nelle sue mani.
E loro ad annunciare invece la gioia: una gioia che nasce dall’incontro con
quella povertà, quella nudità. Non è di questa che si deve avere paura, come non si deve aver paura degli angeli che annuciano i sogni di Dio e quelli degli uomini quando guardano il cielo. Dove ci sono persone che si incontrano, si salutano, si guardano negli occhi si abbracciano, si donano la vita…senza avere un corpo, gli occhi, le orecchie fasciate: nasce la gioia. Quando Maria andò a trovare Elisabetta, questa le dice che è bastato la voce del suo saluto per fare esultare di gioia il bambino che portava nel seno e per dare un senso di pienezza a lei.
Forse c’è più gioia nel carcere di la Paz che nelle nostre case!
E’ tempo di annunciare gioia a tante madri che portano nel seno figli e non sanno cosa ne sarà di loro, o forse sanno già che saranno crocifissi.