Crocifisso sì, crocifisso no!
Sono passati più di 30 anni dal funerale di un ragazzo morto per un incidente stradale. I suoi amici vollero accompagnarlo con le bandiere rosse. Tutti i preti se ne andarono portando via la croce.
Dissi che non era bene portare via il crocifisso di fronte ad una bandiera. Era come mettere quella persona che era sulla croce sullo stesso piano di una ideologia.
E’ passato tanto tempo…
Oggi si vuole imporre a tutti i costi la presenza di quel simbolo, ma credo non sia cambiata la motivazione. Si vuole imporre una ideologia, una cultura, non proporre una persona col suo messaggio: quello che noi chiamiamo vangelo e col quale si identifica.
Mi pare necessario sottolineare alcune cose:
- La croce era la pena di morte che i romani comminavano a coloro che non erano cittadini romani, agli schiavi. E venivano crocifissi ai margini della strada proprio per esprimere la loro estraneità a questo mondo. L’essere sospesi tra terra e cielo voleva ricordare che il condannato non apparteneva nè allla terra, nè al cielo.
Paolo, quando fu arrestato dichiarò la sua cittadinanza romana e questo gli consentì un processo a Roma e di evitare la croce.
Gesù non era cittadino romano: per Roma era un extra – comunitario.
- Poi ci sono le cause della condanna: la religione del tempio lo voleva morto perchè predicava l’inutilità del tempio e dei suoi sacrifici con il conseguente annullamento della casta sacerdotale.
- Il potere di Roma lo voleva morto perchè rivendicava pari diritti e dignità di tutti gli uomini, annullando ogni privilegio, mettendo sullo stesso piano uomini, donne, greci e giudei, schiavi e liberi.
Non fu loro difficile manipolare l’opinione pubblica, facendo passare Gesù per un destabilizzatore della società, uno che metteva in crisi l’ordine pubblico, il sistema e a repentaglio la sicurezza di molti.
“Meglio che muoia uno solo piuttosto che perisca il popolo”…dirà Caifa!
Se il suo vangelo fosse stato accolto, l’impero romano e l’apparato religioso sarebbero stai minati alla radice.
La croce è allora il simbolo di una società che vuole difendere i suoi privilegi e della violenza, solo apparentemente legale, che subisce chi rivendica diritti e dignità davanti a Dio e al potere costituito.
Ogni società che lascia morire chi non si adegua alla sua cultura, alle sue regole è come se continuasse a mettere in croce quell’uomo che si chiamava Gesù e che oggi ha altri nomi, altre storie.
Va bene allora difendere il crocifisso, ma non da parte di chi permette che anche una sola persona possa morire perchè extra-comunitario.
E’ grave che qualcuno impugni il crocifisso e lo brandisca come un’arma contro persone che oggi vivono e muoiono come quel “crocifisso”, persone senza diritti, senza cittadinanza…
La croce sarà sempre un giudizio, un segno di crisi nei confronti di ogni società , cultura, politica e religione che permette che anche uno solo dei suoi figli muoia perchè “altro” da loro.
Non porto addosso mai nessuna croce e a maggior ragione oggi, ma mi ribello all’idea che a impugnarla siano gli stessi che poi approvano leggi discriminatorie e razziste.
Credo che la Chiesa dovrebbe avere un moto di ribellione, un rigurgito di dignità e riappropriarsi di questo segno in maniera seria e per il suo vero significato