Ad Alberto
di Pasquale
E Dio disse ad Abramo: “vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre… “(gen,12,1)
“E Abramo partì senza sapere dove andava…”(Ebr.11,8)
E’ un pò come quel figlio che nella parabola del vangelo (Lc.15), chiede al padre la parte dei suoi beni e parte per un paese lontano.
Il cardinal Martini parlando della morte nel suo ultimo libro dice che è l’unico vero atto di fede: “in tutte le altre scelte della vita teniamo sempre aperte delle uscite di sicurezza: nella morte siamo costretti a mettere tutta la nostra speranza unicamente in Dio!”
“Quando ebbe speso tutto...”
Uno che è partito dalla casa di suo padre per un paese lontano e lì ha speso tutto… si chiamava Gesù!
E tu Alberto hai sempre sentito dentro di te il bisogno di partire per terre sconosciute…
Ma chi ha messo nel cuore di un uomo questa inquietudine, questo bisogno di viaggiare se non Dio stesso?
Qualcuno ha pensato che tutto sia stato speso “vivendo da dissoluto”, perchè quel figlio amava frequentare, parlare e mangiare con “pubblicani, peccatori e prostitute”…
In realtà erano viaggi dentro delle vite ritenute lontane, condannate a stare lontano, in paesi difficilmente esplorabili!
Allora “rientrò in se stesso…” altro viaggio!
E pensò: “tornerò da mio padre e gli dirò ho peccato… trattami come uno dei tuoi servi”
D’altrode era stato sempre Gesù a dire che se uno voleva salvare, tenersi la vita l’avrebbe perduta, ma se uno spendeva la sua vita l’avrebbe ritrovata.
“Partì e si incamminò…”
E’ il viaggio più misterioso, un viaggio intrapreso con passi incerti, ma decisi senza che nessuno potesse trattenerti… così ti abbiamo visto partire Alberto!
Continua il vangelo dicendo che “quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…”
Sembra quasi non volesse fargli fare neppure la fatica di camminare, come quel pastore che che va alla ricerca della pecorella smarrita e ritrovatala se la mette in spalle perchè doveva essere molto stanca. E come in quel caso non c’è rimprovero. Il padre non lascia neppure che il figlio apra bocca, ma fa portare subito “il vestito più bello”. Non deve provare nessuna paura della sua nudità. Si era spogliato di tutto, doveva avere un vestito nuovo, non bastava rattoppare il vestito, la vita di prima. Lui che si aspettava una vita da servo si ritrova con un qualcosa di completamente nuovo, insospettabile, al di là di ogni aspettativa; un pò come quel vino che Gesù, a Cana finita la festa, fa portare in tavola: qualcosa di assolutamente più buono di qualunque vino uno avesse mai gustato, infinitamente più abbondante e soprattutto completamente gratuito.
Chissà la sorpresa che hai provato, Alberto, dentro quel vestito, dentro quella festa e alla scoperta che davanti a Dio, il peccato non è l ‘aver fatto le cose che il fratello “maggiore” ti aveva sempre rimproverato di non fare, ma il sentirsi peccatori davanti a Dio, vuol dire prender coscienza di aver speso tutto, essersi spogliati di tutto per le persone che si amavano, anche se poco raccomandabili, col sogno di portare il mondo fra le braccia, ma di non averne più le forze, non averne più da spendere…
Chissà se davvero la vita potesse sfociare in un abbraccio commosso, in un bacio, un vestito nuovo una festa con del vino mai bevuto prima…
Forse era questo che Gesù sognava quando sulla croce dice: “Padre nelle tue mani vorrei mettere la mia vita…”
Grazie Alberto del tuo sorriso, un pò ironico, che ci ricordava di non prendere mai troppo sul serio la vita perchè non è nelle nostre mani… e non ridere ancora di noi che osiamo immaginarti, finalmente in pace, mentre chissà quali viaggi stai progettando…