14 giugno 2009 – San Paolo e la Lettera ai Galati
INCONTRO DI DOMENICA 14 GIUGNO 2009
Tema dell’incontro pomeridiano
SAN PAOLO LA LETTERA AI GALATI
INCONTRO CON ROSANNA VIRGILI
docente di esegesi dell’Antico Testamento
presso l’Istituto teologico marchigiano di Ancona
E’ l’ultimo incontro di quest’anno che il gruppo Ricerca e confronti ha dedicato all’approfondimento della figura di Paolo di Tarso. L’incontro si terrà a Villa Dionora
L’incontro sarà condotto dalla biblista Rosanna Virgili e si terrà non al Castello di Sorrivoli ma presso la “Villa Dionora”.
Per raggiungere Villa Diodora:
Da Cesena sud (Via Emilia) fare la solita strada per raggiungere Saiano. Dopo Saiano (proseguire per 1 Km. e prima di raggiungere Sorrivoli) seguire l’indicazione a sinistra CARPINETA. Dopo circa 500 metri sulla sinistra si trova Villa Dionora.
Programma:
- * Ore 11,15: celebrazione eucaristica. E’ la liturgia del Corpus Domini.
- * Ore 13: pranzo insieme a Villa Dionora (prenotazione per chi si ferma a pranzo).
- * Ore 14,30: incontro con Rosanna Virgili.
Ognuno deve sentirsi libero di partecipare alla giornata nella forma che crede. Può essere presente a tutti oppure a solo uno solo dei momenti.
Abbiamo chiesto a Rosanna Virgili di ritornare nel nostro gruppo per l’ultimo degli incontri dedicati quest’anno alla figura e al pensiero di Paolo di Tarso. Rosanna Virgili ha dato la sua disponibilità e ha chiesto che l’incontro sia strutturato a colloquio; pertanto avrà il seguente andamento:
1 – introduzione alla lettera ai Galati
2 – domande, confronto e richieste di chiarimenti.
Alla biblista sono state presentate queste prime richieste di approfondimento:
Primo tema da approfondire
Legge – fede – giustificazione (salvezza)
Uno dei temi centrali della predicazione paolina è la giustificazione (salvezza) per fede: “abbiamo creduto per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno”. (Galati 2, 15).
A partire dalla lettura/commento della lettera ai Galati si chiede di approfondire
- * i passaggi presenti nelle lettere di Paolo che affrontano questo tema
- * il significato di “legge” ed “opere della legge” nella teologia paolina
- * il significato del termine “fede” e dell’espressione “giustificati dalla fede in Cristo”.
Attualizzazione
I cristiani sono morti alla Legge dice Paolo nella lettera ai Romani (7,4).
o Ma forse non abbiamo con il tempo costruito una religione delle leggi, del fare, delle pratiche di religione, del rito, delle opere? Quale rapporto tra religione e fede?
Gesù di Nazareth non è venuto a fondare una nuova religione ma a “strappare le radici fradice di ogni religione per aprire nuove possibilità alla fede”. Ogni religione è, per essenza, un apparato repressivo che instilla sensi di colpa, angoscia davanti ai propri errori, sentimenti di inadeguatezza morale. Il Cristo è vissuto, ed è morto, per spezzare questa cappa di oppressione; per annunziare un Dio che dona e perdona senza condizioni; per ridare a ogni creatura “la consapevolezza della propria dignità e delle proprie risorse nascoste”. Fede è nient’altro che accettazione di questo annunzio liberante. (Padre A. Maggi)
o E’ una grande illusione che la legge possa ancora essere elemento di formazione. Forse sono definitivamente superati i tempi in cui la legge era lo strumento per rispondere alla volontà di Dio.
o La tentazione del legalismo. Superamento della Legge oppure trasferimento della stessa da un orizzonte legale, giuridico e sociale, a un ambito più personale, esistenziale e spirituale?
Secondo tema da approfondire
La debolezza della fede
«Quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato… con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso… e la mia parola e il mio annunzio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla dimostrazione dello Spirito e della (sua) potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1 Cor. 2, 1-5).
Non sono carnali le armi della nostra battaglia, ma hanno da Dio la potenza di debellare le fortezze, distruggendo i ragionamenti ed ogni altezza orgogliosa che si leva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza prigioniera nell’obbedienza a Cristo. (2 Corinti 10, 1-18).
Un altro tema centrale della predicazione paolina è la debolezza della fede.
Paolo ammonendo ed esortando i primi cristiani, che hanno creduto all’annuncio del “vangelo di Dio”, li pone di fronte ad una situazione umanamente non facile da accettare: la fede è uno stato di “perdenti”. “Fra di voi non ci sono molti intelligenti, ricchi, sapienti,…” A Paolo stesso, ad Atene, era accaduto questo, umanamente sconfitto e perdente, “un ciarlatano”, proprio nel luogo di cultura che più lo attirava e lo faceva fremere, nel sentirsi dire: “Su Questo ti sentiremo un’altra volta”.
Attualizzazione
Il nostro tempo, l’oggi della nostra quotidianità, ci pone a modello di vita delle alternative imparagonabili fra di loro: velina o parlamentare. Eppure sono valori attraenti e appetibili allo stesso livello sollecitati e proposti e perseguiti soprattutto da familiari, educatori, autorità.
Quale è il termine di paragone della sconfitta delle fede cristiana?
Verso cosa, nei confronti di chi la mia fede è una esperienza di perdente?
La fede cristiana, quale temperatura è in grado di misurare, per produrre una fermentazione di vita?
La sconfitta della fede cristiana è ancora proponibile, a noi, nella sua debolezza, nella sua fragilità, nella sua impossibilità di quantificarla?
La mia fede di pubblicano, uscito dal tempio, quale reale possibilità intravede di non essere vana, a confronto di un fariseo che snocciola quantità di azioni e operazioni, di imprese e affermazioni, di plauso e gratificazione umana?
C’è poi una tentazione che lambisce la chiesa ed è il miraggio di una “religione forte”. Incarnata in gruppi attivi che procurano identità e visibilità. E’ l’illusione di rilanciare la religione come “risorsa identitaria ed etica”, dimenticando che c’è un pericolo in agguato: diventare preda di forze politiche che vogliono sfruttarla a proprio vantaggio.
La tentazione è quella di una religione civile, un tipo di cristianesimo che non comunica fede ma è percepito come fenomeno culturale. Qualcosa che dà assetto alla società.