La rivincita del fratello maggiore

 La rivincita del fratello maggiore
Figlio prodigo

di Pasquale.
Un padre aveva due figli… incomincia così una delle parabole più belle del vangelo. Il più giovane se ne va di casa e quando torna, dopo aver sperperato tutto, il padre organizza una grande festa. Il fratello maggiore, tornando dai campi, si rifiuta di partecipare alla festa di suo fratello!

Il padre non si da pace ed esce, va dal figlio maggiore e lo prega di entrare.

Ma qui la parabola si interrompe. La festa sarà continuata lo stesso? Il fratello maggiore sarà rientrato? E il padre, se il fratello maggiore non fosse voluto entrare, con chi sarebbe rimasto?

Io credo che quella storia sia ancora da concludere…sono passati 2000 anni e qualcosa è cambiato.

Quel giorno ormai si era fatto buio e il padre è rientrato, ha salutato e poi si è ritirato nelle sue stanze.

Non ha più organizzato feste! E’ diventato sempre più taciturno… qualcuno cominciava ad insinuare che era ormai troppo vecchio e forse ammalato.

Il fratello maggiore rimasto fuori,  ha raccolto intorno a sè un gruppo di servi, quelli che lo avevano avvertito di ciò che stava succedendo in casa, come il padre fosse andato fuori di testa, e che se non si faceva qualcosa chissà cosa sarebbe successo. Erano servi che per migliorare la propria condizione amavano mormorare, insinuare sospetti in cerca di favori.

Fecero passare la festa  meditando una rivincita! Assunsero toni seri, da persone responsabili: si parlava di bene comune  – di futuro del paese…quello che era in gioco non era tanto un patrimonio, quanto un sistema di valori, di regole , di principi, insomma le radici di una società che contava secoli di storia!

Cominciarono a ritrovarsi ogni tanto, convinsero altri della giustizia della loro causa, finchè un giorno il fratello maggiore rientrò in casa, salutò il padre, si informò della sua salute, lo convinse che era bene che lui si preoccupasse un pò di se stesso.

Avrebbe presenziato a tutte le manifestazioni ufficiali  limitandosi ai convenevoli. Alla casa ci avrebbe pensato lui!

Al fratello più giovane, neppure si preoccupò di rivolgere un saluto: d’altronde non gli aveva mai rivolto la parola: bastava ignorarlo! Cosi debole, indifeso com’era senza il padre, si sarebbe adattato ad una vita da servo: al suo ritorno l’aveva chiesta lui stesso … oppure, la porta era sempre aperta e se voleva andarsene nessuno glielo avrebbe impedito, ma sia ben chiaro: a mani vuote! e senza prospettiva di ritorno.

Il ricordo di una festa piena di musica e allegria era lontanissimo!

Non che il figlio maggiore non ne facesse, anzi spesso coi suoi amici si ritrovava a far festa, dove non mancava mai un capretto: era diventato quasi un rito per ricordare quel capretto che il padre non gli aveva mai dato!

Tra di loro si chiamavano amici, facevano a gara per occupare i primi posti e contraccambiare. Si parlava di amicizia ma tutto sapeva di un vecchio sistema chiamato servilismo.

Il padre non partecipava mai a questi banchetti!

Quelli in cui il padre chiamava tutti i poveracci del paese, anche se stranieri, magari senza permesso, senza lavoro, e forse anche di un’altra religione e li faceva sedere al posto d’onore si ricordavano con un sorriso di compatimento.

Intanto gli affari di casa andavano bene:  le regole erano chiare, rigide e si facevano rispettare in modo sempre più intransigente e se per caso qualcuno osava trasgredirle non era escluso l’uso della violenza!

Tutto sempre per il bene comune… anche se si trattava di una guerra… magari  la si chiamava umanitaria tanto che un bambino si chiedeva: ma se è guerra come può essere umanitaria e se è umanitaria come può essere guerra?

I confini si ampliarono e tutti quelli che erano dentro si dicevano parte di una comunità, gli altri erano extra-comunitari   che voleva dire non appartenenti al gruppo degli amici, di conseguenza piano piano sono diventati semplicemente nemici. Si può far parte di questa comunità, ma prima bisogna farsi spogliare di tutti i propri beni, rinunciare alla propria identità e accettare le regole del “fratello maggiore”. La rivincita è completa.

Ma la nostalgia di libertà non ha mai cessato di ardere nel cuore del figlio più giovane e il padre alla finestra a spiare quando questi sarebbe ripartito per riprendere il cammino verso la libertà. E quando ha visto quel fiume arancione di monaci, con le loro tazze in mano, uscire dai monasteri e percorrere le strade della Birmania  e suscitare la speranza nel loro popolo che un sogno stava per realizzarsi, forse ha avuto un sussulto… e se lo facessero i rappresentati di tutte le religioni!!!

E poi il suo sguardo si è fermato su tanti uomini e donne che non han fatto dell’obbedienza una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, (per dirla alla d. Milani) e si sono mossi su strade nuove, a volte senza sbocchi, facendo scelte  secondo coscienza…andando contro gli scribi e i farisei di oggi con tutto il loro codazzo di amici sempre pronti a fare i moralisti e a ricordare il buon senso, l’ordine, le radici profonde di un sistema.

Forse il cuore di quel padre sta ricominciando a sussultare di gioia come quello di Giovanni il Battista, quando, ancora nel seno della madre, ricevette la visita di una ragazza incinta di un figlio che voleva tutto figlio di  Dio e tutto figlio di questa umanità con tutte le sue contraddizioni: quella donna si chiamava Maria! Quella donna si chiama…

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