Il pericolo di essere buono

di Pasquale

Un uomo, dice Gesù (Mt. 20), usci all’alba per chiamare operai da mandare nella sua vigna. Si accordò per un denaro al giorno (lo stipendio necessario per mantenere una famiglia. Un giorno, un’ora, una vita!). Usci di nuovo verso le nove, poi verso mezzogiorno e ancora verso le tre e infine verso le cinque e vide altri che se ne stavano là…li mandò tutti a lavorare nella sua vigna! Quando fu l’ora della paga, cominciando dagli ultimi, tutti ricevettero un denaro. Quelli della prima ora non poterono fare a meno di mormorare. Il padrone fa notare che i primi sono mossi dall’invidia mentre lui dice di essere buono! Contrappone l’invidia alla bontà! Nella logica del mercato o del lavoro non ci può essere spazio per la bontà!

Quando Gesù viene interpellato come buono risponde: "perchè mi chiami buono? solo Dio è buono!"

Con quale sguardo e cosa ha visto quell’uomo ogni volta che è uscito? Forse ha visto gente che è arrivata tardi perchè pigra o vagabonda; o forse ha visto persone che venivano da molto lontano o impedite nei movimenti, magari c’erano zoppi, ciechi, malati… forse le loro barche erano delle carrette…e lui li manda a lavorare, non si limita a fare loro l’elemosina! Non guarda al suo interesse… poteva far lavorare di più i primi, poteva tirare sulla paga, poteva inventare la meritocrazia…poteva fragarsene!

Ma quell’uomo è buono… come Dio! E’ lo sguardo che Dio posò sul creato e non potè fare a meno di vedere come tutto fosse buono! E’ lo sguardo di quel Dio che dice a Mosè di aver visto l’oppressione del suo popolo in Egitto: sguardo che fa scattare un’azione di liberazione. E’ lo sguardo di quel padre che quando il figlio che aveva dilapidato i suoi averi torna per chiedere aiuto, gli corre incontro e lo riveste della sua dignità prima che sia umiliato davanti agli altri. E’ lo sguardo di quel pastore che va alla ricerca della pecora che si è smarrita… sguardo che scruta in profondità le cose, che vede lontano. E’ uno sguardo che nasce dalla capacità di uscire da se stessi per vedere l’altro partendo dalle sue condizioni. "Uscì e vide!" Uscire per vedere! Allora forse si potrebbero vedere dei diritti che nascono da bisogni naturali più importanti di ogni logica di mercato: il lavoro, il pane non possono esserne subordinati a logiche di mercato. "Se date a coloro da cui sperate di ricevere il contraccambio, che merito ne avrete? I peccatori fanno così." (Lc. 6,14) come dire: questa è una logica di peccato!

Si parla molto di lavoro, di salari…troppo poco dell’uomo!

Mi sembra di vedere negli operai della prima ora il mondo "occidentale"che nei confronti dei cosiddetti "extracomunitari "( due parole che non si reggono: dov’è l’occidente? e di quale comunità si parla? ) si sentono derubati di meriti, di lavoro, di privilegi. Non accettano che il padrone li abbia equiparati agli altri!

E negli operai dell’ultima ora mi pare di vedere la generazione dei più giovani, forse di ogni tempo, ma in particolare di questo tempo in cui si trovano in balia del mercato e non nelle mani di qualcuno buono che offra loro una prospettiva…

Penso a quei ragazzi che a scuola fanno un pò fatica e rischiano di essere lasciati fuori…

E alla fine quell’uomo deve giustificare il suo essere buono! Questo è il paradosso: essere buono rischia di essere pericoloso! Era buono colui che Gesù chiamava Padre quando usci da se stesso per dare ad altri, alla diversità, la possibilità di esistere. E’ buono quell’uomo che esce per dare a tutti l’opportunità di vivere dignitosamente!

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