La violenza e il sacro

La violenza e il sacro

di Pasquale

E’ il titolo di un libro di Renè Girard.

Quando a Gesù venne chiesto se era lecito o no pagare il tributo a Cesare, non si limitò a rispondere con un sì o un no, ma tirò in ballo Dio, lasciando "sorpresi" i suoi interlocutori che volevano trarlo in inganno.

"Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Se il problema fosse solo delimitare i confini tra stato e chiesa: dove sarebbe la malizia? Basta che stato e chiesa si accordino: il concordato fra stato e chiesa sembra essere la soluzione ideale per questo genere di problemi.

Si commentavano queste parole quando due giovani coppie presentavano i loro bambini per essere battezzati. Dopo essere stati registrati in comune venivano registrati anche in chiesa. Indirettamente si sottomettevano alle leggi dello stato e della chiesa: di Cesare e di Dio.

Ho chiesto ai genitori: quando avete messo al mondo i vostri figli avete aperto con loro un conto che erano tenuti a pagare nel tempo? Il giorno in cui vi troverete a rinfacciare ai vostri figli il fatto che non ricambiano tutto quello che voi avete fatto per loro voi avrete fallito come genitori. Tra genitori e figli non esiste l’obbligo di pagare una tassa per la vita donata. Un padre o una madre si sentiranno sempre in debito nei confronti dei loro figli un pò come quel samaritano che soccorre quell’uomo mezzo morto raccolto lungo la strada e portato in albergo dice all’oste che se ci saranno delle spese in più le pagherà lui…non si finisce di essere in debito verso chi si ama.

Così è Dio! Non chiede tributi! Perchè, se uno non paga le tasse deve essere punito.

Se Gesù voleva dire che c’è un tributo da dare a Dio e uno a Cesare e che il problema rigurdava solo il confine tra l’uno e l’altro avrebbe giustificato la violenza. Tu non paghi il tributo a Cesare, questi ti punisce; non paghi il tributo a Dio lui ti punisce. Questo giustifica le disgrazie, perfino l’inferno… Avrebbe avvallato l’idea che si può comprare tutto… anche Dio! Quello che Gesù contesta è il fatto che tutto sia in vendita e oggetto di trattativa… in realtà il valore delle cose è dato dalla relazione che si stabilisce; se questa è contrattuale genera violenza. Quanto sangue si è versato in nome di questo cesare o di quel dio!

Gesù sulla croce viene indicato come colui che non ha fatto quello che Dio voleva altrimenti Dio non lo avrebbe trattato così!!!

Tutta la storia di Giobbe è impostata su questo problema!

Se si accetta il principio che bisogna pagare il tributo a Dio si giustifica la violenza, il sacrificio del capro espiatorio, e di conseguenza la sofferenza di tanti innocenti. Così Abramo sacrifica il suo figlio perchè Dio vuole una prova della sua fede… Così Dio vuole il sacrificio di Gesù per risarcire il debito che gli uomini non hanno pagato nei suoi confronti e questo debito continua ad essere pagato nella vita di tanti innocenti. Gesù contesta questo… non è finito in croce per non aver fatto la volontà di Dio come volevano far credere i suoi crocifissori, mascherando l’ipocrisia della loro fede…Gesù è finito in croce perchè non voleva che lo stato e la religione imponessero dei tributi al popolo, per questo gliela l’hanno fatta pagare mascherando l’ingiusta condanna come voluta da Dio. Gesù libera Dio dal volto di esattore delle tasse. In questo modo Gesù scardina il principio stesso dell’autorità sia politica che religiosa in quanto non viene prima dell’uomo ma sempre e solo dopo. Non è Cesare la misura del rapporto con Dio, ma il contrario. Non è l’uomo a doversi sottomettere all’autorità, ma è l’autorità a doversi porre a servizio dell’uomo. Il potere è sempre in debito nei confronti dell’uomo e non viceversa, così come i genitori nei confronti dei propri figli, Il contrario è sintomo di fallimento.

"La coscienza non è un principio in base al quale io faccio quello che voglio, è un principio in base al quale io mi seno responsabile del mondo. Si collega alla coscienza il principio della laicità se per laicità intendiamo quell’ordinamento civile e politico nel quale ognuno ha il diritto di scegliere secondo coscienza. Abbiamo parlato spesso di coscienza come di un organo che media tra la legge e l’azione. In realtà la coscienza non media, ma crea…" (E. Balbucci)

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