Ospitare la Parola
di Pasquale.
In principio era il Verbo, la Parola…e la Parola si è fatta carne. E’ il modo con cui Giovanni, l’evangelista, annuncia il natale.
Anche i pastori quella notte in cui sogni o incubi non li facevano dormire si dicevano l’un l’altro: “andiamo a vedere questa parola che il signore ci ha fatto conoscere…!”
La lingua religiosa è Parola, non scrittura. E’ parlata e non solo scritta.
La parola è detta, udita, accettata o rifiutata, compresa o fraintesa, ma in ogni caso, trascorre, non permane. Deve essere detta di nuovo. Deve essere parlata, udita e riattuata ancora e ancora. La parola viva della religione è sempre una parola parlata.
Gesù non ha mai scritto, perchè voleva continuare a parlare in e tramite noi.
Giovanni non ha elaborato un racconto del natale come Luca o Matteo, ma dicendo che il natale è una parola che si fa carne voleva dirci che ogni volta che si parla del natale, come del resto del vangelo tutto, si devono ricreare le parole, non si possono ripetere parole vecchie.
Non basta dire: Cesare Augusto che credeva di essere il padrone del mondo “ordinò” che si facesse il censimento di tutta la terra… e tutti andavano a farsi registrare…e tutti avevano paura!
E’ oggi che il mondo, gli uomini, vivono in uno stato di paura e chi incute terrore ha altri nomi: il vero autore del panico planetario, oggi, si chiama Mercato…e questi si maschera dietro svariati personaggi, culture e anche religioni! E’ un potentissimo terrorista, senza volto, che si trova ovunque, come Dio,e che, come Dio, crede di essere eterno. La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e fabbricare guerre. Per vendere le sue guerre semina paure! Compie attentati che non compaiono sui giornali: ogni minuto uccide di fame 12 bambini…
Il potere dà ordini, impone le sue leggi con la forza e genera morte, riduce le persone a numeri, parla in termini di statistiche, tutti debbono parlare la stessa lingua, una lingua morta, prefabbricata, omologata.
Una lingua per essere viva deve essere parlata e ascoltata. Non basta scrivere ad una persona che la si ama e pensare che leggendola spesso quella parola valga una volta per sempre. Non è la stessa cosa ripeterla a voce…
Dobbiamo riconquistare l’ospitalità della Parola, ricevere la Parola come un ospite, ascoltandola e tramite l’ascolto ispirare chi parla. E’ questo il senso del viaggio che i pastori intrapresero verso strade nuove, non imposte, guidati da un moto del cuore, alla notizia che un bambino potesse avere bisogno.
Partirono senza indugio, ma senza fretta per prestare attenzione ad ogni vivente, fermare lo sguardo sul volto dell’altro, percepire il respiro dell’anima di chi ci vive accanto, stupirsi di ogni cosa perchè Dio ha veramente fatto grandi tutte le cose, per ascoltare il silenzio del creato, delle persone.
E trovarono, ( non è detto dopo quanto tempo! ) Maria, Giuseppe e il bambino, cioè dei volti delle storie, delle persone e non dei numeri e ascoltarono la loro storia: storia di una donna che aveva rischiato la lapidazione, storia di un uomo che aveva disobbedito alle regole pur di aiutare quella donna e storia di un bambino nato dalla ospitalità che ciascuno aveva dato alla storia dell’altro: un bambino salvato dalla morte. Forse per questo è stato chiamato Gesù, il Salvatore. A ricordare che l’ospitalità salva, genera vita!
Non potrà mai questo bambino sottoscrivere un messaggio come quello apparso nelle nostre città in questo natale in cui si dice “Romagna cristiana – mai musulmana”. Uno che è nato perchè è stato accolto, ospitato, contro tutta la morale religiosa o culturale e vincendo tutte le paure, non potrà mai escludere nessuno dalla sua presenza.
Solo le relazioni salvano dalla morte: la Parola è relazione. Il pane di cui Betlemme è la casa, è relazione. La persona vivente è relazione, non numero. La pace è relazione e questa relazione fà sorridere il cielo.
E quel bambino che è nato è il salvatore perchè è frutto di una relazione non nata da obblighi e nella sua vita ha sempre salvato le
relazioni i volti, le storie.
E quando lo appesero ad un croce e davanti a sè non aveva più tempo nè spazio a disposizione è ancora l’uomo delle relazioni: parla con Dio come fosse suo Padre, parla coi due che erano in croce accanto a lui, facendo progetti, parla con la madre e i discepoli ai piedi delle croce: un uomo capace di tali relazioni non poteva morire, perchè la vita non è tempo e spazio, ma relazione.
Ma so che niente di ciò che viviamo a senso
se non tocchiamo il cuore delle persone.
molte volte basta essere grembo che accoglie,
braccio che avvolge, parola che conforta,
silenzio che rispetta, gioia che contagia,
lacrima che scende, sguardo che accarezza,
desiderio che sazia, amore che incoraggia.
Felice colui che passa ad altri ciò che sa
e impara ciò che insegna.”(Cora Coralina)