Archive for the 'Il diario del Gagio' Category

Natale 2008

Wednesday, January 21st, 2009

di Pasquale

Quando le prime comunità cristiane dovevano fare i conti con la vita di tutti i giorni: incomprensioni, persecuzioni, paure, cercavano di leggere le loro vicende alla luce di quelle di Gesù. Così che sono nati i vangeli: parlando di Gesù parlavano di sè. I primi discepoli erano persone senza cultura o potere, contrastate quando non perseguitate dalle istituzioni. In questo contesto è nato il racconto della nascita di Gesù, racconto che propone due protagonisti. Cesare Augusto da una parte e Gesù dall’altra; in mezzo: Maria e Giuseppe, gli angeli, i pastori.
Cesare e Gesù si contendono il ruolo di Salvatori, portatori di pace e sicurezza. Cesare autoproclamandosi o facendosi acclamare tale; Gesù è indicato tale da Dio. Uno esercita il suo ruolo con i soldati, l’altro con gli angeli.
Maria e Giuseppe, simboli delle prime comunità, sono chiamati a scegliere a chi affidare la loro sicurezza e soprattutto la vita di quel bambino che sta per nascere e che tutti vorrebbero morto insieme alla madre.
Maria, promessa sposa a Giuseppe, è incinta e questo comporta la lapidazione: morte per lei e per il bambino.
Chissà se Maria quando ha saputo di essere incinta non sia andata da Elisabetta per cercare un appoggio, un rifugio!
Chissà se quando Elisabetta non poteva più nasconderla, il viaggio intrapreso con la complicità di Giuseppe non sia stata una fuga!
In viaggio, a Betlemme partorisce un figlio che sopravvive grazie all’aiuto di povera gente, pastori che facevano la guardia al gregge. Non esitano ha lasciare in fretta il loro ruolo. Impegno, interesse per correre in aiuto a quella famiglia.
Ma anche da lì debbono fuggire: anche ad Erode i poveri, se poi sono profughi, danno fastidio. Le stelle vollero che qualcuno più saggio indicasse loro la strada per l’Egitto. . .
Così si salvarono per strade umanamente impensabili.
Chi ha dato loro la forza di credere nelle ragioni della vita e non in quelle della morte, e a vincere le loro paure?
Lo spirito santo, gli angeli: qualcosa che parla al cuore, alla coscienza.
La loro disobbedienza a leggi di morte che si volevano far risalire a Dio o alla giustizia degli uomini, ha salvato la vita della madre e del bambino.
A volte per difendere la vita può essere necessaria la fuga, il silenzio…forme di resistenza non-violente.
I protagonisti del natale non pronunciano una parola…, non se la prendono con i responsabili del loro disagio, lasciano parlare gli angeli: le coscienze!
E qualcuno ascolta la propria coscienza: i pastori! I magi!
Mi piace vedere nei ragazzi di oggi i pastori di allora: non si lasciano intimidire dal potere e guardano con coraggio al volto delle persone, senza considerarle dei numeri come cercava di fare Cesare.
Quando le persone diventano numeri, allora sorge il problema degli esuberi e per molti non c’è posto.
C’è un fatto curioso nei presepi che fanno i bambini: fanno stare tutti dentro la capanna: per un povero come per un bambino c’è sempre posto per tutti. E poi non si fanno problema se le case son più piccole delle persone… per loro ci entrano lo stesso!
Quando il Cesare di turno si trova di fronte a un problema fa scattare il meccanismo della paura, che schiaccia chi è povero perchè sente su di lui il peso di tutto il problema.
E’ per questo che gli angeli si preoccupano di dire ai pastori di non avere paura, perchè la notizia che danno è buona! Quante poche sono le notizie buone! Oggi è meglio non avere novità perchè se ci sono rischiano di essere negative.
Per un ragazzo invece un problema non è notizia cattiva, motivo di paura, ma occasione di solidarietà.
Solo i ragazzi possono imitare la fretta dei pastori o dei magi. Noi siamo troppo calcolatori e allora non c’è spazio per la vita…ma per chi sogna , ascolta la voce degli angeli, si lascia guidare dalle stelle, obbedisce alla propria coscienza: è nato un salvatore!

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Sorrivoli, primavera 2006

Monday, May 8th, 2006

Sorrivoli, 22 marzo 2006

Con la primavera la nuova Osteria del Castello

Porta ingresso del Castello

Mentre la primavera ancora si fa desiderare, al Castello già da gennaio è giunta aria di rinnovamento.
Scaduto dopo 10 anni il contratto coi vecchi gestori del ristorante si è aperta ora una nuova era, una sorta di rigenerazione delle attività legate a questo posto.
Finalmente anche il ristorante diventerà parte integrante delle varie realtà nate negli anni in tale luogo, finalmente ci sarà un motore economico per il sostentamento e la vita di queste antiche mura.

I locali del ristorante sono in via di ristrutturazione, o meglio, sono stati “rasi al suolo” per essere poi ricostruiti al meglio dagli addetti ai lavori.
Grazie all’imponente aiuto del mitico Bruno ora le sale dove fino pochi mesi fa si cenava sono una sorta di piccolo cantiere.
La cucina è stata totalmente smontata, il pavimento non c’è neanche più, il bagno pure quello è stato distrutto e al suo fianco, dove prima c’era la dispensa, ne sorgerà un altro.

I lavori sono cominciati verso la fine di gennaio, ad inaugurare sono stati Franco e Mario che nella sola mattinata di un sabato hanno smontato e portato fuori dalla cucina tutto quello che c’era dentro ovvero mobili, tavoli, forni, banconi, affettatrici, griglia e stoviglie in genere.
Nel pomeriggio sono arrivati a dare una mano anche Gagio, Sue Ellen, Marchino e altri ragazzi del paese che hanno svuotato la sala del bar e riposto in altro luogo attrezzature, bicchieri e bottiglie.
Poi la consegna è passata all’instancabile Bruno che, armato di piccone e mazzetto, ha cominciato la sua opera di “distruzione”…. prima sono caduti sotto i suoi colpi i pavimenti dei due bagni, dove ha scavato “le tracce” per la posa delle tubature, poi è stata la volta della vecchia cucina e qui veramente ha superato sè stesso… “smattonellando” le pareti ha addirittura tirato giù un muro divisorio, per poi passare all’asportazione chirurgica dell’ormai vecchio pavimento.
Se foste passati in questo periodo avreste sicuramente notato l’immensa mucchia di macerie ammassata (a cariole) sotto l’arco di ingresso del Castello, lì dove negli ultimi anni si tengono ad agosto gli spettacoli dei Burattini.

Passata ormai questa fase è giunto ora il momento di ricostruire da zero i locali… l’associazione culturale ha stipulato un mutuo e proprio in questi giorni i muratori dovrebbero avere iniziato i lavori…

Quando la primavera avrà voglia di farsi vedere forse si potrà già tornare a ritrovarsi e cenare alla nuova “Osteria Il Castello” .

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Sorrivoli, Febbraio 2006

Monday, May 8th, 2006

Sorrivoli, 9 febbraio 2006

Al Castello, in casa di Don Pasquale, si incrociano ogni anno nuove realtà che nascono dal passaggio di persone e personaggi sempre nuovi, che a volte ritornano in quel luogo incantato.

Al momento in casa ci sono (oltre Pasquale e l’onnipresente Bruno Goffredo) Julia e sua mamma Irina.

Julia ha 9 anni ed è di origine Ucraina, qua da diverso tempo frequenta la scuola elementare di un paese vicino e sta gradualmente imparando la nostra lingua.
La mattina, come altri suoi coetanei del luogo, va a scuola con il pulmino che fa tappa nella piazzetta del paese vicino alla bottega di Magalotti.
La mamma, che non ha ancora trent’anni, quando non è al lavoro aiuta Pasquale nelle faccende domestiche, è una sorta di “perpetua”.

Oltre a loro c’è come già detto Bruno, il “lavoratore” del castello, un pugliese sulla quarantina giunto qui più di vent’anni fa per caso in un caldo giorno di ferragosto… da quel momento non se ne è più andato.
In sella al suo scooter rosso lo potete incontrare per le strade di queste colline mentre si reca in uno dei tanti ristoranti (è una buona forchetta) o mentre va a casa di conoscenti per eseguire piccole manovalanze.
Più spesso lo si può incontrare lungo “il monte” del castello mentre lavora, sistema i tavoli per le numerose mangiate della parrocchia, esegue anche qui piccoli lavori in muratura e di manutenzione all’ambiente che circonda la struttura malatestiana.

Ultimo arrivato in ordine di tempo rispetto a quando scrivo è Mario, un ragazzotto albanese di 17 anni con diversi problemi familiari che i servizi sociali hanno affidato alla “comunità” di Sorrivoli.
Mario però non abita al castello assieme agli altri, bensì alla “Casa Bianca” meglio conosciuta dagli abitanti del posto come “Cà de Cièr“, assieme a Gagio e a Franco.
Anche questi ultimi due sono tra gli ultimi arrivati a Sorrivoli, e inseriti nella comunità ogniuno svolge diversi compiti.

Francoil sardo“, stilista divorziato sullla quarantina con due figli, è ormai il cuoco del Castello, colui che prepara gustosi piatti ai matrimoni e alle altre festività che numerose si susseguono in questo posto, soprattutto le famose “cene conviviali” promosse da don Pasquale e dall’associazione “il Castello” nuova generazione.

Gagio invece non ha ancora 25 anni, trasferitosi qui il primo maggio 2005 è fuggito dalla città e da una famiglia che gli andava un pò troppo stretta, cogliendo nell’offerta fattagli da Don Pasquale un’occasione irripetibile.
Dopo anni passati in casa “con la mamma” che ti lava tutto, ti prepara da mangiare e ti fa le pulizie era giunta per lui l’ora di “farsi un pò le ossa” ed eccolo così quassù.
Spesso fa da accompagnatore a Cristian, meglio conosciuto come “Doppietta“, un ragazzo sui 31 anni rimasto paralizzato dopo un incidente stradale in motore e che da diverso tempo era rimasto come tagliato fuori dal mondo, causa anche il suo carattere un pò difficile.

Al mercoledì sera ci si trova tutti quanti a cenare in casa di Pasquale, i nuovi arrivati insieme a ragazzi e ragazze del luogo, dove ci si sofferma anche dopo a parlare e a giocare qualche partita a risiko.

Queste non sono che le ultime “cronache” da questo posto fatato che è Sorrivoli, negli anni precedenti se ne sono susseguite numerose e (leteralamente) di “tutti i colori”…

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