Archive for the 'Pensieri in libertà' Category

Pasqua 2009: si poteva evitare?

Saturday, May 16th, 2009

Pasqua 2009: si poteva evitare?

di Pasquale

I riti della settimana di pasqua quest’anno sono coincisi col terremoto che ha colpito le popolazioni dell’Abruzzo.
Una domanda ci ha accompagnato: si poteva evitare? O almeno si potevano evitare quelle vittime innocenti? una domanda che ne richiamava un’altra: si poteva evitare la morte di Gesù? E un’altra ancora: dal 27 dicembre 2008 al 19 gennaio 2009 sono cadute bombe su Gaza distruggendo case e uccidendo 1500 persone tra cui 431 bambini.
Vedendo le immagini del terremoto ho pensato alle immagini non viste di Gaza. Si poteva evitare?
In un certo senso è la domanda che alcune giovani donne, la notte del primo giorno dopo il sabato mentre si incamminavano verso il sepolcro si facevano formulandola con altre parole: chi ci rotolerà la pietra dal sepolcro… Era una pietra molto grande, come grande è stato il terremoto, come grandi sono state le bombe su Gaza, come grande è stata la violenza scatenata su Gesù.
Un pò ingenuamente si erano armate di solo profumo. Può un profumo smuovere le pietre? Ma le donne non si sono fermate alle domande e hanno accettato la sfida: sono andate lo stesso al sepolcro, con la speranza che i profumi che portavano non sarebbero stati vani.
Il vangelo dice che ad un certo punto alzarono lo sguardo e videro che la pietra era stata spostata. Potere di uno sguardo quando vede in profondità!
Varcarono la soglia del sepolcro: non è sufficente smuovere le pietre, è necessario entrare nel sepolcro, assumere il conflitto, stare dentro le contraddizioni pur non vedendo soluzioni…
Allora ecco un giovane: un giovane, non un angelo, dice Marco, e questo giovane prende la parola e invia quelle donne in una direzione nuova, fa loro spostare lo sguardo verso orizzonti insospettati.
Dice loro che la vita va cercata non dove non c’è e non ci può essere… Allora subentra la paura: non avrebbero avuto paura se avessero trovato il corpo morto di Gesù, si sarebbero accontentate di quello per ricordare lui…In un certo senso, le loro attese sono state deluse…
Invece quel giovane dice che uno come Gesù non va ricordato come morto, come passato, ma in un futuro ancora da scoprire… ma il futuro fa paura, il nuovo fa paura, perchè non lo si conosce, come quel vino a Cana, quell’abbraccio e quel vestito che il padre regala al figliol prodigo…
Ma chi dà credibilità ad un giovane?!?
“Non abbiate paura voi!” osa dire! Oggi domina la paura e molti propongono antidoti alla paura.
Ma ha il diritto di dire una parola che faccia coraggio solo chi è dentro il sepolcro e solo chi è giovane…e solo a chi ha avuto il coraggio di entrare dentro il sepolcro!
I passi titubanti di quelle donne, quasi passi di danza in una luce soffusa e delicata, il profumo dei loro sentimenti, dei loro pensieri veri e puri, la voce sussurrata di un giovane, vibrante come le note di una musica hanno portato la vita dove non c’era…
In questi giorni, Francesca, una giovane donna, è partita per un viaggio simile a quello delle giovani donne del mattino di pasqua, ha percorso una strada simile, armata del profumo col quale ha riempito la sua vita e con dentro la terribile domanda: chi toglierà la pietra dal sepolcro? Chi aprirà il sepolcro? cosa può offrire un sepolcro se non buio, freddo, solitudine, vuoto e morte?
Forse i suoi passi titubanti, il profumo che emanava dal suo cuore e dai suoi occhi, le speranze che la sua giovane vita trasudava, la musica che la sua amicizia faceva vibrare, hanno fatto del sepolcro una sala piena di musica e danze!

sorrivoli 11 aprile 2009

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Solidarietà ad Alessandro Santoro

Tuesday, April 7th, 2009

E’ un quartiere alla periferia di Firenze, in migliaia di appartamenti sono alloggiate persone di ogni razza e cultura, legate solo da storie difficili: non c’erano centri sociali o ricreativi, non c’erano negozi o giardini, nè scuole. Non c’è neanche la parrocchia, ma dal 1994 c’è un prete che vive in un appartamento come tutti, e in un centro che funziona da chiesa per la messa, da scuola di alfabetizzazione, da negozio per il commercio equo-solidale, da sede per incontri e dibattiti legati alle storie delle persone del quartiere. C’è anche un fondo per offrire un microcredito alle persone in difficoltà… si cammina insieme per i diritti di tutti, per conoscersi, integrarsi: si chiama le Piagge, mentre il prete è Alessandro Santoro…
La notte tra il 19 e il 20 marzo, alcuni “ignoti” sono entrati nei locali della “parrocchia” che più comunemente viene definito centro sociale ”il pozzo” rubando quel poco che di valore ci fosse, devastando il resto e lasciando una firma: un manganello nero con su scritto: “Mussolini dux”…
Qualche tempo fa, a Cesena, dopo una notte bianca un ragazzo e una ragazza sono stati trovati a fare sesso dentro un confessionale del duomo:
sono scattate manifestazini, proteste, messe riparatorie, prese di posizione da tutte le parti civili e religiose, gridando allo scandalo, all’oltraggio, al vilipendio…
Saputa la cosa, alcuni gorni dopo l’accaduto, ho sentito Alessandro, per abbracciarlo almeno virtualmente. Era preoccupato, ma soprattutto amareggiato, perchè, diceva: “nessun prete mi ha chiamato – neppure il vescovo ha preso una posizione nè si è fatto sentire!”
Si tratta di mons. Betori ex segretario della CEI…
Mi son chiesto cosa sta ad indicare questo comportamento, questa differente reazione!
Se questo fosse accaduto in una parrocchia “normale” sarebbe diventato un caso nazionale, ma questa non è una parrocchia normale, non c’è la chiesa, non c’è il campanile e neppure la canonica… ci sono persone di tutte le religioni, ci sono anche incontri per omosessuali: allora la chiesa non si sente coinvolta in prima persona. E’ più un fatto politico che religioso! E’ una questione di convivenze tra ideologie opposte…
Mi tornano in mente alcune cose successe a Don Minzoni in altri tempi…
Cosa sta succedendo in questa società e in questa chiesa?
Una crisi generale colpisce tutto e tutti e la paura , come uno spettro, domina.
il problema è come esorcizzare questa paura. D’altronde chi ha potere cerca di incutere paura perchè questa rende il potere più stabile e più facile da mantenersi. Chi è dominato dalla paura non sarà mai libero.
Quando si arriva a queste situazioni chi sta al potere offre sicurezza imponendo delle regole sempre più rigide e soprattutto suferficiali. Ci si aggrappa alle leggi, alla cultura a senso unico, a delle espressioni religiose sempre più formali.
E’ stato bello in questi giorni vedere nel vangelo un Gesù che entra nel tempio e comincia a buttare all’aria tutto. Sarebbe tempo forse di ritrovare questo Gesù arrabbiato, un pò come quello di Pasolini.
Non sono le leggi a dare sicurezza: queste producono idolatria e schiavitù. Per questo Mosè le scagliò contro il vitello d’oro.
Non è la cultura del pensiero unico che offre certezze: S. Paolo ai greci che chiedevano un linguaggio conforme al loro propone solo quella che lui chiama la stoltezza della croce. E Gesù ai giudei che avevano fatto della religione uno strumento per i propri affari dice di distruggere il tempio.
Gesù ha scelto di abitare un tempo e uno spazio laico: quello segnato dall’emergenza e dal conflitto.
A pasqua alle prime donne che incontrerà dirà: non abbiate paura voi!
La pasqua è il vero futuro il vero antidoto alla paura, ma solo perchè è veramente l’inedito, il nuovo.
Allora se la chiesa non ha il coraggio di lasciare venire avanti il nuovo, l’inedito, come può avere il coraggio di parlare di resurrezione!
Grazie d. Alessandro che ci incoraggi a non avere paura…

Sorrivoli 27 marzo 2009
Pasquale Gentili – prete a Sorrivoli.

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Non abusare di Dio

Monday, March 2nd, 2009

di Pasquale

Si può dire una messa dappertutto: in cima a un monte, su un prato. Si può dire per qualunque motivo. Si può dire in ogni momento. Si può dire rivolti verso il popolo o rivolti verso il muro. Una volta si doveva dire solo a digiuno dalla mezzanotte…
Ma il problema è forse ritrovare il senso di una messa… o anche solo di un rito religioso.
Ho la sensazione che oggi si sia arrivati al punto di compiere riti come forme per prendere possesso, manifestare potere…
Se non fai questo… se non vieni a catechismo… non frequenti corsi… non ti dò…non sei…
E tutti convinti che si debba passare attraveso questa specie di giogo…sia chi lo impone… sia chi lo subisce.
E così nei giorni in cui Eluana veniva lasciata libera di andare, un pò come aveva chiesto per sè, papa Giovanni Paolo II, in molti hanno pensato bene di pregare… di dire delle messe. Una cosa mi ha particolarmente sorpreso: una scuola di Cesena, il liceo scientifico ha organizzato una messa all’interno dell’istituto, e durante l’orario scolastico…
Non riesco a capirne il motivo… penso a come avrebbe reagito uno come Sanzio Togni, se fosse stato uno studente, oggi..
Cosa si voleva dimostrare con quella messa o con le preghiere che tutti i preti sono stati “invitati” a fare durante la messa della domenica 8 febbraio per la vita di Eluana o – e in espiazione di un “omicidio”…Cosa si voleva ostentare con la raccolta di firme, sempre all’interno delle chiese, per una petizione da inviare al presidente della repubblica per salvare la vita di Eluana, promossa da cattolici “doc” come Franseco Cossiga…
Io penso che l’unico motivo fosse quello di difendere una propria ideologia.
Ma il vangelo non può essere ridotto a nessuna ideologia.
Ho l’impressione che si voglia sempre più diventare massa e si abbia paura di restare lievito e allora si occupano spazi, tempi, istituzioni per divulgare quello che si vuol far passare per fede.
Non c’è stato nessun invito a pregare quando le bombe cadevano su Gaza…
Mi pare che Gesù fosse molto attento nel scegliere il luogo e le persone verso cui rivolgersi, quando doveva dire qualcosa.
Erano sempre luoghi assolutamente non istituzionali, liberi da ogni possibile strumentalizzazione o manipolazione. Tranne qualche tentativo compiuto all’inizio e poi dimostratisi fallimentare. Dentro gli spazi sacri del tempio ha rischiato il linciaggio dagli uomini della religione, quelli che la fede l’avviliscono al rango grigio di un prontuario di norme o ideologie o cultura. Allora “usci dal tempio” è scritto, quasi a dire che quando la religione subisce un tale avvilimento, devi uscire, cercare altrove. E Gesù “se ne stava fuori in luoghi deserti e venivano a lui da ogni parte”, da ogni cultura da ogni forma di religiosità, di diversità…ognuno era libero di “venire”, non c’erano condizionamenti, neppure psicologici.
Chiamarsi fuori è garanzia di libertà di autenticità, di gratuità e di verità…
Gesù viveva in un contesto profondamente religioso, ma prese nettamente le distanze da quella forma di religiosità che voleva imprimere il suo marchio su tutte le cose.
Il famigerato ‘68 di cui un pò mi sento figlio, aveva tentato di liberare la fede dalla religione, ma ora la religione sta di nuovo occupando la coscienza delle persone. Lo dimostra il fatto che nessuno abbia avuto il pudore di impedire quella messa in quel contesto e in quel luogo… segno che che c’è un forte potere integralista in quella scuola!
Ricordo con piacere gli anni che ho insegnato religione a scuola. Vi ho rinunciato perchè un messaggio che per sua natura è libero e gratuito, non può esprimersi all’interno di un sistema e proposto in orari obbligati e a pagamento…
Ci possono essere delle motivazioni giuste, nel fare religione a scuola, ma allora sia chiaro che quello che si fa è trasmettere un messaggio culturale e non un messaggio di fede… Cosa c’entra allora la messa? Che è l’espressione più forte della fede?
E come si spiega che a dei mussulmani che in occasione della strage compiuta a Gaza (431 bambini uccisi!) sia stato contestato il fatto di pregare in una piazza perchè ci si affacciava una chiesa!
Scrive Frei Betto:”Io sono cattolico e tutti i giorni prego perchè Dio mi dia la grazia di essere cristiano. E tutti i giorni prego perchè, essendo cristiano, io sia umano”.

sorrivoli 27 febbraio 2009

 

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E Gesù diventò Gesù

Wednesday, February 11th, 2009

di Pasquale

E Gesù diventò Gesù
Ma dopo che Giovanni fu arrestato…”
Cosa faceva Gesù prima di quel “MA”?
Aveva già trent’anni quando appare sulla scena: si fa battezzare da Giovanni Battista e poi si ritira nel deserto a vivere con le fiere e con gli angeli. Si potrebbe pensare che amasse una vita eremitica, a contatto con la natura, con Dio e con se stesso, fuori dalla realtà: malvagia, corrotta, violenta e ingiusta…Parrebbe che Gesù non fosse interessato alla vita pubblica, alla vita sociale, politica…
“Ma…” Marco, il più antico degli evangelisti, dopo aver presentato questo Gesù, influenzato dalle culture orientali ci mette un: “ma…” come a voler sottolineare che ad un certo punto è successo qualcosa che ha cambiato la sua vita!
“Ma, dopo che Giovanni fu arrestato… Gesù, cominciò a predicare il vangelo di Dio…”
E’ l’arresto di Giovanni a sconvolgere Gesù.
Giovanni non fu arrestato perchè aveva commesso dei reati, ma per le cose che diceva: agli esattori delle tasse diceva di non esigere se non quelle giuste, ai soldati diceva che non dovevano usare la violenza, e a chi avesse due tuniche, due case due di tutto diceva di darne una a chi ne fosse privo; ad Erode diceva che non poteva usare o abusare delle persone come fossero delle cose! Allora Erode, lo arrestò, senza preoccuparsi neppure di trovare una scusa, tanto nessuno avrebbe protestato, poi aveva le spalle coperte. I romani non potevano accettare che un soldato fosse non-violento!!! La gente non poteva mettere in discussione la proprietà privata e se le tasse venivano pagate solo per i servizi elargiti al popolo…!
Gli extra-comunitari in Italia, pagano, secondo i dati statistici, 10 miliardi di euro in tasse; gliene tornano in servizi 2,5… e se qualcuno perde il lavoro rischia di non avere più diritto alcuno!
“Ma…” e qui Gesù divenne Gesù!
Questo fatto provocò una reazione in Gesù, che nessuno avrebbe sospettato. Uscì dalla sua vita tutta Dio e natura… e il vangelo dice che cominciò a predicare, che non vuol dire che fece quelle cose che facciamo noi preti in chiesa, quel misto di noia e di parole insignificanti… ma, dice il testo, si mise a gridare, perchè predicare vuol dire urlare con tutta la forza che si ha in corpo per farsi sentire da tutti…il Vangelo di Dio: non la rassegnazione, il compromesso, ma il fatto che Dio non può volere questo! E continua Marco riassumendo così le parole di Gesù: “il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo”, che tradotto vuol dire: “ adesso basta, questo è troppo, bisogna cambiare e credere che si possa veramente vivere in modo diverso, come Dio vuole!”
Pare che fosse molto arrabbiato Gesù quella volta… non è andato da Giovanni a dirgli: potevi essere un po’ più prudente, non così radicale, metterti da solo,contro tutti… Non è andato dalle folle che Giovanni ammaestrava a dire: bisogna rassegnarsi, non ci si può fare niente! No, Gesù, si è veramente arrabbiato… e fu così che Gesù diventò Gesù!
A quel punto non ha potuto più tirarsi indietro, anche se qualche volte sentiva la nostalgia del deserto, della solitudine, ma ormai non poteva più dirsi fuori dal mondo, e dal bisogno di urlare un cambiamento!
Cosa ci vuole a noi per arrabbiarci? Quanti bambini morti sono necessari, prima di dire che non esiste una sola ragione al mondo che giustifichi la violenza su un bambino Quante persone devono morire per dire che la proprietà privata non può venire prima del diritto alla vita.
Quante guerre prima di dire che le armi non si possono usare? Quando le chiese diventeranno casse di risonanza delle grida di chi dice: “BASTA” e non luoghi di ipocriti compromessi, come l’abbraccio del vescovo di Cagliari a Berlusconi nel seminario vescovile per inaugurare la campagna elettorale in Sardegna? o l’accoglienza di chi non vede neppure un inferno come quello della sohà? Quando ci si arrabbierà per difendere la vita, non solo quella vegetativa o embrionale, che alla fine non richiede nessuno sforzo personale, ma anche quella piena e cosciente di chi lotta per sopravvivere e spesso viene ributtato a mare senza che a nessuno venga in mente di salvarlo con un decreto!
Dice ancora il Vangelo che Gesù andò a discutere di queste cose nella sinagoga di Cafarnao e una persona cominciò a gridare dicendo che lui voleva rovinarli… è passato per un banale indemoniato, in realtà era una persona che voleva solo difendere la proprietà privata, il diritto alle armi, alla legittima difesa, alla guerra giusta. Ma Gesù urlò più forte fino a farlo tacere! Si procurò l’odio di tutti, ma non demorse dal predicare il vangelo di Dio… non scelse un altro vangelo! Ormai non poteva più fare a meno di essere il Gesù che la vicenda di Giovanni l’aveva costretto a diventare.
In questi giorni mi è capitato più volte di parlare della violenza che Israele ha scatenato contro Gaza. Non è questione di essere da una parte o dall’altra, ma non posso non gridare che nessuna giustificazione può essere accettata di fronte alla morte e alla violenza psicologica inflitta a dei bambini… se una giustificazione ci fosse allora credo che il vangelo di Dio è morto!

Sorrivoli 10 febbraio 2009

 

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Ad Alberto

Saturday, December 6th, 2008

di Pasquale

E Dio disse ad Abramo: “vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre… “(gen,12,1)
E Abramo partì senza sapere dove andava…”(Ebr.11,8)
E’ un pò come quel figlio che nella parabola del vangelo (Lc.15), chiede al padre la parte dei suoi beni e parte per un paese lontano.
Il cardinal Martini parlando della morte nel suo ultimo libro dice che è l’unico vero atto di fede: “in tutte le altre scelte della vita teniamo sempre aperte delle uscite di sicurezza: nella morte siamo costretti a mettere tutta la nostra speranza unicamente in Dio!”
Quando ebbe speso tutto...”
Uno che è partito dalla casa di suo padre per un paese lontano e lì ha speso tutto… si chiamava Gesù!
E tu Alberto hai sempre sentito dentro di te il bisogno di partire per terre sconosciute…
Ma chi ha messo nel cuore di un uomo questa inquietudine, questo bisogno di viaggiare se non Dio stesso?
Qualcuno ha pensato che tutto sia stato speso “vivendo da dissoluto”, perchè quel figlio amava frequentare, parlare e mangiare con “pubblicani, peccatori e prostitute”…
In realtà erano viaggi dentro delle vite ritenute lontane, condannate a stare lontano, in paesi difficilmente esplorabili!
Allora “rientrò in se stesso…” altro viaggio!
E pensò: “tornerò da mio padre e gli dirò ho peccato… trattami come uno dei tuoi servi
D’altrode era stato sempre Gesù a dire che se uno voleva salvare, tenersi la vita l’avrebbe perduta, ma se uno spendeva la sua vita l’avrebbe ritrovata.
Partì e si incamminò…
E’ il viaggio più misterioso, un viaggio intrapreso con passi incerti, ma decisi senza che nessuno potesse trattenerti… così ti abbiamo visto partire Alberto!
Continua il vangelo dicendo che “quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò…
Sembra quasi non volesse fargli fare neppure la fatica di camminare, come quel pastore che che va alla ricerca della pecorella smarrita e ritrovatala se la mette in spalle perchè doveva essere molto stanca. E come in quel caso non c’è rimprovero. Il padre non lascia neppure che il figlio apra bocca, ma fa portare subito “il vestito più bello”. Non deve provare nessuna paura della sua nudità. Si era spogliato di tutto, doveva avere un vestito nuovo, non bastava rattoppare il vestito, la vita di prima. Lui che si aspettava una vita da servo si ritrova con un qualcosa di completamente nuovo, insospettabile, al di là di ogni aspettativa; un pò come quel vino che Gesù, a Cana finita la festa, fa portare in tavola: qualcosa di assolutamente più buono di qualunque vino uno avesse mai gustato, infinitamente più abbondante e soprattutto completamente gratuito.
Chissà la sorpresa che hai provato, Alberto, dentro quel vestito, dentro quella festa e alla scoperta che davanti a Dio, il peccato non è l ‘aver fatto le cose che il fratello “maggiore” ti aveva sempre rimproverato di non fare, ma il sentirsi peccatori davanti a Dio, vuol dire prender coscienza di aver speso tutto, essersi spogliati di tutto per le persone che si amavano, anche se poco raccomandabili, col sogno di portare il mondo fra le braccia, ma di non averne più le forze, non averne più da spendere…
Chissà se davvero la vita potesse sfociare in un abbraccio commosso, in un bacio, un vestito nuovo una festa con del vino mai bevuto prima…
Forse era questo che Gesù sognava quando sulla croce dice: “Padre nelle tue mani vorrei mettere la mia vita…
Grazie Alberto del tuo sorriso, un pò ironico, che ci ricordava di non prendere mai troppo sul serio la vita perchè non è nelle nostre mani… e non ridere ancora di noi che osiamo immaginarti, finalmente in pace, mentre chissà quali viaggi stai progettando…

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La violenza e il sacro

Wednesday, November 19th, 2008

La violenza e il sacro

di Pasquale

E’ il titolo di un libro di Renè Girard.

Quando a Gesù venne chiesto se era lecito o no pagare il tributo a Cesare, non si limitò a rispondere con un sì o un no, ma tirò in ballo Dio, lasciando "sorpresi" i suoi interlocutori che volevano trarlo in inganno.

"Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Se il problema fosse solo delimitare i confini tra stato e chiesa: dove sarebbe la malizia? Basta che stato e chiesa si accordino: il concordato fra stato e chiesa sembra essere la soluzione ideale per questo genere di problemi.

Si commentavano queste parole quando due giovani coppie presentavano i loro bambini per essere battezzati. Dopo essere stati registrati in comune venivano registrati anche in chiesa. Indirettamente si sottomettevano alle leggi dello stato e della chiesa: di Cesare e di Dio.

Ho chiesto ai genitori: quando avete messo al mondo i vostri figli avete aperto con loro un conto che erano tenuti a pagare nel tempo? Il giorno in cui vi troverete a rinfacciare ai vostri figli il fatto che non ricambiano tutto quello che voi avete fatto per loro voi avrete fallito come genitori. Tra genitori e figli non esiste l’obbligo di pagare una tassa per la vita donata. Un padre o una madre si sentiranno sempre in debito nei confronti dei loro figli un pò come quel samaritano che soccorre quell’uomo mezzo morto raccolto lungo la strada e portato in albergo dice all’oste che se ci saranno delle spese in più le pagherà lui…non si finisce di essere in debito verso chi si ama.

Così è Dio! Non chiede tributi! Perchè, se uno non paga le tasse deve essere punito.

Se Gesù voleva dire che c’è un tributo da dare a Dio e uno a Cesare e che il problema rigurdava solo il confine tra l’uno e l’altro avrebbe giustificato la violenza. Tu non paghi il tributo a Cesare, questi ti punisce; non paghi il tributo a Dio lui ti punisce. Questo giustifica le disgrazie, perfino l’inferno… Avrebbe avvallato l’idea che si può comprare tutto… anche Dio! Quello che Gesù contesta è il fatto che tutto sia in vendita e oggetto di trattativa… in realtà il valore delle cose è dato dalla relazione che si stabilisce; se questa è contrattuale genera violenza. Quanto sangue si è versato in nome di questo cesare o di quel dio!

Gesù sulla croce viene indicato come colui che non ha fatto quello che Dio voleva altrimenti Dio non lo avrebbe trattato così!!!

Tutta la storia di Giobbe è impostata su questo problema!

Se si accetta il principio che bisogna pagare il tributo a Dio si giustifica la violenza, il sacrificio del capro espiatorio, e di conseguenza la sofferenza di tanti innocenti. Così Abramo sacrifica il suo figlio perchè Dio vuole una prova della sua fede… Così Dio vuole il sacrificio di Gesù per risarcire il debito che gli uomini non hanno pagato nei suoi confronti e questo debito continua ad essere pagato nella vita di tanti innocenti. Gesù contesta questo… non è finito in croce per non aver fatto la volontà di Dio come volevano far credere i suoi crocifissori, mascherando l’ipocrisia della loro fede…Gesù è finito in croce perchè non voleva che lo stato e la religione imponessero dei tributi al popolo, per questo gliela l’hanno fatta pagare mascherando l’ingiusta condanna come voluta da Dio. Gesù libera Dio dal volto di esattore delle tasse. In questo modo Gesù scardina il principio stesso dell’autorità sia politica che religiosa in quanto non viene prima dell’uomo ma sempre e solo dopo. Non è Cesare la misura del rapporto con Dio, ma il contrario. Non è l’uomo a doversi sottomettere all’autorità, ma è l’autorità a doversi porre a servizio dell’uomo. Il potere è sempre in debito nei confronti dell’uomo e non viceversa, così come i genitori nei confronti dei propri figli, Il contrario è sintomo di fallimento.

"La coscienza non è un principio in base al quale io faccio quello che voglio, è un principio in base al quale io mi seno responsabile del mondo. Si collega alla coscienza il principio della laicità se per laicità intendiamo quell’ordinamento civile e politico nel quale ognuno ha il diritto di scegliere secondo coscienza. Abbiamo parlato spesso di coscienza come di un organo che media tra la legge e l’azione. In realtà la coscienza non media, ma crea…" (E. Balbucci)

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Il pericolo di essere buono

Sunday, October 19th, 2008

di Pasquale

Un uomo, dice Gesù (Mt. 20), usci all’alba per chiamare operai da mandare nella sua vigna. Si accordò per un denaro al giorno (lo stipendio necessario per mantenere una famiglia. Un giorno, un’ora, una vita!). Usci di nuovo verso le nove, poi verso mezzogiorno e ancora verso le tre e infine verso le cinque e vide altri che se ne stavano là…li mandò tutti a lavorare nella sua vigna! Quando fu l’ora della paga, cominciando dagli ultimi, tutti ricevettero un denaro. Quelli della prima ora non poterono fare a meno di mormorare. Il padrone fa notare che i primi sono mossi dall’invidia mentre lui dice di essere buono! Contrappone l’invidia alla bontà! Nella logica del mercato o del lavoro non ci può essere spazio per la bontà!

Quando Gesù viene interpellato come buono risponde: "perchè mi chiami buono? solo Dio è buono!"

Con quale sguardo e cosa ha visto quell’uomo ogni volta che è uscito? Forse ha visto gente che è arrivata tardi perchè pigra o vagabonda; o forse ha visto persone che venivano da molto lontano o impedite nei movimenti, magari c’erano zoppi, ciechi, malati… forse le loro barche erano delle carrette…e lui li manda a lavorare, non si limita a fare loro l’elemosina! Non guarda al suo interesse… poteva far lavorare di più i primi, poteva tirare sulla paga, poteva inventare la meritocrazia…poteva fragarsene!

Ma quell’uomo è buono… come Dio! E’ lo sguardo che Dio posò sul creato e non potè fare a meno di vedere come tutto fosse buono! E’ lo sguardo di quel Dio che dice a Mosè di aver visto l’oppressione del suo popolo in Egitto: sguardo che fa scattare un’azione di liberazione. E’ lo sguardo di quel padre che quando il figlio che aveva dilapidato i suoi averi torna per chiedere aiuto, gli corre incontro e lo riveste della sua dignità prima che sia umiliato davanti agli altri. E’ lo sguardo di quel pastore che va alla ricerca della pecora che si è smarrita… sguardo che scruta in profondità le cose, che vede lontano. E’ uno sguardo che nasce dalla capacità di uscire da se stessi per vedere l’altro partendo dalle sue condizioni. "Uscì e vide!" Uscire per vedere! Allora forse si potrebbero vedere dei diritti che nascono da bisogni naturali più importanti di ogni logica di mercato: il lavoro, il pane non possono esserne subordinati a logiche di mercato. "Se date a coloro da cui sperate di ricevere il contraccambio, che merito ne avrete? I peccatori fanno così." (Lc. 6,14) come dire: questa è una logica di peccato!

Si parla molto di lavoro, di salari…troppo poco dell’uomo!

Mi sembra di vedere negli operai della prima ora il mondo "occidentale"che nei confronti dei cosiddetti "extracomunitari "( due parole che non si reggono: dov’è l’occidente? e di quale comunità si parla? ) si sentono derubati di meriti, di lavoro, di privilegi. Non accettano che il padrone li abbia equiparati agli altri!

E negli operai dell’ultima ora mi pare di vedere la generazione dei più giovani, forse di ogni tempo, ma in particolare di questo tempo in cui si trovano in balia del mercato e non nelle mani di qualcuno buono che offra loro una prospettiva…

Penso a quei ragazzi che a scuola fanno un pò fatica e rischiano di essere lasciati fuori…

E alla fine quell’uomo deve giustificare il suo essere buono! Questo è il paradosso: essere buono rischia di essere pericoloso! Era buono colui che Gesù chiamava Padre quando usci da se stesso per dare ad altri, alla diversità, la possibilità di esistere. E’ buono quell’uomo che esce per dare a tutti l’opportunità di vivere dignitosamente!

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I nostri secondi 40 anni

Wednesday, June 25th, 2008

di Pasquale

Mosè aveva circa 120 anni quando morì. Passò 40 anni in Egitto; 40 anni in Madian e 40 anni nel deserto. Durante i primi 40 anni in Egitto fu educato in tutta la sapienza degli egiziani. Questa lo spinse a lottare per la giustizia, a fare qualcosa di grande. Tentò di fare dei suoi fratelli schiavi un popolo libero, con una sua dignità. Quando li vide litigare disse loro: siete fratelli! Ma la sua lotta, il suo ideale il suo compromettersi, si infranse contro la realtà: i suoi fratelli non ne vogliono sapere della libertà: "chi ti ha detto di occuparti di noi?".

Rotti i ponti col faraone, respinto dai fratelli, fallito come uomo: fuggì!

Si rifugiò in Madian, dove si mise a fare il pastore, si sposò ed ebbe due figli. E’ la resa: basta con le grandi idee, le grandi imprese, con la politica. Ma passati 40 anni arriva la storia del roveto… questa cosa che brucia e non si consuma; forse i suoi sogni che non riesce a spegnere…

Per gli ebrei 40 anni sono gli anni che segnano il passaggio da una generazione all’altra. Sono soprattutto i 40 anni trascorsi nel deserto che lo richiamano: tutti quelli che sono usciti dall’Egitto sono morti in quei 40 anni di deserto: chi entrerà nella terra promessa è un’altra generazione.

Sono passati 40 anni dal ‘68!

Di quella generazione coi suoi ideali non è rimasto nulla. Se qualcosa è rimasto deve essersi rigenerato. Solo una nuova generazione può portare avanti quel sogno, quella rivoluzione.

Appartengo alla generazione del ‘68. La realtà ci ha fatto toccare con mano il fallimento. Molti di noi hanno rinnegato quel tempo. Vorrei ricordare qualcosa partendo da un’esperienza personale.

(more…)

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Fare posto

Saturday, June 7th, 2008

di Pasquale

FARE POSTO

 "Nella casa del Padre mio, vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto".

Di solito si ascoltano queste parole di Gesù durante i funerali. Una persona che muore va in paradiso a preparare un posto per i suoi cari, così come Gesù morendo è andato in cielo a preparare un posto per noi…

Mi è capitato invece, di leggerle in occasione del battesimo di un bambino.

Ho chiesto ai genitori quanto posto abbia occupato quel bambino venendo al mondo, quante cose abbiano dovuto preparare per lui in attesa del suo arrivo e quanto spazio abbia rubato loro…

Un sorriso ha accolto questa provocazione, perchè, per due genitori è una gioia fare posto ad un figlio che nasce.

E’ allora apparso chiaro che quando Gesù parlava di "casa del Padre" non intendeva il paradiso, ma questo mondo: in questa terra ci sono molti posti.

Abituati come siamo a vivere per occupare sempre più posto, difficilmente impariamo a fare posto, a liberare posto. Si marcano territori, si tracciano confini: lo fanno gli eserciti, lo fanno gli uomini d’affari, lo fanno le ideologie, lo fanno le religioni: tutti con i loro simboli, i loro templi. E quando ti trovi senza posto lo senti come una disgrazia…difficile gioire quando si perdono delle posizioni, degli spazi, dei ruoli: del potere!

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La risurrezione è un segreto

Saturday, May 10th, 2008

di Pasquale

La resurrezione è un segreto.

La Risurrezione è un segreto; fa parte di quelle conoscenze che appartengono alla parte più segreta di noi, a quel cuore in cui dimorano le cose che non si vedono con gli occhi. Una canzone di Gianna Nannini dice che la prigione è "non potersi chiudere dentro..." non poter vivere dentro…
Se uno ti rivela un segreto vuol dire che si è stabilito un contatto "dentro", in profondità.
Ormai abbiamo talmente sbandierato questo fatto che non sappiamo più che è un segreto. Un segreto non da nascondere, certo, ma neppure da sbandierare come fosse nostro anzichè di Dio. Solo quando con una persona si raggiunge una intimità tale da comunicare con segni, gesti e parole impercettibili ad altri, allora un segreto si può rivelare.
I vangeli affidano questo segreto ad un codice: la scrittura e le emozioni delle donne: grande gioia, grandi paure, grandi silenzi e fughe!
Oltre questi codici resta solo un sepolcro vuoto, e uno straniero che apparentemente sembra non sapere nulla…
Era il sabato prima di pasqua, quando abbiamo pregato accanto ad un amico morto improvvisamente e che avevo sposato 16 anni fa.
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