Archive for the 'Pensieri in libertà' Category

Il papa e la “sapienza”

Monday, February 4th, 2008

Di Pasquale

Colui che cerca la verità dovrebbe essere più umile della polvere” amava ripetere Gandhi.

Forse questo mancava al papa nel suo recarsi all’università “la Sapienza”.

Si è parlato di intolleranza, di mancanza di libertà. Mi ha spaventato il grido di: “libertà!” che i giovani di C.L. hanno urlato nella sala Paolo VI il mercoledì e la la risposta del papa : “e adesso, andiamo avanti insieme!!! “  Libertà rispetto a chi? Avanti verso dove?

Era l’inaugurazione dell’anno accademico, si dovevano tracciare le linee programmatiche dell’anno, qualcuno ha fatto notare al rettore l’inopportunità che a farlo fosse uno che si presentava come vescovo di Roma, come papa, “colui che guarda da un punto di osservazione sopraelevato…colui che mantiene la comunità sulla via verso Dio indicata da Gesù – e non solo indicata: egli stesso è la via! In base a questo sentiva il dovere di invitare la ragione a percepire Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.”

Il papa avrebbe potuto andare quando voleva a parlare all’università, ma ciò che è stato espresso è stata l’inopportunità di quella data e di quella modalità. E’ stato poi comodo fare ricadere la colpa di questo mancato evento su pochi professori tacciandoli di estremisti, quando in realtà la decisione di non andare del papa è stata presa dal vaticano o dal governo italiano per motivi che forse si possono intuire.

Abituato com’era a folle osannanti forse non accettava la contestazione. Sarebbe stato bello che il papa si fosse seduto e dopo la sua lezione avesse accettato il confronto e il dibattito con professori e studenti, senza porsi su un piano sopraelevato.

Mi piace molto una espressione di un autore francese E. Jabes, che dice: “non chiedere la strada a chi la conosce, ma a chi come te la cerca“.

Negli anni Sessanta dom Helder Camara, vescovo di Recife scrisse al papa una lettera nella quale propose che, per realizzare la sua missione con maggiore libertà tornasse ad essere semplicemente il vescovo di Roma e primate delle chiese d’occidente, tornasse ad abitare nel palazzo del Laterano, rinunciasse ad essere capo di stato, quindi alle nunziature e comunicasse con gli Stati attraverso i vescovi locali. Il cardinale Villot, segretario di stato, gli rispose scrivendo: “Il santo padre ha ricevuto la sua lettera e gradisce la sua collaborazione, ma lei deve comprendere che non viviamo più ai tempi del vangelo!“.

Mi chiedo che cosa ci sia in gioco soprattutto dopo la manifestazione della domenica in piazza S. Pietro, dietro la passerella di tanti politici che col vangelo credo abbiano ben poco da spartire, dietro quelle sigle di movimenti che hanno nei loro nomi espressioni militaresche, come legionari, milizia…non mi sembrano termini propriamente evangelici! Mi sembrava un clima da crociata!

Se si fossero occupati del Kenya, o avessero espresso il proprio dissenso su tante violenze palesi o occulte che si perpetrano quotidianamente…forse!

Quando la verità ha bisogno di forza per imporsi non è più verità. La verità si mostra da sola è la menzogna che ha bisogno di essere dimostrata!  Perchè questa chiesa cerca sempre l’appoggio nei poteri di turno? Sembra solo voler mascherare la paura di perdere la sua ragion d’essere.

Forse una chiave di lettura potrebbe venire fuori da Galileo!  Venne condannato,  perchè mettendo in discussione la visione del mondo rischiava di rendere vana la parola della bibbia, quindi di Dio. In quel caso era messa in crisi la credibilità della chiesa.

Allora si trattava di cose comunque non vitali, inanimate.

Oggi in gioco c’è il senso della vita stessa: la scienza oggi è impegnata in questo campo, partendo dalla ricerca, dalla ragione e non dalla rivelazione; e se alla religione viene tolto potere sul senso della vita che cosa le rimane? La paura è quella di non avere più ragione di esistere! Io credo che se tornassimo ai tempi del vangelo…Gesù non aveva di queste paure!

Il giorno in cui a Roma c’era tutta quella gente in piazza a difendere le ragioni del papa, a Sorrivoli è morta una giovane mamma di due ragazzi: mi son chiesto che cosa aveva da dire tutta quella arroganza a quei due figli! Assolutamente nulla! Ne vedevo solo tutta la banalità e tutto il vuoto! E di storie di questo genere ce ne sono tante e nessuna ostentazione di possesso della verità può dire qualcosa.

Solo la capacità di relazionarsi, di essere amici… ed è più difficile che proclamare delle verità!

Una amica a cui è stato chiesto cosa si poteva fare a Cesena come intellettuali per esprimere la propria solidarietà al papa, ha risposto: “L’arroganza perde sempre, comunque. Stia negli uomini di fede o in quelli di scienza. Abbiamo perso la forza dell’ascolto e la grazia della diversità. Se non avremo occhi per gli altri nessuno più guarderà noi

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Ospitare la Parola

Monday, December 31st, 2007

di Pasquale.

In principio era il Verbo, la Parola…e la Parola si è fatta carne. E’ il modo con cui Giovanni, l’evangelista, annuncia il natale.

Anche i pastori quella notte in cui sogni o incubi non li facevano dormire si dicevano l’un l’altro: “andiamo a vedere questa parola che il signore ci ha fatto conoscere…!”

La lingua religiosa è Parola, non scrittura. E’  parlata e non solo scritta.

La parola è detta, udita, accettata o rifiutata, compresa o fraintesa, ma in ogni caso, trascorre, non permane. Deve essere detta di nuovo. Deve essere parlata, udita e riattuata ancora e ancora. La parola viva della religione è sempre una parola parlata.

Gesù non ha mai scritto, perchè voleva continuare a parlare in e tramite noi.

Giovanni non ha elaborato un racconto del natale come Luca o Matteo, ma dicendo che il natale è una parola che si fa carne voleva dirci che ogni volta che si parla del natale, come del resto del vangelo tutto, si devono ricreare le parole, non si possono ripetere parole vecchie.

Non basta dire: Cesare Augusto che credeva di essere il padrone del mondo  “ordinò” che si facesse il censimento di tutta la terra… e tutti andavano a farsi registrare…e tutti avevano paura!

E’ oggi che il mondo, gli uomini, vivono in uno stato di paura e chi incute terrore ha altri nomi: il vero autore del panico planetario, oggi, si chiama Mercato…e questi si maschera dietro svariati personaggi, culture e anche religioni! E’ un potentissimo terrorista, senza volto, che si trova ovunque, come Dio,e che, come Dio, crede di essere eterno. La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e fabbricare guerre. Per vendere le sue guerre semina paure!  Compie attentati che non compaiono sui giornali: ogni minuto uccide di fame 12 bambini…

Il potere dà ordini, impone le sue leggi con la forza e genera morte, riduce le persone a numeri, parla in termini di statistiche,  tutti debbono parlare la stessa lingua, una lingua morta, prefabbricata, omologata.

Una lingua per essere viva deve essere parlata e ascoltata. Non basta scrivere ad una persona che la si ama e pensare che leggendola spesso quella parola valga una volta per sempre. Non è la stessa cosa ripeterla a voce…

Dobbiamo riconquistare l’ospitalità della Parola, ricevere la Parola come un ospite, ascoltandola e tramite l’ascolto ispirare chi parla. E’ questo il senso del viaggio che i pastori intrapresero verso strade nuove, non imposte, guidati da un moto del cuore, alla notizia che un bambino potesse avere bisogno.

Partirono senza indugio, ma senza fretta per prestare attenzione ad ogni vivente, fermare lo sguardo sul volto dell’altro, percepire il respiro dell’anima di chi ci vive accanto, stupirsi di ogni cosa perchè Dio ha veramente fatto grandi tutte le cose, per ascoltare il silenzio del creato, delle persone.

E trovarono, ( non è detto dopo quanto tempo! ) Maria, Giuseppe e il bambino, cioè dei volti delle storie, delle persone e non dei numeri e ascoltarono la loro storia: storia di una donna che aveva rischiato la lapidazione, storia di un uomo che aveva disobbedito alle regole pur di aiutare quella donna e storia di un bambino nato dalla ospitalità che ciascuno aveva dato alla storia dell’altro: un bambino salvato dalla morte. Forse per questo è stato chiamato Gesù, il Salvatore. A ricordare che l’ospitalità salva, genera vita!

Non potrà mai questo bambino sottoscrivere un messaggio come quello apparso nelle nostre città in questo natale in cui si dice “Romagna cristiana – mai musulmana”. Uno che è nato perchè è stato accolto, ospitato, contro tutta la morale religiosa o culturale e vincendo tutte le paure, non potrà mai escludere nessuno dalla sua presenza.

Solo le relazioni salvano dalla morte: la Parola è relazione. Il pane di cui Betlemme è la casa, è relazione. La persona vivente è relazione, non numero. La pace è relazione e questa relazione fà sorridere il cielo.

E quel bambino che è nato è il salvatore perchè è frutto di una relazione non nata da obblighi e nella sua vita ha sempre salvato le

relazioni i volti, le storie.

E quando lo appesero ad un croce e davanti a sè non aveva più tempo nè spazio a disposizione è ancora l’uomo delle relazioni: parla con Dio come fosse suo Padre, parla coi due che  erano in croce accanto a lui, facendo progetti, parla con la madre e i discepoli ai piedi delle croce: un uomo capace di tali relazioni non poteva morire, perchè la vita non è tempo e spazio, ma relazione.

“Non so se la vita sia corta o troppo lunga per noi.

Ma so che niente di ciò che viviamo a senso

se non tocchiamo il cuore delle persone.

molte volte basta essere grembo che accoglie,

braccio che avvolge, parola che conforta,

silenzio che rispetta, gioia che contagia,

lacrima che scende, sguardo che accarezza,

desiderio che sazia, amore che incoraggia.

Felice colui che passa ad altri ciò che sa

e impara ciò che insegna.”(Cora Coralina)

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Tanta terra quanta ne portano due muli

Wednesday, December 19th, 2007

TANTA TERRA QUANTA NE PORTANO DUE MULI

di Pasquale

” sia permesso al tuo servo di caricare tanta terra quanta ne portano due muli…”

E’ una frase che sta nella bibbia, nel libro dei Re. La bibbia è un libro fatto di molti libri e in ciascuno di questi libri ci sono molte frasi, e in ognuna di queste frasi molte stelle, olivi e fontane, asinelli, muli e alberi di fico, campi di grano e pesci, – e il vento…

Nàaman, capo dell’esercito, del re di Aram, era lebbroso. Una giovinetta d’Israele, finita al suo servizio, gli parlò di un profeta, Eliseo, che viveva in Israele. Nàaman, con una lettera di raccomandazione, da parte del re di Aram, per il re d’Israele e con molto oro e argento partì. La lettera per il re d’Israele, diceva: “Ho mandato il mio ministro perchè tu lo curi dalla lebbra”. Questi pensando ad un pretesto per far scoppiare una guerra, si stracciò le vesti. Venne a sapere della cosa il profeta Eliseo e fece venire da lui Nàaman.

Quando arrivò, il profeta, senza neppure presentarsi, gli mandò a dire di bagnarsi sette volte nel fiume Giordano. In un primo tempo, Nàaman, si sdegnò, pensando che Eliseo volesse prendersi gioco di lui, poi aiutato dal buon senso dei suoi servi che gli fecero notare come in fondo, anche se la cosa potesse sembrare ridicola e banale, tuttavia non costava molto farsi un bagno, decise di lavarsi nel fiume Giordano. “La sua pelle ridivenne come quella di bambino!”.

Fuori di sè dalla contentezza, tornò dal profeta per ringraziarlo e soprattutto per lasciarli l’oro e l’argento che aveva portato con sè. La salute non ha prezzo!

“Per la vita del Signore alla cui presenza io sto, non lo prenderò!” Per quanto insistesse, il profeta rifiutò qualunque ricompensa.

Allora venne fuori quella curiosa richiesta: “…tanta terra quanta ne portano due muli!”.

“Va’ in pace”, lo salutò, Eliseo! Come se quella terra contenesse la pace!

Il regno di Dio, diceva Gesù, è come un tesoro nascosto in un campo…

Quella terra nascondeva qualcosa di prezioso, un tesoro, che forse, non è ancora stato trovato.

Ma, qual è il tesoro che quella terra nascondeva?

Ad Eliseo dice di voler portar via quella terra per aver capito che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele, per cui solo a lui vuole rendere culto.

Tra quella terra e Dio c’è una specie di identificazione.

Una terra, in cui la salute è un bene che non devi pagare e non hai bisogno di essere raccomandato per averla garantita, deve essere una terra davvero bella!

Si celebra il 10 dicembre la carta dei diritti fondamentali dell’uomo: veramente questo tesoro è ancora nascosto. E’ poca la terra in cui questi diritti sono gratis!

Le stesse religioni hanno dimenticato che Dio chiede ai suoi profeti di promuovere e difendere i diritti fondamentali dell’uomo, senza trarne alcun interesse o vantaggio.

Se c’è una religione che val la pena di praticare è quella dove vige la legge della gratuità!

C’è scritto nel profeta Isaia e poi ripreso da Gesù: “O voi tutti assetati e affamati di giustizia, venite e mangiate senza denaro e senza spesa…”

Ci sono dei beni di cui la salute è uno, così come l’acqua, l’istruzione…il diritto di nascere, di sognare, di essere se stessi, di tessere relazioni, di amare, vivere in pace nella propria terra che non possono dipendere da oro, argento o raccomandazioni. Non possono avere un prezzo.
Scriveva padre Turoldo: “A una cosa non rinuncio: a non dover essere più “Coscienza”, terra che pensa, ama, lotta, spera, sogna e adora, perchè senza, nulla vi è che abbia senso, nulla dell’intera creazione; non la luce e i colori e tu stesso, mio Dio, privo di senso”.

La coscienza è questa terra, spazio e tempo in cui uno può essere se stesso, in cui le relazioni sono gratuite.

Un uomo, una donna non devono cercare un permesso di soggiorno in un paese occidentale per avere dei diritti. Nessun documento garantirà una cittadinanza in grado di trasformare questo mondo in una terra di vita per tutti gli esseri viventi. Ciò potrà avvenire solo attraverso un processo di “coscientizzazione” di cittadinanza universale.

Nel 2000, l’UNESCO ha assunto la “Carta della Terra”, uno dei documenti più importanti dal punto di vista etico e spirituale mai proposto all’umanità.

Questa carta è stata proposta all’assemblea generale dell’ONU come dichiarazione dei diritti non solo dell’essere umano, ma di ogni essere vivente, dando a tutti gli esseri viventi una specie di passaporto attraverso cui diventiamo cittadini di tutto l’universo.

Dobbiamo portare dentro di noi la consapevolezza che formiamo un’unica umanità, siamo parte della terra, siamo – “la stessa terra che ha cominciato a sentire, a pensare e ad amare”. (L.Boff)

Forse oggi oltre alla difficoltà di trovare questa terra, c’è anche la difficoltà a reperire dei muli… degli uomini, delle donne che fanno della loro coscienza uno spazio di libertà e gratuità…e che trasportino questa coscienza in tutte le parti del mondo.

Preghiera dell’asinello:
Mio Dio, che mi hai creato, perchè io trotti sulla strada sempre,
e porti pesanti fardelli sempre,e sia battuto sempre:

dammi tanto coraggio e tanta dolcezza.

fa che un giorno qualcuno mi capisca e io non abbia più voglia di piangere,

perchè non so esprimermi e gli altri mi canzonano.

Fa’ che trovi un bel cardo e mi lascino il tempo per brucarlo.

Fa’ che un giorno raggiunga il mio fratellino del presepio.

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Come un fiume arancione

Wednesday, November 14th, 2007

di Pasquale

Erano soliti uscire tutti i giorni per la questua con le loro ciotole, i monaci di quel lontano e fantastico mondo che è la Birmania. I monaci buddisti non sono come i nostri frati: non fanno voto di castità, povertà e obbedienza, non vivono chiusi nei monasteri, ma escono tutti i giorni, parlano e discutono abitualmente con la gente.
Ma questa volta qualcosa ha colpito l’attenzione di tutti: si è visto questo fiume arancione di monaci e monache percorrere le strade della Birmania, con le loro ciotole in mano, ma rovesciate. Si rifiutavano di ricevere doni dai rappresentanti della dittatura militare.
Il dono fa accumulare meriti, grazie ai quali è possibile rinascere in una condizione più vantaggiosa. Non è vero che il buddismo è apolitico, anzi è sensibile alle dinamiche politiche e sociali del suo popolo animando una coscienza pubblica sintonizzata coi problemi della gente. Quel rifiuto smascherava l’ostentazione con cui i militari si elevavano a difensori della tradizione buddista, rifiutandosi di essere i garanti di una fede esibita nei templi e violata nella vita sociale.
Quel rifiuto era segno che la religione è solidale col popolo: giudica e condanna la violenza e l’ingiustizia e il popolo si è unito a questi monaci. La reazione, dopo un attimo di sorpresa, non si è fatta attendere: una reazione violenta, ma il gesto ha rotto un equilibrio: quando religione e popolo, soprattutto se questo popolo è povero e violentato, sono uniti, ne scaturisce una forza dirompente.
Questi gesti hanno una potenza biblica: penso alla marcia del sale di Gandhi; aveva un bel dire Churchill che era “un fachiro mezzo nudo”; penso alla marcia su Washington di M. L. King.
Ma questi gesti hanno radici molto antiche: al di là di tutte le riletture faziose e di comodo che ne sono state fatte nei secoli, le grandi battaglie del popolo di Dio nell’antico testamento sono state tutte battaglie non-violente, combattute senza armi.
Gli ebrei, fuggiti dall’Egitto, dove vivevano da schiavi, si trovano di fronte l’esercito degli Amaleciti che voleva respingerli: da una parte il mare e gli egiziani, dall’altra un esercito! Uno che fugge di notte, non ha possibilità di organizzarsi, di armarsi! E’ la sorte dei profughi! Allora Mosè dice a Giosuè di prendere alcuni uomini (non tutti!) e di affrontare gli Amaleciti; lui sarebbe andato sul monte a pregare col bastone di Dio. Sarebbe stato più logico dare almeno il bastone a chi combatteva! Ma per combattere non si devono usare armi, mentre si debbono usare per pregare!
E quando Giosuè dovette entrare in Gerico il popolo era armato di trombe: al suono delle trombe le mura di Gerico crollarono!
E quando Gedeone sostenne la battaglia contro i Madianiti radunò un esercito di 30.000 uomini, ma quando disse che non si usavano armi, ne rimasero 300. Armò questi dotandoli di una tromba, una pentola e una torcia…armi pericolosissime… e i Madianiti furono sconfitti!
Poi fu la volta di Davide: il più piccolo di 8 fratelli, “fulvo, con begli occhi, e gentile d’aspetto” e sfidò il gigante Golia. Il re lo rivesti della sua armatura, ma non riusciva a camminare, allora se ne liberò e prese quelle che erano le sue armi, le armi di chi è giovane, di chi ancora sogna: un bastone, 5 sassi di fiume e la fionda. E Golia fu sconfitto!
Un’altra storica battaglia fu quella contro gli Assiro-babilonesi: in quel caso la vittoria fu ottenuta per mano di una donna: Giuditta!
Un bastone, delle trombe, delle pentole, un ragazzo, una donna… e oggi delle ciotole!
I poteri forti definiscono queste azioni “nobile utopia di anime belle che rifiutano la realtà”.
Tutte le grandi battaglie nella bibbia sono sempre state combattute senza armi: sono le battaglie dei poveri, di persone disarmate, senza volto, senza storia, senza diritti, ma di cui si dice sempre che Dio era con loro.
Se le religioni non combattono le battaglie dei poveri non hanno ragion d’essere!
Sognava Bonhoeffer:”Come si avrà la pace?…Solo un grande congresso ecumenico delle chiese può togliere di mano ai propri figli le armi e impedire la guerra…”
Balducci profetizzava che se le religioni non si superano e senza contrapporsi si impegnano per la salvezza di questa terra non hanno futuro!
Oggi 138 saggi musulmani auspicano un dialogo per la pace tra cristiani e musulmani.
Le religioni, come Davide, non possono più camminare con queste armature così pesanti e ingombranti fatte di cultura, di dottrina, di comandamenti, di poteri economici, politici o militari, di cui si sono rivestite. La terra non riesce più a muoversi con leggerezza nell’universo!
E’ stato bello vedere a messa i bambini presentarsi con una ciotola in mano, attorno ad un tavolo su cui un fiume arancione di foglie tracciava una strada, e poi raccogliere il pane da offrire a Dio perchè lo benedicesse,  per  poi donarlo ai presenti perchè ne mangiassero e si impegnassero a saziare la fame e la sete di tutti gli affamati e assetati di giustizia.

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La rivincita del fratello maggiore

Wednesday, October 10th, 2007
 La rivincita del fratello maggiore
Figlio prodigo

di Pasquale.
Un padre aveva due figli… incomincia così una delle parabole più belle del vangelo. Il più giovane se ne va di casa e quando torna, dopo aver sperperato tutto, il padre organizza una grande festa. Il fratello maggiore, tornando dai campi, si rifiuta di partecipare alla festa di suo fratello!

Il padre non si da pace ed esce, va dal figlio maggiore e lo prega di entrare.

Ma qui la parabola si interrompe. La festa sarà continuata lo stesso? Il fratello maggiore sarà rientrato? E il padre, se il fratello maggiore non fosse voluto entrare, con chi sarebbe rimasto?

Io credo che quella storia sia ancora da concludere…sono passati 2000 anni e qualcosa è cambiato.

Quel giorno ormai si era fatto buio e il padre è rientrato, ha salutato e poi si è ritirato nelle sue stanze.

Non ha più organizzato feste! E’ diventato sempre più taciturno… qualcuno cominciava ad insinuare che era ormai troppo vecchio e forse ammalato.

Il fratello maggiore rimasto fuori,  ha raccolto intorno a sè un gruppo di servi, quelli che lo avevano avvertito di ciò che stava succedendo in casa, come il padre fosse andato fuori di testa, e che se non si faceva qualcosa chissà cosa sarebbe successo. Erano servi che per migliorare la propria condizione amavano mormorare, insinuare sospetti in cerca di favori.

Fecero passare la festa  meditando una rivincita! Assunsero toni seri, da persone responsabili: si parlava di bene comune  – di futuro del paese…quello che era in gioco non era tanto un patrimonio, quanto un sistema di valori, di regole , di principi, insomma le radici di una società che contava secoli di storia!

Cominciarono a ritrovarsi ogni tanto, convinsero altri della giustizia della loro causa, finchè un giorno il fratello maggiore rientrò in casa, salutò il padre, si informò della sua salute, lo convinse che era bene che lui si preoccupasse un pò di se stesso.

Avrebbe presenziato a tutte le manifestazioni ufficiali  limitandosi ai convenevoli. Alla casa ci avrebbe pensato lui!

Al fratello più giovane, neppure si preoccupò di rivolgere un saluto: d’altronde non gli aveva mai rivolto la parola: bastava ignorarlo! Cosi debole, indifeso com’era senza il padre, si sarebbe adattato ad una vita da servo: al suo ritorno l’aveva chiesta lui stesso … oppure, la porta era sempre aperta e se voleva andarsene nessuno glielo avrebbe impedito, ma sia ben chiaro: a mani vuote! e senza prospettiva di ritorno.

Il ricordo di una festa piena di musica e allegria era lontanissimo!

Non che il figlio maggiore non ne facesse, anzi spesso coi suoi amici si ritrovava a far festa, dove non mancava mai un capretto: era diventato quasi un rito per ricordare quel capretto che il padre non gli aveva mai dato!

Tra di loro si chiamavano amici, facevano a gara per occupare i primi posti e contraccambiare. Si parlava di amicizia ma tutto sapeva di un vecchio sistema chiamato servilismo.

Il padre non partecipava mai a questi banchetti!

Quelli in cui il padre chiamava tutti i poveracci del paese, anche se stranieri, magari senza permesso, senza lavoro, e forse anche di un’altra religione e li faceva sedere al posto d’onore si ricordavano con un sorriso di compatimento.

Intanto gli affari di casa andavano bene:  le regole erano chiare, rigide e si facevano rispettare in modo sempre più intransigente e se per caso qualcuno osava trasgredirle non era escluso l’uso della violenza!

Tutto sempre per il bene comune… anche se si trattava di una guerra… magari  la si chiamava umanitaria tanto che un bambino si chiedeva: ma se è guerra come può essere umanitaria e se è umanitaria come può essere guerra?

I confini si ampliarono e tutti quelli che erano dentro si dicevano parte di una comunità, gli altri erano extra-comunitari   che voleva dire non appartenenti al gruppo degli amici, di conseguenza piano piano sono diventati semplicemente nemici. Si può far parte di questa comunità, ma prima bisogna farsi spogliare di tutti i propri beni, rinunciare alla propria identità e accettare le regole del “fratello maggiore”. La rivincita è completa.

Ma la nostalgia di libertà non ha mai cessato di ardere nel cuore del figlio più giovane e il padre alla finestra a spiare quando questi sarebbe ripartito per riprendere il cammino verso la libertà. E quando ha visto quel fiume arancione di monaci, con le loro tazze in mano, uscire dai monasteri e percorrere le strade della Birmania  e suscitare la speranza nel loro popolo che un sogno stava per realizzarsi, forse ha avuto un sussulto… e se lo facessero i rappresentati di tutte le religioni!!!

E poi il suo sguardo si è fermato su tanti uomini e donne che non han fatto dell’obbedienza una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, (per dirla alla d. Milani) e si sono mossi su strade nuove, a volte senza sbocchi, facendo scelte  secondo coscienza…andando contro gli scribi e i farisei di oggi con tutto il loro codazzo di amici sempre pronti a fare i moralisti e a ricordare il buon senso, l’ordine, le radici profonde di un sistema.

Forse il cuore di quel padre sta ricominciando a sussultare di gioia come quello di Giovanni il Battista, quando, ancora nel seno della madre, ricevette la visita di una ragazza incinta di un figlio che voleva tutto figlio di  Dio e tutto figlio di questa umanità con tutte le sue contraddizioni: quella donna si chiamava Maria! Quella donna si chiama…

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Tra “dico” e pedofilia

Friday, June 22nd, 2007

di Pasquale

E’ un pò di tempo che si parla di coppie di fatto: c’è stata una grande manifestazione a Roma in difesa della famiglia, dei valori cattolici della famiglia, soprattutto per rendere impossibile l’esistenza di coppie di fatto e tanto meno omosessuali.

E’ un pò che si parla di pedofilia, soprattutto riguardante i preti: è di questi giorni la polemica su un video della BBC che la Rai ha trasmesso.

Parlando delle coppie di fatto si vuole difendere il diritto naturale, come unico in grado di dare un’immagine di quello che si chiama l’amore di Dio per l’umanità!

Ma quando l’amore fra due persone è segno dell’amore di Dio?

C’è una storia nel vangelo: Gesù doveva recarsi in Galilea: non prese la strada dritta, ma deviò, sconfinando in terra di gente che nel giudizio del suo popolo aveva fama di razza religiosamente bastarda. Si fermò ad un pozzo a Sicar; l’aveva scavato Giacobbe 1000 anni prima, era l’ora più calda del giorno. Arrivò una donna e tra i due si intreccia un dialogo profondo e intriso di tenerezza. Si parla molto di sete, di acqua fino ad una domanda quasi imbarazzante: Gesù le chiede di andare a chiamare suo marito e lei risponde di non avere marito… ne aveva avuti cinque!

La domanda di Gesù non è impertinente, ma, considerando il contesto e che nella bibbia il rapporto tra Dio e il suo popolo era sempre stato rappresentato dalla relazione tra un uomo e la sua sposa in quella domanda vuole chiederle quale religione sta praticando ora visto che tra la sua gente si erano succedute e mischiate cinque religioni. Di qui si comprende la successiva domanda della donna sul dove si deve allora adorare Dio: a Gerusalemme o sul monte Garizim. Di qui la bellissima risposta di Gesù: nè qui nè là, “ma i veri adoratori adoreranno Dio in spirito e verità!“.

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Grazie di tutto William!

Tuesday, February 27th, 2007

Grazie di tutto William!

di Pasquale

La bara di William stava per essere calata nella fossa appena scavata quando è risuonato il grido di un suo amico: “Grazie di tutto William!”. Nessuno ha saputo trattenere le lacrime e un lungo applauso.
William aveva 43 anni! Una morte violenta lo ha stroncato.
In quel momento ho pensato ad un episodio della bibbia: Abramo aveva un figlio, avuto quando ormai era vecchio e Dio ad un certo punto gli chiede di salire sopra un monte e di sacrificarlo… e Abramo parte con Isacco e la legna per il sacrificio. Quando Isacco si rende conto della sua sorte non vi si sottrae, non vi si oppone non vi si ribella…
Perchè Dio chiede ad Abramo di sacrificare il suo figlio, il suo unico figlio che aveva tanto desiderato e che amava? E perchè accetta di compiere un gesto così inaudito?

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Abbè Pierre: Mio Dio…perchè?

Saturday, January 27th, 2007

Mio Dio…perchè?

di Pasquale

Ho incontrato l’abbè Pierre, più di trent’anni fa, in un incontro che si teneva nel duomo di Parma. Nella maestosità della cattedrale, in cima alla lunga gradinata che portava all’altare, parlava questo
piccolo uomo quasi nella penombra. Sembrava fragilissimo, faceva quasi tenerezza, ma la sua voce teneva tutti in silenzio e vigili!

E’ morto lunedì 22 gennaio a 94 anni.

Ho ripreso in mano i suoi libri e li ho sfogliati per ravvivare il ricordo di quest’uomo mite. Una persona, per tanti anni, la più amata in Francia, ma nello stesso tempo molto schiva da dire: “sono così stanco di tutto ciò che mi ha trasformato in spettacolo…è sovente un modo per sfuggire alle proprie responsabilità! “.

Bambino resta colpito quando scopre che suo padre aiuta, con grande discrezione, numerose famiglie cadute in miseria; a 15 anni compie un pellegrinaggio ad Assisi; a 19 rinuncia ai suoi beni e si fa frate cappuccino. Scoppia la guerra ed entra nella resistenza; poi in politica e viene eletto deputato. Nel 1949 incontra Georges, un ex-detenuto che medita di suicidarsi. “… vedi, tu sei un disgraziato, ma io non posso darti nulla…non riesco a far fronte a tutti gli impegni che mi sono assunto per aggiustare una casa e accogliere tutti coloro che si presentano in cerca d’aiuto. Sono stanco, ma tu, dal momento che vuoi morire, non c’è niente che ti preoccupa: non puoi darmi una mano per aiutare gli altri?”

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E’ Natale…ma non dire mai cos’è Natale

Monday, January 1st, 2007

E’ Natale…ma non dire mai cos’è Natale
…di Pasquale

L'omelia della notte di natale 2006

Fu annunciato ad un rabbino che era nato il messia. Si affacciò alla finestra, una finestra che dava sul mondo, e vide che la fame, le malattie, le guerre continuavano a segnare la vita degli uomini, rientrò scuotendo la testa: la notizia era falsa!
Sono tanti che in questi giorni, si sono preoccupati di smentire questo rabbino, parlando di un Natale vero, serio, profondo, sereno: un natale che da un senso alla vita “dal suo concepimento fino alla sua fine naturale“…
Ho provato molto disagio di fronte a tutte queste certezze. Sono anni che rifletto a voce alta sul natale e dovrei ormai aver idee chiare sul suo significato, invece mi riesce sempre più difficile sostenere certezze sul mistero del natale. Parafrasando un’espressione di Turoldo: “non dire mai cos’è la vita…“, direi: “non dire mai cos’è il natale…”
Le certezze mi sembrano oggi arroganti e presuntuose, amo il silenzio di Maria, il suo “custodire e meditare nel suo cuore tutte queste cose“.
Leggendo coi bambini il racconto del natale redatto da Luca ci siamo chiesti cosa ci sia di vero in quella storia!
Il racconto, scritto molti anni dopo l’evento Gesù, ci vuole parlare di quella che è stata la sua vita piuttosto che della sua nascita.
Giovanni Vannucci, ci offre una lettura attenta al simbolismo di questo racconto: Gesù nasce il 25 dicembre per far coincidere la sua nascita col solstizio d’inverno in cui veniva celebrata la risurrezione del sole; nasce in una grotta simbolo universale delle origini, archetipo di ogni rinnovamento dei cicli della vita. Gesù è nato in una grotta e in una grotta fu sepolto, da dove è risorto nella pienezza della vita. E’ nato da una vergine simbolo di una terra non inquinata, terra intatta, senza pregiudizio, egoismo: da essa la vita può riprendere il suo corso fecondo. La grotta, la vergine-madre, il fanciullo sono i simboli dell’annullamento di quanto l’uomo ha costruito negando la semplicità e sanità della vita, sono il rovesciamento dei templi, dei riti, delle ideologie che nascono dall’affermazione di sè e dall’avidità.
Il natale non porta con sè risposte, ma segni, silenzi, personaggi, tutto sommato anonimi e…angeli, portatori di messaggi che solo il cuore può ascoltare.
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Tu, non abdicare

Monday, December 4th, 2006

Tu, non abdicare
di Pasquale…

Il secolo scorso quando in Europa i totalitarismi cominciarono a prendere piede sotto forma di regni o dittature, anche la chiesa, per non essere da meno istituì il suo regno, eleggendo Gesù a Re dell’universo. Si celebra questa festa l’ultima domenica dell’anno liturgico, in genere verso la fine di novembre.
Parlandone coi bambini emerge che non amano molto l’immagine di un Gesù che faccia il re, perchè questo sottintende prendere decisioni senza consultare nessuno, decidere della vita e della morte dei sudditi, appropriarsi di beni e terre per i propri interessi..
Non è facile, per fortuna fare accettare ad un bambino l’immagine di un Gesù re!
Noi grandi abbiamo risolto il problema, dicendo che il suo regno non essendo di questo mondo, va relegato all’aldilà.
Ma, mentre Gesù parlando con Pilato durante il processo che lo porterà sulla croce, dice , sì, che il suo regno non è di quaggiù, ma alla domanda esplicita di Pilato: “tu sei re?” risponde affermando che sì, lui lo è, e che per questo è nato e per questo è venuto in questo mondo. Allora il suo regno non è di un altro mondo, ma reale nel nostro tempo e nella nostra storia.
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