Il papa e la “sapienza”
Monday, February 4th, 2008Di Pasquale
“Colui che cerca la verità dovrebbe essere più umile della polvere” amava ripetere Gandhi.
Forse questo mancava al papa nel suo recarsi all’università “la Sapienza”.
Si è parlato di intolleranza, di mancanza di libertà. Mi ha spaventato il grido di: “libertà!” che i giovani di C.L. hanno urlato nella sala Paolo VI il mercoledì e la la risposta del papa : “e adesso, andiamo avanti insieme!!! “ Libertà rispetto a chi? Avanti verso dove?
Era l’inaugurazione dell’anno accademico, si dovevano tracciare le linee programmatiche dell’anno, qualcuno ha fatto notare al rettore l’inopportunità che a farlo fosse uno che si presentava come vescovo di Roma, come papa, “colui che guarda da un punto di osservazione sopraelevato…colui che mantiene la comunità sulla via verso Dio indicata da Gesù – e non solo indicata: egli stesso è la via! In base a questo sentiva il dovere di invitare la ragione a percepire Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.”
Il papa avrebbe potuto andare quando voleva a parlare all’università, ma ciò che è stato espresso è stata l’inopportunità di quella data e di quella modalità. E’ stato poi comodo fare ricadere la colpa di questo mancato evento su pochi professori tacciandoli di estremisti, quando in realtà la decisione di non andare del papa è stata presa dal vaticano o dal governo italiano per motivi che forse si possono intuire.
Abituato com’era a folle osannanti forse non accettava la contestazione. Sarebbe stato bello che il papa si fosse seduto e dopo la sua lezione avesse accettato il confronto e il dibattito con professori e studenti, senza porsi su un piano sopraelevato.
Mi piace molto una espressione di un autore francese E. Jabes, che dice: “non chiedere la strada a chi la conosce, ma a chi come te la cerca“.
Negli anni Sessanta dom Helder Camara, vescovo di Recife scrisse al papa una lettera nella quale propose che, per realizzare la sua missione con maggiore libertà tornasse ad essere semplicemente il vescovo di Roma e primate delle chiese d’occidente, tornasse ad abitare nel palazzo del Laterano, rinunciasse ad essere capo di stato, quindi alle nunziature e comunicasse con gli Stati attraverso i vescovi locali. Il cardinale Villot, segretario di stato, gli rispose scrivendo: “Il santo padre ha ricevuto la sua lettera e gradisce la sua collaborazione, ma lei deve comprendere che non viviamo più ai tempi del vangelo!“.
Mi chiedo che cosa ci sia in gioco soprattutto dopo la manifestazione della domenica in piazza S. Pietro, dietro la passerella di tanti politici che col vangelo credo abbiano ben poco da spartire, dietro quelle sigle di movimenti che hanno nei loro nomi espressioni militaresche, come legionari, milizia…non mi sembrano termini propriamente evangelici! Mi sembrava un clima da crociata!
Se si fossero occupati del Kenya, o avessero espresso il proprio dissenso su tante violenze palesi o occulte che si perpetrano quotidianamente…forse!
Quando la verità ha bisogno di forza per imporsi non è più verità. La verità si mostra da sola è la menzogna che ha bisogno di essere dimostrata! Perchè questa chiesa cerca sempre l’appoggio nei poteri di turno? Sembra solo voler mascherare la paura di perdere la sua ragion d’essere.
Forse una chiave di lettura potrebbe venire fuori da Galileo! Venne condannato, perchè mettendo in discussione la visione del mondo rischiava di rendere vana la parola della bibbia, quindi di Dio. In quel caso era messa in crisi la credibilità della chiesa.
Allora si trattava di cose comunque non vitali, inanimate.
Oggi in gioco c’è il senso della vita stessa: la scienza oggi è impegnata in questo campo, partendo dalla ricerca, dalla ragione e non dalla rivelazione; e se alla religione viene tolto potere sul senso della vita che cosa le rimane? La paura è quella di non avere più ragione di esistere! Io credo che se tornassimo ai tempi del vangelo…Gesù non aveva di queste paure!
Il giorno in cui a Roma c’era tutta quella gente in piazza a difendere le ragioni del papa, a Sorrivoli è morta una giovane mamma di due ragazzi: mi son chiesto che cosa aveva da dire tutta quella arroganza a quei due figli! Assolutamente nulla! Ne vedevo solo tutta la banalità e tutto il vuoto! E di storie di questo genere ce ne sono tante e nessuna ostentazione di possesso della verità può dire qualcosa.
Solo la capacità di relazionarsi, di essere amici… ed è più difficile che proclamare delle verità!
Una amica a cui è stato chiesto cosa si poteva fare a Cesena come intellettuali per esprimere la propria solidarietà al papa, ha risposto: “L’arroganza perde sempre, comunque. Stia negli uomini di fede o in quelli di scienza. Abbiamo perso la forza dell’ascolto e la grazia della diversità. Se non avremo occhi per gli altri nessuno più guarderà noi“














