Archive for the 'Pensieri in libertà' Category

Il superfluo

Monday, December 4th, 2006

Il superfluo
di Pasquale…

Gesù è arrivato a Gerusalemme, manca poco alla pasqua, alla sua pasqua; c’è molta gente in quei giorni in città, e lui passa una giornata nel tempio: parla discute, insegna, ma soprattutto guarda!
Diceva mentre insegnava: “guardatevi dagli scribi, amano i primi seggi…i primi posti…fanno finta di pregare…divorano le case delle vedove…” E osserva come tanti ricchi gettavano molte monete nel tesoro del tempio, mentre una povera vedova vi gettò due spiccioli (bisognava dichiarare ciò che si dava!) E lì arriva l’ultimo insegnamento di Gesù prima di morire: “…tutti hanno dato del loro superfluo, quella vedova, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere“.
Non si tratta solo di dire che non è la quantità che conta, ma la gratuità del dono e quanto ci metti di tuo, ma, siamo nel tempio e Gesù ne fa una questione di culto: c’è un culto che a Dio piace e c’è un culto che Dio chiama superfluo!
La vedova è povera: è povera perchè è sola, come donna non può svolgere un lavoro retribuito, non ha nessuno che possa garantirle da vivere, è costretta ad impegnare i suoi beni per campare e gli usurai, facendo finta di aiutarla, non fanno altro che divorare “la sua casa“; è povera perchè nessuno ferma lo sguardo su di lei, e una persona che non è guardata da nessuno è la persona più sola che esista: uno sguardo carico di affetto rende vivi!
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Fra voi però, non è così!

Monday, December 4th, 2006

Fra voi però, non è così!
di Pasquale…

Ci sono giorni in cui i fatti si accavallano e i pensieri si confondono senza trovare ordine.
Mentre scrivo si sta svolgendo a Verona il quarto convegno della chiesa italiana: una iniziativa nata dopo il concilio con scadenza decennale: 2700 delegati, 206 gigantografie con immagini di santi che hanno fatto la storia d’Italia, e il papa per ribadire le cosiddette radici cristiane della cultura occidentale, radici purtroppo molto superficiali perchè non vanno a radicarsi nel vangelo, ma solo alla cultura religiosa pre-conciliare, così con la scusa di rinnovare il concilio lo si affossa maggiormente. Dopo che l’arcivescovo di Milano fra le righe della sua lunga prolusione lascia intravvedere qualche spiraglio di apertura “è meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo” e don Franco Mosconi, monaco camaldolese che nella meditazione introduttiva si domanda: “cosa ne abbiamo fatto della Parola di Dio a 40 anni dalla Dei Verbum” il documento che sottolineava la centralità della parola di Dio nella vita della chiesa come autorità assoluta, non si possono non vedere le assenze come quelle di Alex Zanotelli e di Don Ciotti rappresentanti di una base ampia e frastagliata che non è presa neppure in cosiderazione, forse sintomo di paura all’interno di questa chiesa, una paura che è poi ciò che tarpa le ali alla speranza che dovrebbe essere il motto del convegno.
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Il lembo del mantello

Thursday, October 12th, 2006

di Pasquale…

Il Castello di Sorrivoli tra mille fiori

Nel 1991 il cardinal Martini, scrisse la sua annuale lettera alla diocesi di Milano intitolandola “il lembo del mantello“. Intendeva parlare del rapporto tra i mass media e la chiesa, come se questi potessero essere una frangia della comunicazione nella chiesa.

L’immagine è tratta da un episodio evangelico in cui una donna che da 12 anni soffriva molto e che aveva speso tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, venendo tra la folla , alle spalle di Gesù, toccò il suo mantello, perchè diceva: “se riuscirò anche solo a toccare il lembo del suo mantello, sarò guarita“.

Non si parla mai nel vangelo del mantello di Gesù. Si parla della tunica, del grembiule, ma mai del mantello: non è tra i capi che i soldati si dividono alla sua morte!

Nella bibbia si dice che se uno prende in pegno il mantello di un povero, glielo deve restituire al tramonto, perchè per quell’uomo il mantello è come la sua casa, l’unico modo per ripararsi la notte.

Elia, col suo mantello divide le acque del Giordano e dopo la sua morte Eliseo, suo discepolo, lo indosserà, rivestendosi cosi del suo potere, spirito.

Rut, una donna Moabita, chiederà a Booz di “stendere un lembo del suo mantello” su di lei per esprimere la volontà di sposarla e di dargli una discendenza. Da quella relazione passa la stirpe di Davide.

S. Francesco e S. Martino divisero i loro mantelli coi poveri, come segno di relazione privilegiata.

Il mantello è qualcosa di più di un indumento. Pare che qualcosa dell’aura che avvolge ogni persona , sia rappresentata dal mantello.

Gesù reagisce a quel tocco con una domanda . “chi mi ha toccato?“.

Sente che è stato toccato sul vivo!

Ma non è arrabbiato. La folla che gli si stringe intorno come gli fanno notare i discepoli in realtà non lo tocca sembra dire Gesù.

Ma questa donna senza volto, senza nome che ha speso tutto senza alcun risultato colpisce Gesù.

Penso a tanti clandestini, uomini e donne senza volto e senza nome che hanno speso tutto senza alcun risultato…

penso a Sara, al suo viaggio dall’Iraq all’Italia …

Resta la speranza di poter toccare il lembo di un mantello…

Sono persone che non vogliono disturbare, fare clamore, che non cercano successo, riconoscimento, pubblicità,…

A loro, sembra bastare il toccare qualcosa di vivo.

Si può toccare in maniera superficiale, si può toccare in maniera da ferire, si può toccare in profondità, come a chiedere di poter essere amati, riconosciuti…

Si può toccare con le mani, con uno sguardo, con una parola, con delle scelte, con dei fatti, degli atteggiamenti…

Si può tendere una mano per cercare di afferrare un appiglio e rischiare di trovarsi senza mano…

Quando si parla di religione spesso l’oggetto che si cerca di toccare è qualcosa di freddo, di duro, di morto: è di marmo o di bronzo lo si tocca fin quasi a consumarlo!

… ma senza risultato.

Il mantello è qualcosa di vivo.

Una religione viva è qualcosa che si lascia toccare senza afferrarti per impossessarsi di te, senza chiederti il conto. La frase di Gesù è stata troppo spesso letta come una richiesta di pegno da pagare, mentre Gesù voleva sola ringraziare quella donna per averlo toccato con affetto e sincerità, per averlo toccato in profondità, e si preoccupa solo di garantirle la sua libertà: “ vai in pace…

Quando si cerca di andare verso la vita di un altro bisognerebbe non pretendere di cambiarla, di forzarla e sperare di non essere strumentalizzati o comprati.

Oggi il sospetto è tale che quando ci si avvicina a qualcuno per toccarlo sembra lo si voglia fare solo per ferire o per rubare…

E’ una malattia impossibile da curare quella del rispetto nelle relazioni, si rischia di spendere tutto senza ottenere niente!

Mi piacerebbe che nessuna religione pretendesse di impadronirsi di chi con discrezione cerca di avvicinarsi, mi piacerebbe che il contatto con la fede non avvenisse attraverso la pesantezza del marmo o del bronzo, ma la leggerezza di un mantello che si lascia sollevare dal vento…

Mi piacerebbe che quando uno uomo di religione cerca di dialogare con un’altra espressione di fede lo facesse con la stessa delicatezza di quella donna.

Mi piacerebbe che quando una Sara, allunga una mano per chiedere un pò di vita non gli venisse amputata o legata…

Mi piacerebbe che tanti uomini e donne che hanno allungato le mani per afferrare un pò di speranza , per la delusione, non perdessero la sensibilità nelle loro mani…

Mi piacerebbe…

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Lo spirito…

Wednesday, July 12th, 2006

di Pasquale

Capita, soprattutto in primavera che, a Sorrivoli, arrivano giornate di vento, accompaganate da temporali e tuoni: sono la paura degli agricoltori, che temono l’incombere di una grandinata. Ma questo offre l’opportunità di gustare spettacoli che ti lasciano senza fiato. Il sole fa brillare il mare e tutto sembra trasparente, lo stesso castello sembra specchiarsi nel mare.
Nella bibbia quando si parla del fatto che gli apostoli ricevono lo spirito santo, si dice che è come un essere travolti da un forte vento e da un temporale pieno di tuoni.
Sembra quasi si voglia dire che che lo spirito santo rende le persone trasparenti come il cielo e luminose come un mare dopo un temporale, tanto da potercisi specchiare dentro.
Ma che cosa è questo spirito santo? Questo personaggio che accanto ad un padre e ad un figlio forma quella strana realtà che viene chiamata Trinità.
Ricordo che una volta Benigni parlando della Trinità diceva: ” ma se c’è un padre e c’è un figlio, ci dovrà pur essere una madre!”
Da dove è saltato fuori questo Spirito santo?
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Fate questo in memoria di me…

Friday, June 2nd, 2006

Fate questo in memoria di me…

di Pasquale

E’ tempo di prime comunioni.
Tutto è nato quando Gesù, durante l’ultima cena, prese nelle sue mani del pane e del vino li benedisse, li offrì ai discepoli dicendo di mangiarne e di berne tutti e poi raccomandò di fare quello in memoria di lui.
Ma noi di che cosa facciamo memoria quando facciamo la comunione?
Penso sia bene ripartire dai segni e dalle parole di quella sera.
Un giorno d’autunno tanti chicchi di grano sono stati gettati in terra e la terra come una madre, li ha accolti nel suo grembo. Il cielo ha donato alla terra l’acqua e questa ha fatto germogliare il seme. Il sole ha maturato la spiga e l’uomo col lavoro delle sue mani, ha dato forma al pane… Ci sono volute nove lune, ci sono volute tutte e quattro le stagioni, c’è voluta la terra, l’acqua, il sole, la fatica dell’uomo.
Il pane è frutto di (more…)

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Pasqua 2006: Cristo è risorto!

Wednesday, April 26th, 2006

Pasqua 2006: Cristo è risorto!

di Pasquale

Cristo è risorto! E’ veramente risorto! E’ il saluto della Chiesa ortodossa a Pasqua.
Ma “Cristo, è veramente risorto?”.
Si legge nel Vangelo che “le donne donne corsero a dare l’annuncio ai discepoli” e…” mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città ed annunciarono ai sacerdoti quanto era accaduto”.
Stesso fatto: due risultati opposti.
Le donne dicono che è risorto, le guardie che è stato rubato. Delle donne si dice che “vaneggiavano”, delle guardie invece che sono pagate per dire che il suo corpo è stato rubato. Allora, è veramente risorto?
Marco, l’evangelista racconta che mentre un angelo dice alle donne di andare e dire ai discepoli che Gesù è risorto, queste “fuggirono via e non dissero niente a nessuno”. Le donne, che a differenza degli uomini fuggiti appena Gesù fu arrestato, erano rimaste fino alla croce, adesso, davanti alla risurrezione fuggono! Morte e risurrezione: due eventi che portano alla fuga.
Di solito quando Gesù faceva un miracolo si raccomandava di non dire niente a nessuno e tutti invece non facevano che parlarne; una volta che dice di parlare, queste fuggono e non dicono niente!
Sembra che ci sia gusto a fare il contrario di quello che Dio dice!
Ci si potrebbe anche chiedere che non sia proprio questo il modo di annunciare la resurrezione : fuggire e non dire niente!
Bisogna trovare il codice interpretativo di questo evento.
Di fronte alla risurrezione non si trova un linguaggio adeguato. E il più pericoloso di questi linguaggi è quello di metterla sul piano etico. Gesù è risorto per i meriti acquisiti durante la sua vita e rimane nei valori, nella capacità di fare del bene. In un mondo così caotico, prendersi cura del debole, assumersi delle responsabilità sociali , politiche è necessario, ma non basta per spiegare la risurrezione. Significativo è l’episodio che introduce la morte e risurrezione di Gesù: una donna rompe un vaso di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore e unge il capo di Gesù suscitando l’ira e l’indignazione dei discepoli. “Si poteva venderlo e dare i soldi ai poveri!” Sembra che quello spreco assolutamente gratuito sia la chiave di lettura di quegli eventi. La morte e la risurrezione di Gesù appartengono alla logica del gratuito al limite dello spreco.
Ma se la risurrezione non appartiene alla necessità, alla condizione etica, ma al gratuito, alla novità che non ha precedenti, perchè tanta fatica nell’accettare questa nascita dall’alto? Perchè non solo la morte è dolorosa, ma anche la nascita: di qui la fuga e il silenzio delle donne.
Eliot in una poesia sui Magi mette in bocca ad uno questi ormai anziano che rievoca quel lontano viaggio: ” …veduto avevo già nascita e morte, ma le credevo differenti. Questa nascita fu aspra e amara agonia per noi come la morte…”
La fuga e il silenzio delle donne, il loro rimanere sulla strada, il loro ripartire dalla Galilea per ripercorrere le tappe della vita di Gesù rappresentano il tempo della gestazione fatto di riservatezza, pudore, silenzio, gratuità, senza alcun interesse, condizioni necessarie per ogni parto.
La notizia trasmessa dalle guardie, legata al denaro, più che un parto è un aborto.
L’arroganza a volte con cui si predica la risurrezione o il vantaggio che se ne vuole trarre, che può essere anche di natura culturale o spirituale non rispetta la fatica della gestazione. La risurrezione non è un fatto acquisito, ma un cammino faticoso come la nascita e la morte.
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VINO NUOVO IN OTRI NUOVI

Monday, March 6th, 2006

VINO NUOVO IN OTRI NUOVI
di Pasquale

Il Castello di Sorrivoli - scorcio dall'entrata in paese da via Faggeto

Un giornale danese ha pubblicato a settembre delle caricature rappresentanti Maometto. L’Islam proibisce la rappresentazione grafica del profeta. Solo dopo diversi mesi è scoppiato uno scandalo di portata planetaria scatenando reazioni ed ulteriori provocazioni in tutto il mondo, ma soprattutto causando la morte di diverse persone.
Lo scandalo è esploso quando alcuni religiosi musulmani dalla Danimarca si sono recati in visita nei paesi del golfo e in Egitto. Le informazioni o disinformazioni espresse da questi hanno provocato violenza e morte. La questione delle caricature obbliga ad una riflessione: che cos’è grave nella pubblicazione di questi disegni? Il fatto che sia stato rappresentato Maometto? Perchè ci si è presi gioco di lui? O perchè lo si è assimilato ad un terrorista?
Il mondo islamico al suo interno sta vivendo una profonda crisi. Chi può negare che i governi del Medio Oriente non abbiano tutto l’interesse a tenere occupati i loro popoli e ad offrire loro nemici lontani da schernire per impedire che pensino al rovesciamento dei loro regimi dittatoriali?
Si sa che le casse dei paesi musulmani produttori di petrolio sono piene da scoppiare di biglietti verdi. I giornalisti colgono segnali di una disaffezione al dollaro. Che succederebbe se questi Paesi decidessero di vendere dollari per comprare euro? Allora quando si sente il governo Americano criticare le caricature e difendere gli arabi qualche perplessità emerge.
Dal punto di vista occidentale mi chiedo quale fosse l’intenzione del giornale danese. Il mondo musulmano è profondamente tormentato da un sentimento di umiliazione che, data la suscettibilità di questa cultura, è irresponsabile trascurare. I giornalisti danesi sapevano molto bene ciò che facevano e la loro provocazione ha funzionato. Ogni volta che i musulmani vengono provocati gratuitamente, gli estremisti trionfano. I moderati, già poco ascoltati nelle loro comunità, sono ancora più sommersi dal baccano degli estremisti. E’ questo che vuole una certa parte del mondo occidentale ben rappresentata in Italia dalla Lega Nord che attraverso la Padania ha deciso di pubblicare tutte le 12 vignette satiriche su Maometto sostenendo che gli attacchi alla satira sono in realtà diretti contro la libertà di stampa: “ci mancherebbe che in casa nostra facessimo comandare gli islamici!” Per questi l’islam non può e non deve essere che furore, protesta, e violenza.
Ma se la ragione è la difesa della libertà di informazione, di stampa e di satira, chissà perchè lo stesso giornale danese ha rifiutato di stampare vignette che ridicolizzavano Gesù, perchè rischiavano di offendere alcuni cristiani!
E a proposito di libertà di stampa basta ricordare le parole di Berlusconi da Sofia il 18 – 04 – 2002: “L’uso che Biagi, Santoro, e… come si chiama quello là? …ah sì Luttazzi, hanno fatto della televisione è stato criminoso. Preciso dovere della nuova dirigenza Rai è di non permettere più che questo avvenga“. (more…)

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DEUS CARITAS EST

Wednesday, February 8th, 2006

DEUS CARITAS EST
di Pasquale

Dio è amore: questo il titolo della prima enciclica di Benedetto XVI, firmata il giorno di natale, ma pubblicata il 25 gennaio. Una lettera non tanto programmatica, quanto espressione di un quadro biblico, teologico e pastorale in cui intende muoversi. Forse un primo pilastro per la costruzione di un edificio in grado di far fronte al relativismo.
Vorrei rilevare alcuni passaggi, alcune prospettive, alcuni silenzi.
Parte analizzando il concetto di amore espresso da due parole: eros, parola che veniva usata nella cultura greco-romana che sta per amore come passione; e agape, parola privilegiata nel vangelo e che sta per amore come dono di sè.
Contesta Nietzsche che accusa il cristianesimo di aver avvelenato l’eros facendolo apparire un vizio, sostenendo che il cristianesimo legando l’agape all’eros ha reso un vero servizio all’amore!L’amore umano ha molte facce, ma l’archetipo è quello tra un uomo e una donna che nel matrimonio monogamico, basato su un amore esclusivo e definitivo, diventa l’icona del rapporto di Dio col suo popolo, ma esso per esprimersi compiutamente deve saldare in modo equilibrato eros e agape, ed essere consapevole della propria finitudine, che solo Dio-Amore può colmare.
Suggestivo il richiamo al Cantico dei cantici, questo libro che nella bibbia parla d’amore, dove vengono usate in successione due parole per parlane. La prima è “dodim”, plurale che esprime l’amore ancora insicuro, in una situazione di ricerca indeterminata. L’altra è “ahabà” che esprime l’amore che diventa scoperta dell’altro, cura dell’altro: in greco verrà tradotta agape.
La peculiarità di questo rapporto esclusivo e “per sempre” è messa in relazione con l’unicità del Dio della bibbia, a sua volta unico ed esclusivo, perchè capace di un amore personale ed elettivo. Un altro tassello contro il relativismo!
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Natale 2005

Saturday, December 31st, 2005

Natale 2005

di Pasquale

Sono sempre suggestive le nostre tradizioni coi loro riti, canti, luci, colori, gesti, e veglie, ma il pericolo è che diventino le nostre prigioni. Non c’è Natale per l’80% dell’umanità; dove ci sono i poveri non arriva nulla. Dobbiamo vivere con inquietudine i nostri riti, le nostre tradizioni, consapevoli ch_e di tutto ciò che noi facciamo Gesù direbbe: “non rimarrà pietra su pietra…
Allora credo che pur dovendo adattarci alla cultura a cui apparteniamo, dobbiamo farlo con animo inquieto sapendo di dover andare oltre, perchè non tutto vada distrutto: finchè ogni figlio di donna non nascerà nella gioia su questa terra e non sarà circondato dalla pace i nostri riti saranno peccaminosi.
La prima cosa che dobbiamo salvare del natale, credo sia il comportamento dei protagonisti: Gesù in primo luogo, poi Maria e Giuseppe: non hanno pronunciato una parola! Questo loro silenzio va recuperato e rispettato. Abbiamo fatto dire loro troppe cose, abbiamo messo in bocca a quel bambino troppi principi, troppi dogmi, come avesse le risposte a tutti i problemi della vita, e questi hanno prodotto una religiosità pesante e ingombrante rischiando di renderci prigionieri della stessa e di non riuscire più a venirne fuori, perdendo l’essenzialità di quel volto che si è presentato a noi. Credo che dobbiamo liberare questo bambino da tutto ciò di cui l’abbiamo sovraccaricato, dobbiamo riportarlo alla sua nudità.
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Chiesa e Democrazia

Monday, December 12th, 2005

Chiesa e Democrazia – dicembre 2006

di Pasquale

Era domenica 6 novembre: la comunità di Sorrivoli ha ospitato un gruppo di preti sposati in prevalenza di Cesena e Rimini, ma anche di Torino, Modena, Bologna, Parma e Verona. Si è fatta l’eucarestia, il pranzo e nel pomeriggio una discussione sulla democrazia nella chiesa.
In Italia i preti sposati sono circa 11.000, nel mondo 110.000. Questo con o senza dispensa, cioè non tanto con la riduzione allo stato laicale, il cosiddetto spretato, ma con la dispensa dagli obblighi celibatari. In ogni caso nessuno può svolgere il ministero di prete. Le suore sono il triplo.
La messa è iniziata con il riferimento ad un episodio biblico: la storia di Amos, un profeta dell’8° secolo prima di Cristo. Le sue parole erano come “un ruggito” e la classe sacerdotale nel tentativo di emarginarlo, si rivolse al re dicendo: “Amos congiura contro di te in mezzo alla casa d’Israele, il popolo non può sopportare le sue parole!”
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