di Pasquale…

Nel 1991 il cardinal Martini, scrisse la sua annuale lettera alla diocesi di Milano intitolandola “il lembo del mantello“. Intendeva parlare del rapporto tra i mass media e la chiesa, come se questi potessero essere una frangia della comunicazione nella chiesa.
L’immagine è tratta da un episodio evangelico in cui una donna che da 12 anni soffriva molto e che aveva speso tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, venendo tra la folla , alle spalle di Gesù, toccò il suo mantello, perchè diceva: “se riuscirò anche solo a toccare il lembo del suo mantello, sarò guarita“.
Non si parla mai nel vangelo del mantello di Gesù. Si parla della tunica, del grembiule, ma mai del mantello: non è tra i capi che i soldati si dividono alla sua morte!
Nella bibbia si dice che se uno prende in pegno il mantello di un povero, glielo deve restituire al tramonto, perchè per quell’uomo il mantello è come la sua casa, l’unico modo per ripararsi la notte.
Elia, col suo mantello divide le acque del Giordano e dopo la sua morte Eliseo, suo discepolo, lo indosserà, rivestendosi cosi del suo potere, spirito.
Rut, una donna Moabita, chiederà a Booz di “stendere un lembo del suo mantello” su di lei per esprimere la volontà di sposarla e di dargli una discendenza. Da quella relazione passa la stirpe di Davide.
S. Francesco e S. Martino divisero i loro mantelli coi poveri, come segno di relazione privilegiata.
Il mantello è qualcosa di più di un indumento. Pare che qualcosa dell’aura che avvolge ogni persona , sia rappresentata dal mantello.
Gesù reagisce a quel tocco con una domanda . “chi mi ha toccato?“.
Sente che è stato toccato sul vivo!
Ma non è arrabbiato. La folla che gli si stringe intorno come gli fanno notare i discepoli in realtà non lo tocca sembra dire Gesù.
Ma questa donna senza volto, senza nome che ha speso tutto senza alcun risultato colpisce Gesù.
Penso a tanti clandestini, uomini e donne senza volto e senza nome che hanno speso tutto senza alcun risultato…
penso a Sara, al suo viaggio dall’Iraq all’Italia …
Resta la speranza di poter toccare il lembo di un mantello…
Sono persone che non vogliono disturbare, fare clamore, che non cercano successo, riconoscimento, pubblicità,…
A loro, sembra bastare il toccare qualcosa di vivo.
Si può toccare in maniera superficiale, si può toccare in maniera da ferire, si può toccare in profondità, come a chiedere di poter essere amati, riconosciuti…
Si può toccare con le mani, con uno sguardo, con una parola, con delle scelte, con dei fatti, degli atteggiamenti…
Si può tendere una mano per cercare di afferrare un appiglio e rischiare di trovarsi senza mano…
Quando si parla di religione spesso l’oggetto che si cerca di toccare è qualcosa di freddo, di duro, di morto: è di marmo o di bronzo lo si tocca fin quasi a consumarlo!
… ma senza risultato.
Il mantello è qualcosa di vivo.
Una religione viva è qualcosa che si lascia toccare senza afferrarti per impossessarsi di te, senza chiederti il conto. La frase di Gesù è stata troppo spesso letta come una richiesta di pegno da pagare, mentre Gesù voleva sola ringraziare quella donna per averlo toccato con affetto e sincerità, per averlo toccato in profondità, e si preoccupa solo di garantirle la sua libertà: “ vai in pace…“
Quando si cerca di andare verso la vita di un altro bisognerebbe non pretendere di cambiarla, di forzarla e sperare di non essere strumentalizzati o comprati.
Oggi il sospetto è tale che quando ci si avvicina a qualcuno per toccarlo sembra lo si voglia fare solo per ferire o per rubare…
E’ una malattia impossibile da curare quella del rispetto nelle relazioni, si rischia di spendere tutto senza ottenere niente!
Mi piacerebbe che nessuna religione pretendesse di impadronirsi di chi con discrezione cerca di avvicinarsi, mi piacerebbe che il contatto con la fede non avvenisse attraverso la pesantezza del marmo o del bronzo, ma la leggerezza di un mantello che si lascia sollevare dal vento…
Mi piacerebbe che quando uno uomo di religione cerca di dialogare con un’altra espressione di fede lo facesse con la stessa delicatezza di quella donna.
Mi piacerebbe che quando una Sara, allunga una mano per chiedere un pò di vita non gli venisse amputata o legata…
Mi piacerebbe che tanti uomini e donne che hanno allungato le mani per afferrare un pò di speranza , per la delusione, non perdessero la sensibilità nelle loro mani…
Mi piacerebbe…