25.06.10
Cominciarono a parlare
Raccontando la pentecoste, la discesa dello Spirito Santo, Luca,
cerca di trasmettere il significato che poteva avere lo spirito
santo, usando gli elementi a sua disposizione.
Inserisce il fatto nel contesto di una festa: quella in cui gli
ebrei ricordavano il dono della parola che Dio ha fatto a Mosè, sul
Sinai. E usa il linguaggio dei simboli: il vento e il fuoco.
La cosa più importante del racconto si concentra sull'effetto dello
Spirito: "…e cominciarono a parlare!".
Cominciarono a parlare coloro che non avevano avuto il coraggio
durante il processo di parlare per difendere Gesù!
All'inizio della Bibbia, quando si dice che Dio creò il cielo e la
terra, è lo Spirito Santo che fa cominciare a parlare Dio: "e Dio
disse…"
Lo Spirito, la Ruha, questa realtà femminile ricordata nelle prime
righe della bibbia, è ciò che fa parlare Dio, e questi parlando
chiama alla vita tutte le cose.
Quando un babbo e una mamma insegnano ai propri figli a parlare
cominciano da parole chiave, c'è un alfabeto da imparare per
parlare.
Così lo Spirito insegna, suggerisce agli apostoli di cosa
parlare!
E' Pietro a prendere la parola, in piedi , a voce alta, chiede di
fare molta attenzione alle sue parole, e dice: "si sappia con
certezza…" C'è una verità che non è stata detta!
Si rivolge a tutta la casa d'Israele - ai capi del popolo,
religiosi e politici - e li accusa apertamente di essere
responsabili della morte di Gesù il quale era innocente.
Credo sia semplice dire che da quel momento la chiesa quando prende
la parola la deve prendere solo e sempre per difendere chi è
ingiustamente accusato e lasciato morire senza che nessuno lo
difende.
Si deve avere il coraggio di accusare chi è responsabile di morti
innocenti.
Solo in questo caso si può dire: "incominciarono a parlare!". non
c'è altra parola capace di giustificare il nostro parlare.
Lo spirito è il fiato per pronunciare il giudizio di Dio.
Non ci possono essere equivoci sul linguaggio che la Chiesa è
chiamata ad usare.
"Non morirà il fiore della parola.
Potrà morire il volto nascosto di chi la dice oggi,
ma la parola che è venuta dal profondo della storia e della
terra
non potrà essere strappata via dal potere e dalla sua
superbia.
La nostra parola la nostra lotta è per la vita…per la
giustizia….per la pace… per la storia, non per la
dimenticanza…"
(Subcomandante Marcos.)
Lo spirito soffia dove vuole… e si fa parola nella bocca che lui
sceglie, nessuno può impadronirsi del vento o del fuoco…
In questi giorno si è parlato dell'attacco israeliano alle navi che
portavano aiuti alle popolazioni di Gaza.
Credo che per incominciare a parlare sia necessario partire dalla
situazione della popolazione di Gaza. E' nata come una
baraccopoli per i profughi cacciati dai territori occupati dalle
colonie israeliane. Sono anni che sono chiusi in una prigione a
cielo aperto. Ci sono 700.000 ragazzi sotto i 14 anni. La maggior
parte di loro non è mai andata oltre il muro che li circonda. Non
hanno strumenti per studiare. Non hanno medicine. Non hanno viveri
e dopo gli attacchi del gennaio 2009 molte case, ospedali, luoghi
di lavoro…sono fatiscenti!
I loro diritti sono la prima parola intorno alla quale si può e si
deve cominciare a parlare.
Gentili Pasquale