07.11.10

Don Primo

Chi sta arrivando dal deserto? Chi spande profumo di tutti gli aromi più rari?
Una voce...Il mio diletto viene saltando per i monti, balzando per le colline.
Signore, non lo riconosci? E' il tuo amico, colui che ti ha amato più di ogni
cosa, più di ogni persona!  Colui che ha sempre cercato il tuo volto, che ha
sempre pregato: non nascondermi il tuo volto!
Lo ha cercato tra i monti, e le valli; tra i fiori e i frutti; nell'ora del
tramonto e alle prime luci dell'alba. Lo ha cercato nei volti delle persone che
ha avvicinato con la discrezione e delicatezza di un amico che non vuole
importunare, ma scoprire. Scrutava il volto di ogni uomo, quasi a voler carpire
un segno, un lineamento del tuo volto. Amava quell'uomo che Mazzolari, un altro
d. Primo amava definire come "uno che cammina, senza nome, senza titolo,
fuorchè quello d'uomo, insufficiente per vivere, più che bastevole per
soffrire".Sembrava voler scoprire il volto umano di Dio e il volto divino
dell'uomo. Ora è qui davanti a te con passo titubante, con quegli occhi pieni
di stupore, col cuore pieno di speranza, perchè sa che non sarà deluso, ma la
paura lo avvolge, come avvolse quella piccola donna di Nazareth un giorno di
tanti anni fa...
Non fingere di non riconoscerlo... verrebbe meno... non tardare ad
abbracciarlo!
Che belli i suoi abbracci! Forse si immaginava di essere accolto così da te,
come lui accoglieva noi.
Ma chi vede il tuo volto, lo hai detto tu, muore:
Ed ora siamo noi orfani del suo volto. quel volto attraverso il quale tu ci
parlavi, ci sorridevi, ci rimproveravi, tacevi...ci mostravi il tuo aspetto più
umano.
Ma il tuo stupore è stato anche il nostro quando ce lo siamo trovati accanto.
Alla domanda:"ma cosa ci fai qui?"
rispondeva con richieste assurde, come disegnare una pecora, sentire il
profumo di un fiore, mangiare una cosa che sapeva farci piacere offrilgli, o
fare una visita al cimitero di Barbiana.
Ci chiediamo ancora da dove sia venuto, come abbia fatto a capitare vicino a
noi.
Ma tu Signore ci dice che la vita di ogni uomo viene da molto lontano, prima
che il mondo fosse...e che non si riduce a quelle forme che noi riusciamo a
darle o a vedere, si spezza sempre per raggiungere altre forme, altri spazi,
altri amici..
Forse ha approfittato del volo degli uccelli per arrivare a noi.
Ci ha sedotto con la sua risata e un pò anche per il suo sguardo a volte
triste che si perdeva lontano. Forse per questo spesso percorreva le strade di
collina per godersi il tramonto...quando si e tristi si amano i tramonti!
Quanto abbiamo cercato di capirlo, ma è sembrato sfuggire ad ogni presa! Credo
sia per questo che non voleva che si parlasse di lui. A volte abbiamo preso sul
serio parole senza importanza...e non abbiamo colto certi silenzi o assenze."I
fiori non bisogna mai ascoltarli. Basta guardarli e respirarli".
L'essenziale è invisibile agli occhi:  parole che lo lo riempivano di emozione
quando  contemplava fra le mani "quel niente di pane in cui c'è tutto!".
Ogni cosa era motivo di stupore. perchè tutto era frutto di una preparazione.
di un rito che lo precedeva. Era come bere un bicchiere d'acqua fresca da una
sorgente: non era buona sola per sete che dissetava, ma soprattutto per il
cammino che si era fatto per raggiungerla. E ogni volta che incontrava qualcuno
gioiva perchè vi leggeva tutta la strada che aveva fatto per giungere lì e
magari inginocchiarsi e chiedergli una parola di perdono. Allora non aveva più
bisogno di ascoltarti,  gli bastava sapere che sì era fatta della strada, più
interiore che fisica per inginocchiarsi.
Ora Signore e lì davanti a te. Si era preparato tanti discorsi, ma credo non
riesca neppure a balbettare.
Vorrebbe gridarti tutta la verità della vita sulla terra, vorrebbe dirti di
aver tentato di essere un uomo, vorrebbe soprattutto non rinunciare ad essere 
"coscienza" : terra che pensa, che ama, che adora!
Mostragli, Signore il tuo Volto e donagli la pace e la tua benedizione. Questa
è
stata la risposta che hai dato al mondo che ha inchiodato Cristo, il tuo
figlio, sulla croce. E' stata la preghiera che ti ha rivolto uno dei suoi
amici, D. Bonhoeffer, dalla prigione: "dalla benedizione di Dio e del giusto il
mondo riceve vita ed ha futuro. Benedire, cioè, mettere la mano su qualcosa e
dire: tu appartieni a Dio!"
Sussuragli all'orecchio: grazie di tutto, d. Primo! Come ha sussurrato una
donna il giorno che lo abbiamo affidato alla terra e alle tue braccia.
Abbraccialo; Signore, e benedicilo!
E a te che non hai conosciuto d. primo vorrei dire  le parole di un poeta
guatemalteco: "essere in anticipo sul proprio tempo, è soffrire molto, ma è
bello amare il mondo con gli occhi di coloro che non sono ancora nati".
E quelle del subcomandate Marcos: "non morirà il fiore della parola: potrà
morire il viso nascosto di chi oggi la dice, ma la parola che è venuta dal
profondo della terra e della storia non potrà essere strappata dal potere e
dalla superbia...".
E se per caso vedrai un bambino guardare il mondo con occhi curiosi e magari
chiederti di disegnargli un fiore con le parole, tu, chiedigli solo se lo vuole
anche profumato...e faccelo sapere... chissà!

7 novembre 2010