15.02.12

Dove andate!?

Erano circa le quattro del pomeriggio. Il sole coi suoi raggi obliqui propri del tramonto faceva brillare gli alberi ghiacciati.

Avevamo appena concluso il rito funebre per salutare Anna Esposito. Si sostava, come in un abbraccio sul piazzale della chiesa del cimitero. Chi accarezzava la bara, chi si scambiava un abbraccio, chi piangeva, solo! Chi restava in silenzio...

Alcune note di un meraviglioso violino creavano un'atmosfera quasi surreale...poi d'un tratto la bara scivola via quasi inosservata come non volesse rompere o disturbare quell'atmosfera.

Era il modo con cui Anna viveva le situazioni. Le sfiorava come quella donna che nel vangelo mentre Gesù andava, circondato  da tanta gente verso la casa di Giairo, per vedere di salvare la sua figlia e lei furtiva e schiva gli si avvicina alle spalle e gli sfiora il mantello. Nessuno coglie quel furto, ma non sfugge a Gesù che si ferma e si guarda intorno, non per rimproverare chi avesse compiuto quel gesto, ma per ringraziare, commosso dalla delicatezza di quel tocco.

Era già in fondo al piazzale quando una voce si è alzata forte, rompendo quello strano silenzio: "DOVE ANDATE!?". era molto simile al grido di Gesù:"chi mi ha toccato?".

E' come se tutti ci si fosse risvegliati di colpo. Sofhia, la nipotina di 5 anni, staccatasi dal gruppo e rivolta al padre e all'amica che seguivano la bara che si allontanava, gridava :"dove andate".

II tono era tra la domanda, l'esclamazione e il rimprovero.

Pareva voler dire: perché ve ne andate senza di me? che senso ha questo vostro andare dietro ad una bara! Ritornano in mente certe parole di Gesù ai primi due discepoli che gli vanno: "che cosa cercate?"  o quando il giorno di pasqua alla Maddalena che lo cerca al sepolcro e dice: "chi cerchi?". o degli angeli che alle donne al sepolcro  dicono : "perché cercate tra i morti colui che è vivo?"

C'è stato un attimo di panico, di imbarazzo, tutti ci siamo fermati e il babbo ha allungato la mano a Sofhia e questa l'ha afferrata e il viaggio è proseguito. Ma non so se era Sofhia a seguire il babbo... forse era lei che prendeva per mano il babbo e l'amica e in un certo senso tutti noi per condurci dove forse Anna ci attendeva davvero...era la vita che ci prendeva per mano e ci conduceva verso la speranza dove Anna avrebbe voluto che noi la cercassimo.

Avevamo letto, durante la massa, di come Elia si era preparato alla morte. Aveva preso commiato dai suoi amici, prendendo sempre più le distanze da tutti per restare coi pochi coi quali aveva più confidenza. Alla fine era rimasto solo con Eliseo. Ed Elia gli chiede cosa avrebbe desiderato ricevere in eredità.  Questi chiese due terzi del suo spirito. Due terzi, non tutto! Dire: "vivrai nei nostri cuori!", vuol dire togliere ogni funzione a chi muore. Diciamo defunto, per dire: senza funzioni! Di una persona che muore non si può ereditare tutto! C'è qualcosa che resta: Turoldo la chiamava la Coscienza, qualcosa che neppure Dio può prendere!

Anche Anna era rimasta sola con poche persone.  Anna, come Elia ci ha detto per bocca di Sofhia che voleva mantenere le sue funzioni, in altro modo, ma non meno reale.

Quando Eliseo tornò col mantello di Elia, simbolo dei due terzi del suo spirito, gli abitanti di Gerico gli chiesero di poter andare a cercare il corpo di Elia. Lui diceva di non andare, ma questi insistettero tanto che alla fine li lasciò andare, ma quando tornarono senza aver trovato nulla disse loro: "non vi avevo forse detto: non andate?".

Resta quel mantello, quello che tu hai sfiorato avvicinandoti alla persona con l'amore, la fede, l'intensità con cui quella donna si era avvicinata a Gesù.

Gesù sentendo che una forza  era uscita da lui,  si ferma non per rimproverare quella donna che le aveva rubato, carpito qualcosa di intimo, di profondo, ma per ringraziarla di averlo toccato con affetto, sincerità... Le aveva trasmesso qualcosa di vivo. E le dice:"Vai n pace!" in quella libertà che solo gli incontri ricchi di umanità trasmettono senza togliere nulla a nessuno. Anna se ne è andata in pace, nella sua libertà e mitezza, lasciando nelle persone che l'hanno toccata nella sua vita una parte del suo Spirito. Il resto credo continuerà a possederlo e ad elargirlo in altro modo.

La voce di Sofhia resta in quel silenzio una vera voce profetica come quella di Elia, e ci rimprovera per le nostre ricerche sterili, ironizza sul nostro continuare a inseguire cose morte, e nello stesso tempo ci chiede con serietà di camminare alla ricerca di qualcosa di vivo, di vero, di intenso.