Erano circa le quattro del pomeriggio. Il sole coi suoi raggi
obliqui propri del tramonto faceva brillare gli alberi
ghiacciati.
Avevamo appena concluso il rito funebre per salutare Anna
Esposito. Si sostava, come in un abbraccio sul piazzale della
chiesa del cimitero. Chi accarezzava la bara, chi si scambiava un
abbraccio, chi piangeva, solo! Chi restava in silenzio...
Alcune note di un meraviglioso violino creavano un'atmosfera
quasi surreale...poi d'un tratto la bara scivola via quasi
inosservata come non volesse rompere o disturbare
quell'atmosfera.
Era il modo con cui Anna viveva le situazioni. Le sfiorava come
quella donna che nel vangelo mentre Gesù andava, circondato
da tanta gente verso la casa di Giairo, per vedere di salvare la
sua figlia e lei furtiva e schiva gli si avvicina alle spalle e gli
sfiora il mantello. Nessuno coglie quel furto, ma non sfugge a Gesù
che si ferma e si guarda intorno, non per rimproverare chi avesse
compiuto quel gesto, ma per ringraziare, commosso dalla delicatezza
di quel tocco.
Era già in fondo al piazzale quando una voce si è alzata forte,
rompendo quello strano silenzio: "DOVE ANDATE!?". era molto simile
al grido di Gesù:"chi mi ha toccato?".
E' come se tutti ci si fosse risvegliati di colpo. Sofhia, la
nipotina di 5 anni, staccatasi dal gruppo e rivolta al padre e
all'amica che seguivano la bara che si allontanava, gridava :"dove
andate".
II tono era tra la domanda, l'esclamazione e il rimprovero.
Pareva voler dire: perché ve ne andate senza di me? che senso ha
questo vostro andare dietro ad una bara! Ritornano in mente certe
parole di Gesù ai primi due discepoli che gli vanno: "che cosa
cercate?" o quando il giorno di pasqua alla Maddalena che lo
cerca al sepolcro e dice: "chi cerchi?". o degli angeli che alle
donne al sepolcro dicono : "perché cercate tra i morti colui
che è vivo?"
C'è stato un attimo di panico, di imbarazzo, tutti ci siamo
fermati e il babbo ha allungato la mano a Sofhia e questa l'ha
afferrata e il viaggio è proseguito. Ma non so se era Sofhia a
seguire il babbo... forse era lei che prendeva per mano il babbo e
l'amica e in un certo senso tutti noi per condurci dove forse Anna
ci attendeva davvero...era la vita che ci prendeva per mano e ci
conduceva verso la speranza dove Anna avrebbe voluto che noi la
cercassimo.
Avevamo letto, durante la massa, di come Elia si era preparato
alla morte. Aveva preso commiato dai suoi amici, prendendo sempre
più le distanze da tutti per restare coi pochi coi quali aveva più
confidenza. Alla fine era rimasto solo con Eliseo. Ed Elia gli
chiede cosa avrebbe desiderato ricevere in eredità. Questi
chiese due terzi del suo spirito. Due terzi, non tutto! Dire:
"vivrai nei nostri cuori!", vuol dire togliere ogni funzione a chi
muore. Diciamo defunto, per dire: senza funzioni! Di una persona
che muore non si può ereditare tutto! C'è qualcosa che resta:
Turoldo la chiamava la Coscienza, qualcosa che neppure Dio può
prendere!
Anche Anna era rimasta sola con poche persone. Anna, come
Elia ci ha detto per bocca di Sofhia che voleva mantenere le sue
funzioni, in altro modo, ma non meno reale.
Quando Eliseo tornò col mantello di Elia, simbolo dei due terzi
del suo spirito, gli abitanti di Gerico gli chiesero di poter
andare a cercare il corpo di Elia. Lui diceva di non andare, ma
questi insistettero tanto che alla fine li lasciò andare, ma quando
tornarono senza aver trovato nulla disse loro: "non vi avevo forse
detto: non andate?".
Resta quel mantello, quello che tu hai sfiorato avvicinandoti
alla persona con l'amore, la fede, l'intensità con cui quella donna
si era avvicinata a Gesù.
Gesù sentendo che una forza era uscita da lui, si
ferma non per rimproverare quella donna che le aveva rubato,
carpito qualcosa di intimo, di profondo, ma per ringraziarla di
averlo toccato con affetto, sincerità... Le aveva trasmesso
qualcosa di vivo. E le dice:"Vai n pace!" in quella libertà che
solo gli incontri ricchi di umanità trasmettono senza togliere
nulla a nessuno. Anna se ne è andata in pace, nella sua libertà e
mitezza, lasciando nelle persone che l'hanno toccata nella sua vita
una parte del suo Spirito. Il resto credo continuerà a possederlo e
ad elargirlo in altro modo.
La voce di Sofhia resta in quel silenzio una vera voce profetica
come quella di Elia, e ci rimprovera per le nostre ricerche
sterili, ironizza sul nostro continuare a inseguire cose morte, e
nello stesso tempo ci chiede con serietà di camminare alla ricerca
di qualcosa di vivo, di vero, di intenso.