08.03.11
Dove sono gli uomini, dove sono i maschi?
Lettera aperta di suor Rita
Giaretta
Caserta, 27 gennaio 2011
Da anni, insieme a tre mie
consorelle (suore Orsoline del S. Cuore di Maria), sono impegnata
in un territorio a dire di molti "senza speranza". Un territorio,
quello casertano, sempre più in ginocchio per il suo grave degrado
ambientale, sociale e culturale, dove anche la piaga dello
sfruttamento sessuale, perpetrato a danno di tante giovani donne
migranti, è assai presente con i suoi segni di violenza e di vera
schiavitù.
Come donna, come consacrata,
provocata dal Vangelo di Gesù che parla di liberazione e di
speranza, insieme alle mie consorelle, ho scelto di "farmi presenza
amica" accanto a queste giovani donne straniere, spesso minorenni,
per offrire loro il vino della speranza, il pane della vita e il
profumo della dignità.
Oggi, osservando il volto di Susan
chinarsi e illuminarsi in quello del suo piccolo Francis, scelto e
accolto con amore, ripensando alla sua storia - una tra le tante
storie accolte, la quale ancora bambina (16 anni) si è trovata
sulle nostre strade come merce da comprare, da violare e da usare
da parte di tanti uomini italiani - sono stata assalita da un
sentimento di profonda vergogna, ma anche di rabbia.
Ho sentito il bisogno, come donna,
come consacrata e come cittadina italiana, di chiedere perdono a
Susan per l'indecoroso spettacolo a cui tutti, in questi giorni,
stiamo assistendo. E non solo a Susan, ma anche alle tante donne
che hanno trovato aiuto e liberazione e alle tante, troppe donne,
ancora schiave sulle nostre strade. Ma anche ai numerosi volontari
e ai tanti giovani che insieme a noi religiose credono nel valore
della persona, in particolare della donna, riconosciuta e
rispettata nella sua dignità e libertà.
Sono sconcertata nell'assistere come
da "ville" del potere alcuni rappresentanti del governo, eletti per
cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese, soprattutto
in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino
l'immagine della donna. Inquieta vedere esercitare un potere in
maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e
dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in
oggetti di godimento.
Di fronte a tale e
tanto spettacolo l'indignazione è grande! Come non andare con la
mente all'immagine di un altro "palazzo" del potere, dove circa
duemila anni fa al potente di turno, incarnato nel re Erode, il
Battista gridò con tutta la sua voce: «Non ti è lecito, non ti è
lecito!».
Anch'io oggi, anche a nome di Susan,
sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di
turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere e umiliare la
"bellezza" della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in
merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi
non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri
di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta. Tutto
questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della
speranza!
Ma davanti a questo spettacolo una
domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi?
Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e
forti. Nei loro silenzi c'è ancora troppa omertà, nascosta
compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo
maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel
segno del potere, c'è un grande bisogno di liberazione.
E allora grazie a te, Susan, sorella
e amica, per aver dato voce alla mia e nostra indignazione, ora
posso, come donna consacrata e come cittadina, guardarti negli
occhi e insieme al piccolo Francis respirare il profumo della
dignità e della libertà.
Sr. Rita e sorelle comunità
Rut
Se non ora, quando? Cesena 13 febbraio
2011