05.12.11

I Cristiani e la Politica

Ma i cristiani debbono fare politica?  Sta tornando l'idea di un partito cattolico.

Si ripropone il detto di Gesù: "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio!". val la pena di contestualizzarlo.

Gesù era entrato quasi trionfalmente a Gerusalemme.

Nel tempio trascorre gli ultimi giorni della sua vita. Sembra quasi un estremo tentativo per farsi capire dal popolo d'israele. Esce piangendo e con un lamento: "Gerusalemme che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati! Quante volte ho cercato di raccogliere i tuoi figli come una chioccia i suoi pulcini sotto le sue ali..."

E nel tempio si svolge una specie di istruttoria in vista del processo sommario che lo porterà alla morte. I vari gruppi religiosi o civili di Israele si alternano nell'interrogarlo sperando di trovare dei capi d'accusa nei suoi confronti. Si fanno avanti allora i farisei insieme agli erodiani: estremisti di due schieramenti opposti. I farisei, parola che significa - separato - sostenevano che non bisognava contaminarsi con persone o cose di altre religioni, in quel caso i romani. Gli erodiani, da Erode, politicanti, si preoccupavano solo dei vantaggi che traevano da Roma. In altri contesti si sarebbero scagliati l'uno contro l'altro pur di accapparrarsi il favore del popolo.

Invece, insieme si rivolgono a Gesù per chiedere se fosse lecito o no pagare il tributo a Cesare. Si sono spesi fiumi di parole per determinare il confine tra i due poteri, stiracchiando la parola di Gesù una volta verso Dio, l'altra verso Cesare!

Ma l'intento di Gesù non era quello di sentenziare quale ambito competesse a Cesare e quale a Dio, ma di smascherare la loro malizia e ipocrisia. Non è tanto la risposta che conta ma il processo che innesca per smascherare l'ipocrisia. Dice il vangelo: conoscendo la loro malizia rispose: "ipocriti, perchè mi tentate?".

Malizia e ipocrisia! Non si presta ad un gioco che non rispetta le regole!

E allora chiede di mostrare loro la moneta del tributo. Gli mostrarono un denaro che riportava l'immagine di Cesare e la scritta che lo definiva dio.

Ma nel tempio non potevano entrare immagini di altre divinità, tanto è vero che all'ingresso c'erano i cambiavalute che scambiavano le monete romane in monete coniate dai sacerdoti. La prima cosa che aveva fatto, entrando nel tempio, era stata quella di buttare all'aria i banchi dei cambiavalute.

I farisei che volevano fare i puri gestivano il cambio. Di fatto era solo  riciclaggio di denaro "sporco".

L'ipocrisia sta nel tentare di giustificare i propri interessi tirando in ballo Dio.  Ciascuno cercava  solo di dare sempre più valore alla propria moneta. Se prevaleva il ruolo di Dio la moneta dei sacerdoti acquisiva più valore, se prevaleva Cesare aumentava di valore il denaro di Roma. E se Gesù avesse voluto dire che bisognava solo trovare un giusto equilibrio fra le due parti non avrebbe fatto altro che avvallare il loro sporco gioco.

Non c'è un denaro profano e un denaro sacro.

Non si può pensare di rendere sacra una moneta riciclandola con altra immagine o iscrizione. Solo gli ipocriti lo fanno. Gesù dice che Dio non vuole tributi...di nessun genere. Subito dopo se la prende con chi, usurpando ruoli di potere, impone sulle spalle della gente pesanti fardelli senza toccarli neppure con un dito. Troppo spesso le religioni presentano il conto ai propri fedeli. Ma se una religione deve essere un peso, non può essere vera.

Gesù è venuto per alleggerire le spalle della gente.

Ho l'impressione che il bisogno dei cattolici oggi di fare politica scaturisca  dal fatto che l'interlocutore che fino ad oggi li ha rappresentati non paghi più. La sua moneta è stata troppo svalutata e allora si cerchi un

nuovo interlocutore in cui lo scambio sia più redditizio. Per questo credo non si debba parlare di cattolici in politica o di un partito cattolico appellandosi al detto di Gesù. Siamo ancora li a fare il mestiere dei cambiavalute: quale valore dare allo scambio cercando di alzare sempre più il valore della propria moneta. E allora erodiani, per i quali la ricchezza è il proprio dio e i farisei che per sentirsi moralmente a posto pensano basti riciclare un denaro che è frutto di ingiustizia venerano lo stesso dio.

Parlare allora del partito dei cattolici, tirando in ballo Dio vuol dire solo mascherare ipocrisia e malizia.

Si tratta di recuperare una libertà che permetta di stare dalla parte di chi porta dei pesi troppo grandi ed è stanco di pagare tributi sempre più onerosi a Cesare e a Dio, che mai sono sembrati così complici.

C'è un popolo, quello che Gesù vede dal monte delle beatitudini, come in visione, di ogni nazione, cultura e razza che sogna leggerezza.