01.02.11
Il popolo del presepe
Cesare Augusto voleva contare il suo popolo, allora indìce il
censimento di
tutta la terra. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella
sua
"città".
Un angelo, invece, si rivolge a dei pastori dicendo loro che è nato
un
salvatore portatore di una grande gioia per tutto il popolo.
E questo popolo si da' appuntamento in una grotta, attorno ad un
bambino.
Nell'apocalisse si dice che è una moltitudine immensa di ogni
nazione, razza e
lingua che nessuno poteva contare. Pare che ci siano due popoli:
uno che si può
contare, uno che non si può contare. Uno che conta e uno che non
conta. Uno
pesante e l'altro senza peso, mite.
E' il popolo del presepe.
Quando si fa il presepe di solito sono i bambini a disporre le
statuine e loro
sanno quelle che ci devono andare. Ci sono delle statuine che se
non ci fossero
non ci sarebbe il presepe...Il popolo del presepe ha una storia
molto breve: la
durata di un natale! Passato il natale viene rimesso negli
scatoloni e
dimenticato per tutto un anno... perchè è il popolo che non
conta...!
E' questo il popolo a cui l'angelo si rivolge dicendo che è nato
"un"
salvatore che si chiama Emmanuele: Dio - con - noi. Ma nessuno
dovrebbe dire:
Dio è con noi! Tutte le volte che qualcuno ha osato dire: Dio è con
noi, è
stato una tragedia!
S. Paolo interpreta l'angelo dicendo: "è apparsa la grazia di
Dio,
apportatrice di salvezza!"
Che cos'è questa grazia che porta salvezza?
E' l'umanità di Dio. Di quel Dio che da quando si dice abbia
cacciato dal
paradiso l'uomo e la donna, era presentato sempre adirato, con in
mano una
spada infuocata. Ci si era dimenticati troppo facilmente che quando
i due
partirono Dio regalò loro due tuniche cucite dalle sue stesse mani.
Questa è
delicatezza, non ira. Questa è grazia, è umanità.
L'incontro fra i pastori e Maria e Giuseppe col bambino è pieno di
grazia, di
umanità.
Un incontro nato da notti di veglia e di attesa, da un ascolto di
parole vive,
che non avevano bisogno di amplificazione, in bocca a persone che
non avevano
bisogno di riflettori per farsi vedere, ma che brillavano di luce
propria.
Un incontro nato dal bisogno di muoversi insieme per cercare,
perchè la
salvezza non è un fatto privato, ma sempre comunitario.
E fu così che anzichè darsi appuntamento nella "città" dove tutti
si recavano
per farsi contare, si ritrovano, quasi senza saperlo davanti ad un
bambino che
non ha niente di quel Dio che fa paura e lì cominciano a
raccontarsi le loro
storie e ad ascoltare le storie degli altri. Storie belle, storie
di gioia ma
anche storie di sofferenza di pianto. Si raccontarono i sogni, le
paure, le
ansie i pensieri di tante notti insonni.
Ma il fatto di poter condividere con qualcuno la propria storia ha
creato in
tutti una gioia capace di vincere la paura.
Il racconto è la salvezza...
Quando due o più persone che non contano, si incontrano e si
raccontano: "io
sono in mezzo a loro", dice Gesù. E allora il Dio - con - noi, il
natale, la
salvezza, la grazia, l'umanità nasce in tutta la sua
bellezza.
- Quando Gesù, lasciò la sua casa per andare da Giovanni Battista
e poi nel
deserto, si portò dietro i ricordi di Maria e Giuseppe, la memoria
di quel
popolo che si riunì in quella grotta per far festa il giorno della
sua nascita.
Un popolo umile e povero: ricco solo della sua storia, dei suoi
sogni.
E quando lungo le rive del Giordano vide tutta quel popolo in
attesa che
chiedeva di dare un volto alla speranza lo riconobbe subito e vi si
immerse con
l'entusiasmo di un bambino.
E quando Giovanni fu arrestato non potè fare a meno di tornare in
mezzo a quel
popolo, che ormai era il suo popolo, perchè, diceva: "è come un
gregge senza
pastore"!
La misura era colma: bisognava cambiare questo sistema corotto,
violento,
ingiusto. Usava, per farsi capire, un'immagine familiare: bisogna
fare come coi
pesci: farli venir fuori dall'acqua; diventare una specie di
pescatori di
uomini.
Alcuni subito lasciarono le reti, la barca, il padre, le loro
sicurezze, sia
pur buone, pur di lottare per la libertà di quel popolo.
Ben presto cominciarono a raccogliersi folle sempre più numerose
intorno a
lui, ansiose di ascoltarlo, di fare qualcosa per cambiare un
regime che non
teneva conto delle attese di quel popolo che non conta, ma che Dio
aveva scelto
per confondere quelli che contano.
Fu così che un giorno vedendo le folle, salì su di un monte e
messosi a sedere
si mise ad insegnare dicendo: beati i poveri, gli afflitti,
...
Sembrava di respirare quell'aria che si respira dopo un
temporale!
Erano parole che non nascevano da studi, o calcoli, ma da uno
sguardo:
"vedendo...".
Parole che non si possono ascoltare stando sulle proprie posizioni:
bisogna
salire su di un monte, rompere con la propria visione della
realtà.
Allora parola e ascolto si incontrano.
E vero: quel "beati" suona un pò vuoto a noi oggi, ma letto alla
luce di quel
"pescatori di uomini" forse si potrebbe capire.
Sembra dire Gesù: è arrivato il tempo in cui i poveri, i miti, gli
affamati e
assetati di giustizia , i perseguitati per la giustizia, gli
operatori di pace
devono emergere, camminare a testa alta...
Quando Gesù è posto di fronte all'adultera, abbassandosi al suo
livello,
mentre si raccontano ciò che hanno visto e udito nella loro vita,
rompono il
cerchio di chi li voleva prigionieri delle leggi e realizzano la
salvezza dando
inizio ad un popolo fatto di persone che hanno storie da
raccontare.
Quando capita di vedere o leggere di quel popolo che ha vissuto
quella
tragedia che chiamiamo Shoà ci si domanda: come vedevano dai lager
il mondo
queste creature? Chi porta su di sè il peso della storia ha il
privilegio - un
privilegio muto e incenerito - di conoscere in un colpo solo il
significato del
mondo.
E' ancora il popolo del presepe, delle beatitudini: un popolo
immerso nelle
tenebre che ha visto una grande luce, ma che i suoi contemporanei
non hanno
saputo accogliere.
Questo popolo continua a camminare per i sentieri della storia, ma
noi non
riusciamo a vedere la sua luce, a godere della grazia, della
umanità, della
salvezza di cui è apportatore...