12.10.10

La porta stretta

"Gesù passava per città e villaggi, insegnando, e diceva: sforzatevi di
entrare per la porta stretta…"
Da questa espressione e altre come il  "volete andarvene anche voi?"
sono nati una serie di ricatti da soffocare la libertà di coscienza delle
persone.
Tutte le volte che qualcuno non accettava le condizioni che la chiesa poneva,
si faceva appello a queste parole di Gesù, quasi a voler accusare di pigrizia,
di lassismo, di mancanza di amore nei confronti di Cristo e della sua chiesa.
Oggi se qualcuno vuole ricevere il battesimo, sposarsi, o fare la comunione
deve passare attraverso molte strettoie.
Ma la colpa è di Gesù stesso il quale, quando ha parlato di "porta", si è
dimenticato di darcene le misure. Forse si fidava dei muratori che, come
sempre, sono dotati di buon senso.
Poi sono arrivati gli architetti e gli ingegneri e hanno supplito alla sua
dimenticanza.
Sono arrivate le misure che cambiavano come la moda, adducendo motivi  di
cultura, di efficenza, ma soprattutto di ordine.
Le porte dovevano selezionare chi entrava e far uscire chi non rispettava le
regole, creando le vittime sacrificali di questa religiosità.
Così si è formata una chiesa che ha la presunzione di avere il possesso delle
regole, e spinta dal suo spirito universalista ha cercato di esportarle in
tutto il mondo.
Questa estate un ragazzo Mozambicano che studia teologia a Roma parlando con
un gruppo di ragazzi, spiegava come la chiesa in Africa per giustificare  l'
immoralità dell'uso dei preservativi, adduceva come motivazione che gli stessi
sono portatori di malattie.
Mentre, poichè in Africa un uomo che non ha figli è considerato un mezzo uomo,
per giustificare il celibato dei preti sono ricorsi ad un espediente quasi
ridicolo: un prete dà il proprio nome al  figlio di una sorella, salvando in
questo modo la forma.
Come esportare le misure delle porte!
Senza parlare del fatto che in Mozambico, come in tante parti del mondo, non
si coltiva il grano e non si produce uva, eppure il pane e il vino importati,
sono il culmine e la fonte della religione cristiana. Sembra essere più l'
esportazione di una cultura che dello spirito del vangelo!
All'inizio i cristiani si riunivano nelle case, ascoltavano la parola,
spezzavano il pane: nessuno fra loro era bisognoso, nessuno giustificava la
violenza: non era possibile fare il militare.
Oggi c'è tanta gente nel bisogno, ma non ha la possibilità di entrare nella
casa - chiesa. E la guerra è entrata, trovando giustificazioni. Oggi un soldato
che muore è posto sullo stesso piano di un martire.
E fino a qualche tempo fa, era giustificata e praticata anche dallo stato del
vaticano la pena di morte.
La parola di Gesù che diceva essere più facile per un cammello passare per la
cruna di un ago anzichè un ricco entrare nel regno dei cieli sembra essersi
capovolta. E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto
che un povero si trovi a far parte di questa chiesa.
Il successore di quel Pietro che fu crocifisso è diventato un potente con
tutti i segni del potere.
Certo Gesù non ha dato le misure della porta in termini di numeri o di regole,
ma ha detto di essere lui la porta. Quando i vangeli ricordano, e lo fanno
spesso, che lui passava per città e villaggi, insegnando, volevano dire che ci
passava aprendo strade nuove, passaggi diversi, vivendo relazioni inedite e
così incontrava lebbrosi, storpi ciechi, zoppi e anche un Zaccheo che subito
distribuisce la metà dei suoi beni ai poveri. Il suo insegnamento coincideva
col suo passare.
Lui l'uomo delle beatitudini, cercava di ridare fiducia e speranza a poveri,
miti, perseguitati, affamati e assetati di giustizia… E ricordando che i
pubblicani e le prostitute ci precedono nel regno, mentre chi passava per le 
strade principali del villaggio o della città, quelle omologate dalla cultura, 
rischia di non essere neppure riconosciuto.
Per secoli abbiamo vissuto con la presunzione di essere i promotori di Dio,
come se tutte le strade del mondo portassero a Roma, mentre tutte le strade del
mondo dovrebbero portare dove l'uomo soffre.