08.02.10
Limiti della religione
Quando succede qualcosa come quello che è accaduto ad Haiti, ci
si pongono delle domande: sono domande personali, rivolte alla
politica, e rivolte alla religione.
La politica forse dalle domande può dedurre delle responsabilità, …
la religione si trova in grande imbarazzo.
Ma credo che queste domande facciano bene soprattutto alla
religione, almeno a quella che pretende di avere le risposte a
tutti i problemi.
Mi pare che in tutto il vangelo si possa leggere proprio questo: il
limite della religione.
Abbiamo visto i magi, questo racconto così affascinate del ciclo
natalizio, seguire una stella e arrivare a Gerusalemme, il cuore
della religione, per trovare risposte alle loro domande:
"dov'è…?"
E' la domanda di fronte all'olocausto… è la domanda che in toni o
forme diverse un uomo in situazioni estreme è costretto a
porsi.
I sacerdoti ed Erode, religione e politica, elaborano una risposta
teorica. Avrebbe potuto fermarsi, ma loro non si fermarono e
andarono oltre, dice il vangelo "per altre strade…" e la gioia li
accompagnò.
Gesù un giorno a Nazareth prese il libro delle scritture lo lesse ,
lo arrotolò e lo pose nello scaffale: sembra quasi voler dire: la
religione ti porta fino ad un certo punto, poi è necessario
abbandonarla, "riporla nello scaffale" e prendere strade
inesplorate, nuove, personali, legate all'oggi della vita, della
storia.
Anche Abramo si sganciò dalla sua religione-cultura per
intraprendere strade nuove, non battute.
Un tale che cercava una strada per vivere una vita "eterna" degna
di essere vissuta, un giorno chiede a Gesù cosa avrebbe dovuto
fare. In un primo tempo Gesù si limita a dargli la risposta
ufficiale: pratica la tua religione. All'obiezione di quel tale,
che dice di aver praticato tutto fin dalla sua giovinezza, Gesù in
uno slancio di commozione, di affetto, forse perchè era giovane,
gli fa l'unica proposta per cui valesse la pena rischiare la vita:
vendi tutto, lascia tutto e viene cerchiamo insieme un modo nuovo
di essere uomini…
Ebbe paura e restò nel suo mondo che il vangelo definisce
triste.
Una religione fine a se stessa…è triste!
Anche Giovanni, il battista, rappresentante della religione, ad un
certo punto si rende conto del limite di quello che lui proponeva e
comincia a dire che ci vorrebbe qualcosa che come un fuoco
bruciasse tutto, per far rinascere qualcosa di nuovo. Dirà:
"bisogna che io diminuisca…perchè qualcosa d'altro possa
crescere".
Ora che tutte le religioni si contendono il primato della verità,
ora che si è come tornati a fare proseliti, per accapparrarsi non
so quale merito, se di carattere politico ed economico, è più che
mai necessario che le religioni non pretendano di avere le risposte
a tutte le domande. Forse il loro compito oggi dovrebbe essere
semplicemente di aiutare a porsi le domande giuste, viste nella
prospettiva giusta.
Quando a p. Ernesto Balducci, nella sua ultima intervista
televisiva fu posta la domanda su cosa ne pensasse del futuro del
cristianesimo rispose con una parola che credo profetica. Diceva,
riprendendo il senso di uomo planetario, che non si tratta tanto
del futuro del cristianesimo, ma del futuro di tutte le religioni.
Tutte le religioni sono segnate dal particolarismo della loro
storia, ciascuno deve accettare la consapevolezza di non essere il
tutto: ciascuna deve fermarsi come ad una frontiera e convertirsi
alla nascita di un uomo nuovo, che le trascende tutte. Compito
delle religione resta, e sarebbe un grande ruolo nella storia,
quello di liberare un uomo nuovo, inedito.