14.02.11

Una nuvola come tappeto

"Una nuvola come tappeto". Così  traduce Erri de Luca l'immagine della nuvola
che accompagnava gli Ebrei nel deserto. Quando la nuvola si fermava, si
accampavano; quando si muoveva, la sua ombra era come un tappeto, e il popolo
levava le tende e riprendeva il viaggio. Il momento del viaggio procurava
profonde fratture, tutto veniva rimesso in discussione.
Se c'è una caratteristica del popolo d'Israele sta nel fatto che non ha mai
posseduto una terra ed è sempre alla ricerca di una terra nuova.
Questa ricerca è partita con Abramo, guidato da una parola, è passata
attraverso i magi, guidati da una stella. Oggi per noi ci sono segni che la
nuvola si è mossa e noi dobbiamo disfare l'accampamento e rimetterci in
cammino. Ma come per gli Ebrei il richiamo alle "cipolle d'Egitto" era forte e
subdolo, anche per noi è forte la tentazione di tornare indietro e non cercare
di battere strade nuove.
Ma nè Abramo, nè i magi, nè il popolo d'israele, quello più autentico, quel
resto che ogni volte forse si assotigliava sempre di più tornarono mai sui loro
passi. Un canto brasiliano che ha dato il titolo ad uno dei libri di Arturo
Paoli dice:" Il viandante è senza strada. La strada si fa camminando".
Ci sono anche nel nostro recente passato segni di queste ripartenze: dopo la
seconda guerra mondiale l'umanità ha sentito il bisogno di darsi nuove regole
di convivenza. e poi c'è stato il '68 quando un sussulto ha percorso la
gioventù di tutto il mondo e in tutti i campi si è vista una ripresa del
cammino verso una democrazia più vera, una partecipazione più attiva alla vita
pubblica. Nella chiesa un papa come Giovanni XXIII indisse un concilio per fare
riprendere il cammino della chiesa dopo un immobilismo di secoli.
La forza d'urto di questa spinta a portato al crollo di mura di barriere di
ostacoli da promulgare pari diritti e dignità per tutti gli uomini e le donne .
Quello che oggi sembra verificarsi è sì un movimento, ma per riportarci
indietro.
Qualche tempo fa è stata varata la riforma della scuola. senza entrare nel
merito dei contenuti, mi ha però colpito un commento del ministro della
pubblica istruzione, Gelmini, quando ha detto soddisfatta: "finalmente è stato
definitivamente sepolto il '68!".
Detto a proposito della scuola la cosa è triste. La spinta che alla scuola
venne data in quegli anni è stata frutto dell'esperienza di d.Milani a
Barbiana. Parole guida di quella scuola erano:dignità, coscienza,coerenza.
Avere il potere della parola voleva dire essere sovrani. Nessuno ha potere
sulla mia vita. Io sono sovrano di me stesso. Se seppellire il '68 vuol dire 
realizzare una scuola basata sul merito, sui privelegi economici o di classe 
rinnegando la sovranità delle persone. Allora mi sa che mentre la nuvola è
partita per una direzione, il popolo è andato da un'altra parte.
Basta vedere come l'analfabetismo, la povertà di linguaggio di oggi sia più
grave dell'analfabetismo di anni fa.
La stessa cosa è successa alla chiesa. I pochi rimasti dell'età del concilo si
stanno chiedendo che fine abbia fatto quell'idea di popolo di Dio che tanto
aveva entusiasmto i credenti. Più forte e chiusa che mai è tornata una chiesa
gerarchica autoritaria togliendo tutto il potere alla coscienza. "perchè
lasciarvi imporre precetti quali - non prendere, non gustare, non toccare -
precetti che hanno parvenza di sapienza con la loro affettata religiosità e
austerità mentre non servono che a soddisfare il proprio orgoglio..." dice s.
Paolo.
Per non parlare della politica con un ritorno ancora più squallido verso un
potere assoluto in mano ad una sola persona.
Menre scrivo si fa memoria della shoa'.
Si raccolgono memorie e testimonianze delle persone vissute nei campi di
concentramento come cose preziose le uniche in grado di una memoia vera di
quella realtà storica, eppure si tratta di persone che hanno vissute col dubbio
che la loro storia finisse nell'oblio, senza la speranza che qualcuno venisse
aconoscenza della loro vicenda. Quando noi oggi leggiamo certe pagine sentiamo
come quella fosse la realtà, molto più di tutto ciò che appariva ufficialmente.
Sono le storie di oggi che però dobbiamo ascoltare, alle quali dobbiamo andare
dietro come fossero la nuova nube che ci invita a rimetterci in movimento,
storie capaci di scuotere ancora le nostre coscienze: storie di poveri, di
miti, di affamatie assetati di giustizia, di operatori di pace di persone che
hanno rimasto solo le lacrime per
esprimersi.