Mai come in questi ultimi tempi si
sente parlare di "salvezza": dell'Italia, dell'euro, dell'europa...
una salvezza che però esige "lacrime e sangue".
C'è una storia nella bibbia: gli
Ammoniti assediano una città d'Israele, gli abitanti di quella
città mandano ambasciatori al re per trattare la resa. Il re degli
Ammoniti accetta ad una condizione:"poter cavare a tutti un occhio,
come segno di umiliazione per tutto il popolo d'Israele".
Gli abitanti di quella città chiesero
sette giorni per piangere la loro sorte e sperare in un'altra
salvezza!
Che salvezza è quella che " costa un
occhio della testa?".
Anche gli angeli, la notte di natale
annunciano ai pastori un salvatore, ma che avrebbe portato una
gioia grande.
Allora mi chiedo: la salvezza è
apportatrice di gioia o di lacrime e sangue?
Rileggo allora il racconto che ci
tramanda l'evangelista Luca.
La narrazione evangelica della nascita
di Gesù è un mito tra i miti: ogni religione ha il mito della
nascita del proprio fondatore coi suoi elementi tradizionali: la
vergine, la paura, la partecipazione della natura, comprese le
stelle.
Ma nel racconto di Luca c'è un
elemento storico: era imperatore Cesare Augusto!
L'impero romano aveva raggiunto il
massimo del suo potere. Oggi gli studiosi si chiedono come, un
unico potere con un minimo dispendio di mezzi e forze
riuscisse a controllare un territorio così vasto e un numero così
elevato di popolazioni con culture, religioni e lingue
diverse. Un motivo consisteva certamente nel fatto che Roma
permetteva a tutti di praticare la propria religione: a patto che
restasse relegata alla sfera del privato.
Oggi, forse per la prima volta, si è
ripetuta una situazione simile a quella dei tempi di Gesù. Un altro
impero ha conquistato un territorio e un popolo ancor più numeroso
di quello di Cesare. Una semplice carta di credito permette di
controllare tutti i suoi sudditi. Questo popolo ha trattato la resa
cedendo forse non solo un occhio, ma tutta la sua vita.
Questo potere si erge a salvatore del
mondo, pretende che l'uomo lo serva con tutto il suo cuore, con
tutta la sua mente, con tutte le sue forze. Si impone come unico
dio. Si fa chiamare capitalismo. Paolo Perticari lo definisce il
quarto monoteismo, il quale però non si pone sullo stesso piano
degli altri, ma li vuole soppiantare tutti. Alle religioni
monoteiste lascia il ruolo che gli americani lasciavano agli
indiani: vivere in riserve.
Possono mantenere i loro riti, ma con
una funzione puramente folcloristica. Volendo possono farsi guerra
tra di loro.
Suona profetica la prima parola degli
angeli: "non abbiate paura!" Un segno accompagna queste parole: la
gloria del Signore li avvolse di luce! La gloria del Signore
è la croce, è la situazione di quel popolo che affolla il presepe.
Un popolo che per il capitalismo non conta perchè non ha soldi, e
non avendo soldi non porta l'immagine del capitale che del denaro
ha fatto la sua incarnazione. Ma da quel popolo nasce una luce,
sorge un' alba nuova, riparte la speranza, dopo che l'occidente con
la sua cultura ha fatto tramontare e ha sepolto tutte le speranze
dell'umanità creando questo nuovo dio.
Ma "per voi" che vi lasciate
illuminare da tutte le croci della storia, perchè di queste è fatta
la vostra vita, per voi è nato un salvatore portatore di gioia.
Questo il segno: un bambino, delle
fasce, una mangiatoia che forse era la cesta del pane, perché il
pane è la salvezza. Un segno... sì perchè di risultati forse non se
ne vedranno mai, la salvezza sarà sempre come un'alba.
Allora i pastori dicono: "andiamo..."
non vanno da soli. E il natale allora è più che la nascita di un
bambino, la nascita di un popolo.
Da Maria nasce un popolo nuovo. Non è
del tutto casuale che all'inizio dell'esodo, per narrare dei
primordi del popolo di Dio, si parli proprio di levatrici...si
oppongono al genocidio voluto dal faraone, con un atto di
disobbedienza, un po' come Maria che trasgredisce la legge per far
nascere quel figlio da cui nasce un popolo nuovo. Se le religioni
vogliono uscire dalle loro "riserve" o dalle loro lotte fratricide
debbono osare fare spazio alle "levatrici". Loro sole con la loro
vocazione a fare nascere, sanno opporsi al potere che come non mai
richiede sempre più sacrifici umani.
Dei pastori si dice ancora che la loro
gioia era frutto di ciò che videro e udirono. Si dice sempre che il
natale ha perso il suo significato e che è stato completamente
assorbito dal consumismo, ma una cosa il consumismo non ha potuto
distruggere: il bisogno delle persone di incontrarsi, di
raccontarsi...Quante storie si sentono per natale! Forse sono più
le notizie tristi, ma il solo condividerle fa bene al cuore come
una luce di speranza. Diceva Benedetto Calati: "cosa resta della
vita?...lo sguardo che hai saputo fermare negli occhi degli
altri!". Credo che ci siamo portati dentro in questo natale tante
storie pesanti, ma è come se ci avessero avvolto con la loro luce
perchè erano storie piene di umanità, di quell'umanità che Dio ha
manifestato in quel bambino, nella sua mamma, in Giuseppe, nei
pastori...
E' di quell'umanità che Maria si è
resa custode facendola non solo nascere, ma soprattutto
coltivandola nel cuore di quel figlio. E' quell'umanità che Gesù un
giorno salendo sopra un monte e vedendo le folle ha saputo fermare
lo sguardo negli occhi dei poveri... dei miti... e ha sognato una
terra finalmente liberata dagli usurpatori e abitata da persone
miti, leggere, perché ad essi è stata lasciata in eredità e
un cielo abitato da Dio con al suo fianco tutti coloro che la vita
ha impoverito, privato del respiro, della gioia. E questo Dio come
una grande levatrice avvolge e protegge la terra perchè non venga
più usurpata o violentata.
A natale è nato un popolo, è piccolo e
fragile come il bene, come la vita, ma come è sfuggito a Cesare e
ad Erode, noi crediamo possa sfuggire a questo nuovo potere.
Preghiera:
Per tanto, Dio; ostinata
levatrice,
così come hai creato la luce,
accompagnaci bel venire alla luce;
così come hai creato la vita,
accompagnaci nel venire alla vita.
E se non puoi proteggerci dalla
sofferenza del vivere.
almeno accoglici nelle tue braccia
vigorose
non solo quando moriamo, ma
soprattutto quando nasciamo.
non lasciarci precipitare:
donaci la fiducia di chi sa di essere
stato affidato alla madre terra
e non si sente sbattuto come nel duro
suolo. (L. Maggi)