18.01.12

Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un salvatore!

Mai come in questi ultimi tempi si sente parlare di "salvezza": dell'Italia, dell'euro, dell'europa... una salvezza che però esige "lacrime e sangue".

C'è una storia nella bibbia: gli Ammoniti assediano una città d'Israele, gli abitanti di quella città mandano ambasciatori al re per trattare la resa. Il re degli Ammoniti accetta ad una condizione:"poter cavare a tutti un occhio, come segno di umiliazione per tutto il popolo d'Israele".

Gli abitanti di quella città chiesero sette giorni per piangere la loro sorte e sperare in un'altra salvezza!

Che salvezza è quella che " costa un occhio della testa?".

Anche gli angeli, la notte di natale annunciano ai pastori un salvatore, ma che avrebbe portato una gioia grande.

Allora mi chiedo: la salvezza è apportatrice di gioia o di lacrime e sangue?

Rileggo allora il racconto che ci tramanda l'evangelista Luca.

La narrazione evangelica della nascita di Gesù è un mito tra i miti: ogni religione ha il mito della nascita del proprio fondatore coi suoi elementi tradizionali: la vergine, la paura, la partecipazione della natura, comprese le stelle.

Ma nel racconto di Luca c'è un elemento storico: era imperatore Cesare Augusto!

L'impero romano aveva raggiunto il massimo del suo potere. Oggi gli studiosi si chiedono come, un unico potere con un minimo dispendio di mezzi e forze  riuscisse a controllare un territorio così vasto e un numero così elevato di popolazioni con culture, religioni e lingue diverse.  Un motivo consisteva certamente nel fatto che Roma permetteva a tutti di praticare la propria religione: a patto che restasse relegata alla sfera del privato.

Oggi, forse per la prima volta, si è ripetuta una situazione simile a quella dei tempi di Gesù. Un altro impero ha conquistato un territorio e un popolo ancor più numeroso di quello di Cesare. Una semplice carta di credito permette di controllare tutti i suoi sudditi. Questo popolo ha trattato la resa cedendo forse non solo un occhio, ma tutta la sua vita.

Questo potere si erge a salvatore del mondo, pretende che l'uomo lo serva con tutto il suo cuore, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze. Si impone come unico dio. Si fa chiamare capitalismo. Paolo Perticari lo definisce il quarto monoteismo, il quale però non si pone sullo stesso piano degli altri, ma li vuole soppiantare tutti. Alle religioni monoteiste lascia il ruolo che gli americani lasciavano agli indiani: vivere in riserve.

Possono mantenere i loro riti, ma con una funzione puramente folcloristica. Volendo possono farsi guerra tra di loro.

Suona profetica la prima parola degli angeli: "non abbiate paura!" Un segno accompagna queste parole: la gloria del Signore li avvolse di luce!  La gloria del Signore è la croce, è la situazione di quel popolo che affolla il presepe. Un popolo che per il capitalismo non conta perchè non ha soldi, e non avendo soldi non porta l'immagine del capitale che del denaro ha fatto la sua incarnazione. Ma da quel popolo nasce una luce, sorge un' alba nuova, riparte la speranza, dopo che l'occidente con la sua cultura ha fatto tramontare e ha sepolto tutte le speranze dell'umanità creando questo nuovo dio.

Ma "per voi" che vi lasciate illuminare da tutte le croci della storia, perchè di queste è fatta la vostra vita, per voi è nato un salvatore portatore di gioia.

Questo il segno: un bambino, delle fasce, una mangiatoia che forse era la cesta del pane, perché il pane è la salvezza. Un segno... sì perchè di risultati forse non se ne vedranno mai, la salvezza sarà sempre come un'alba.

Allora i pastori dicono: "andiamo..." non vanno da soli. E il natale allora è più che la nascita di un bambino, la nascita di un popolo.

Da Maria nasce un popolo nuovo. Non è del tutto casuale che all'inizio dell'esodo, per narrare dei primordi del popolo di Dio, si parli proprio di levatrici...si oppongono al genocidio voluto dal faraone, con un atto di disobbedienza, un po' come Maria che trasgredisce la legge per far nascere quel figlio da cui nasce un popolo nuovo. Se le religioni vogliono uscire dalle loro "riserve" o dalle loro lotte fratricide debbono osare fare spazio alle "levatrici". Loro sole con la loro vocazione a fare nascere, sanno opporsi al potere che come non mai richiede sempre più sacrifici umani.

Dei pastori si dice ancora che la loro gioia era frutto di ciò che videro e udirono. Si dice sempre che il natale ha perso il suo significato e che è stato completamente assorbito dal consumismo, ma una cosa il consumismo non ha potuto distruggere: il bisogno delle persone di incontrarsi, di raccontarsi...Quante storie si sentono per natale! Forse sono più le notizie tristi, ma il solo condividerle fa bene al cuore come una luce di speranza. Diceva Benedetto Calati: "cosa resta della vita?...lo sguardo che hai saputo fermare negli occhi degli altri!". Credo che ci siamo portati dentro in questo natale tante storie pesanti, ma è come se ci avessero avvolto con la loro luce perchè erano storie piene di umanità, di quell'umanità che Dio ha manifestato in quel bambino, nella sua mamma, in Giuseppe, nei pastori...

E' di quell'umanità che Maria si è resa custode facendola non solo nascere, ma soprattutto coltivandola nel cuore di quel figlio. E' quell'umanità che Gesù un giorno salendo sopra un monte e vedendo le folle ha saputo fermare lo sguardo negli occhi dei poveri... dei miti... e ha sognato una terra finalmente liberata dagli usurpatori e abitata da persone miti, leggere,  perché ad essi è stata lasciata in eredità e un cielo abitato da Dio con al suo fianco tutti coloro che la vita ha impoverito, privato del respiro, della gioia. E questo Dio come una grande levatrice avvolge e protegge la terra perchè non venga più usurpata o violentata.

A natale è nato un popolo, è piccolo e fragile come il bene, come la vita, ma come è sfuggito a Cesare e ad Erode, noi crediamo possa sfuggire a questo nuovo potere.

 

 

 

 

Preghiera:

Per tanto, Dio; ostinata levatrice,

così come hai creato la luce, accompagnaci bel venire alla luce;

così come hai creato la vita, accompagnaci nel venire alla vita.

E se non puoi proteggerci dalla sofferenza del vivere.

almeno accoglici nelle tue braccia vigorose

non solo quando moriamo, ma soprattutto quando nasciamo.

non lasciarci precipitare:

donaci la fiducia di chi sa di essere stato affidato alla madre terra

e non si sente sbattuto come nel duro suolo. (L. Maggi)