10.04.18

Vuoto e silenzio

La resurrezione: Mc. 16,1-8

- Marco, il più antico dei vangeli, è molto scarno nel parlare della resurrezione.

Dice semplicemente che Gesù non è nel luogo dove le donne lo cercavano, il sepolcro è vuoto, e, che le donne, prese da tremore e stupore non dissero niente a nessuno perché avevano paura.

Il vuoto e il silenzio sono le due caratteristiche di questo avvenimento.

Un vuoto e un silenzio che oggi come allora incutono timore e paura. Solo che oggi abbiamo cercato di vincere questa paura riempendo quel vuoto di cose: riti, simboli, regole…e quel silenzio di troppe parole.

Così facendo abbiamo pensato di  condurre gli uomini alla fede, ma l'uomo moderno si è sbarazzato di tutte le forme e le parole che tentavano di spiegare la resurrezione.

Per l'uomo e la donna della modernità, è inconcepibile che Gesù sia risorto: che un morto possa tornare a vivere e alzarsi dalla tomba è semplicemente impensabile.

Un corpo non torna in vita, né l'anima potrebbe assumere occasionalmente la forma di un corpo, apparendo e scomparendo arbitrariamente. La vita non è mai un ritorno…

Gli strumenti che la cultura ebraica e poi quella greca avevano prestato alla religione per spiegare la resurrezione portano ad un vicolo cieco. E oggi nessuno più prende sul serio il vangelo della resurrezione.

Credo allora che dobbiamo svuotare quel sepolcro da tutte le cose che ci abbiamo messo dentro, e non rompere quel silenzio con le nostre parole.

Dobbiamo ritrovare il vuoto e i silenzio di quelle donne.

"Custodite la parola "risurrezione"! Non scambiatela con nessun'altra! Non con "sopravvivenza", non con "immortalità", non con "trasformazione", non con "progresso", non con "riforma", neppure con "rivoluzione". Custodite la parola "risurrezione" anche se supera, come supera, ogni vostra capacità di immaginazione e persino le vostre più ardite speranze. Custodite la parola "risurrezione" e il segreto che essa racchiude. Perché la risurrezione è un segreto. Il mondo non ne sa nulla. Solo i discepoli ne erano al corrente. Ma attraverso i secoli abbiamo talmente sbandierato questo fatto, che non sappiamo più che è un segreto, il segreto del mondo e dell'intera vicenda umana." (Paolo Ricca)

Non mi piace che quando muore qualcuno, ci si preoccupi di "colmare - riempire" il vuoto lasciato dalla morte, magari con l'aiuto di Dio.

Nessuno può, né deve colmare il vuoto lasciato da una persona: quello spazio non può essere occupato da altri. "…finchè il vuoto resta aperto, si rimane legati l'un l'altro per suo mezzo!" (Dietrich Bonhoeffer)

Penso anche che gli evangelisti non volessero dimostrare che Gesù era risorto, nel senso di tornato in vita, ma che la loro preoccupazione fosse un'altra.

- La domanda  a cui cercano di rispondere è, se la sua vita sia stata una vita che meritava di essere vissuta.

Mi ha colpito molto l'espressione del centurione quando vedendo come era spirato dice "veramente quest'uomo era figlio di Dio".

Non si tratta di una espressione di fede, miracolo di una conversione, ma di una serie di situazioni che lo portano a ritrovare la propria coscienza.

Dice il vangelo che lui stava di fronte a Gesù. Durante tutto il processo nessuno ha mai avuto il coraggio di stargli di fronte, nessuno che lo guardasse negli occhi, come si dice delle guardie nei campi di concentramento: non volevano che i prigionieri alzassero lo sguardo, non potevano incrociare quegli occhi.  Chi lo guardava da lontano, chi dall'alto verso il basso, il centurione invece gli sta di fronte. E' un confronto il suo, è un faccia a faccia, è uno specchiarsi in quell'uomo, è un leggere la propria vita alla luce della sua.

Il racconto della passione era cominciato con queste parole: "I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano come impadronirsi di lui con inganno e farlo morire".

Tutta la vita di un uomo sta in questo sforzo: non farsi catturare da nessuno.

Dal momento in cui uno nasce tante mani cercano di impadronirsi di lui.

E cosa vede il centurione guardando Gesù: che tutte le mani che se lo erano passato per cercare di catturalo sono rimaste vuote. Nessuno è stato capace di possederlo. Al massimo a qualcuno è rimasto in mano un lenzuolo… e quel sepolcro vuoto è segno che neppure la morte è stata capace di trattenerlo. Ancora oggi il rischio da parte delle varie espressioni religiose è quello di volersi impadronire di Gesù!

Il centurione si rende conto di essersi venduto al potere di turno, che lo aveva ingannato, perché invece di difendere il diritto e la giustizia, come sarebbe stato suo dovere, aveva mandato a morte un innocente, pur riconoscendolo tale. Guardando in faccia quell'uomo, ha riconosciuto l'inganno di cui è stato fatto oggetto, vedendo in Gesù  tutta quella libertà che lui non aveva mai sperimentato.

Quella è vita, non la mia…sembra dire il centurione!

Tornando alle donne spaventate e mute, ma più eloquenti di ogni nostra parola:

la loro non è una presenza occasionale, superficiale o casuale: "lo avevano seguito e servito da quando era in Galilea…"

E arrivate al sepolcro, tra la luce e il buio non sanno come togliere la pietra dal sepolcro: sono ancora legate ai loro mezzi, hanno comprato aromi, ma il denaro, simbolo dei nostri sforzi non produce risultati. Se poi quella pietra è fatta dei nostri ragionamenti  allora è ancora più dura da spostare. Ma sanno alzare lo sguardo e questo permette loro di vedere oltre la pietra e trovare uno spiraglio per avere la possibilità e il coraggio di entrare dentro il sepolcro. E qui videro un giovane… è bello quando in chiesa ci sono molti bambini e questi si siedono ai piedi dell'altare, quasi ad invitare gli adulti a guardare attraverso i loro occhi. Diceva il profeta Gioele: …gli anziani faranno sogni, i giovani avranno visioni…"

Quelle donne hanno visto le visioni dei giovani…Visioni e sogni che le hanno spaventate, forse perché visioni troppo ardite.

Non è scontato questo cammino. Ma è più eloquente di ogni altra parola. Non ha alcun senso parlare di Gesù, senza aver fatto tutto questo percorso.

Sarà lo stesso che Gesù propone a coloro che vorranno incontrarlo.

In definitiva chiede a tutti di leggere, la sua vita, di coglierne lo spirito, per valutare se ne valeva la pena viverla, ma soprattutto se ne vale la pena che noi viviamo una vita come la sua.

Allora quel vuoto si riempie non più con i nostri riti, ma dei gesti di Gesù, e il silenzio non ha bisogno di sostegni culturali, ma è vivo perché quel respiro che il centurione ha raccolto di fronte alla croce è un respiro che noi possiamo accogliere nella vita di tante donne e uomini che ancora oggi amano una vita libera e lottano perché nessuno possa impadronirsi della loro coscienza.