29.01.12

Addio ad Ilario Fioravanti

Domenica 29 gennaio 2012 ci ha lasciato, all'età di 89 anni, l'architetto e scultore Ilario Fioravanti.

Grande amico di Sorrivoli e della sua gente.

fioravanti[1]

A Sorrivoli possiedo un antico frantoio, nelle mura del paese fra i due archi, nella parte storica.

L'ho ristrutturato nel rispetto dell'ambiente circostante, ancora libero dall'intervento dell'uomo, tanto che da alcuni anni sono tornati a vivere animali che erano spariti da questo luogo.

Qui vivo lunghi periodi nel corso dell'anno e lavoro sempre con nuovi stimoli e nuovi interessi.

Quarant'anni fa ero impegnato nella realizzazione della Chiesa di Gualdo di Roncofreddo.

L'impresa edile, incaricata di eseguire il lavoro era quella di Minotti Pio di Sorrivoli.

Pio mi parlava sempre del suo paese, invogliandomi a comprare una casa, magari anche un rudere. Fu lui stesso a propormi la casa che ora possiedo.

Per poterla recuperare impegnai soldi ed energie, ma non me ne sono mai pentito.

Nel cortile della mia casa c'erano tre grandi macine del frantoio. Una è rimasta li dov'era; una, durante i lavori, è rotolata a valle, rompendosi in tanti pezzi; la terza è stata portata davanti alla mia casa alla fine della Piazzetta Roverella, e divenne il punto di ritrovo della gente del paese.

In questi anni a Sorrivoli c'erano tanti giovani. Nella casa vicino alla mia, ad esempio, ce n'erano cinque, belli, allegri, chiassosi.

Fu anche questo uno dei motivi per cui acquistai quel rudere di casa.

Quella macina sulla piazza era il mio studio, e tutti quelli che venivano intorno a me erano i miei modelli.

Li ricordo tutti, e tutti sono stati disegnati o dipinti con lo stesso grande entusiasmo.

Oggi non è più così. Il borgo fra i due archi si è spopolato: vi risiedono occasionalmente le coppie di passaggio e i clienti che ritornano dal ristorante del castello.

Spesso ci sono io seduto, che continuo a disegnare e a dipingere.

Ricordo con nostalgia le bellissime feste della vendemmia. Tutto il paese per preparare stands ed i carri allegorici che erano carichi di poesia e bellissimi.

E poi gare estemporanee di pittura.

Quanti artisti sono passati da Sorrivoli!

Io, con la scusa di essere in commissione, ne ho conosciuti tanti, e con molti ho mantenuto un rapporto di amicizia. Fra i tanti un ricordo particolare va al pittore forlivese Marco Casadei, che veniva con i suoi allievi e riempiva le piazzette e le strade di cavalletti, di tavolozze, di tele, di quadri.

Erano momenti bellissimi.

Anche questo non c'è più.

Di quel tempo conservo le medaglie che Pio Minotti faceva preparare per la commissione, e diverse locandine ora ingiallite e rovinate dal tempo.

A maggio, quando all'imbrunire arrivavo a Sorrivoli, rimanevo emozionato alla visione delle donne del paese che si riunivano ai piedi della Madonna vicino alla scalinata a dire il rosario.

Era un rosario lento, melodioso, quasi musica.

Il tempo ha cambiato anche Sorrivoli e le sue abitudini.

Non si fa più la festa dell'uva, non si fanno più i concorsi, ma sono nate tante altre manifestazioni che mantengono il paese vivo e coinvolto in attività culturali o legate alle tradizioni.

Nella corte del castello, in agosto, si tiene un festival dei Burattini, che porta vita e gente sempre nuova.

Anche fra i burattinai ho trovato dei nuovi amici.

A Sorrivoli si trova ancora gente genuina, generosa, disponibile.

Continuo a vivere bene in questo luogo, e spesso la mia casa si riempie di gente che mi viene a trovare, che vuole conoscermi e vedere i miei lavori.

Nel grande studio hanno preso vita alcune delle mie opere più importanti, fra cui il portale del Duomo di Cesena.

Durante la sua realizzazione diversi Sorrivolesi si sono interessati al mio lavoro e mi sono stati affettuosamente vicini. Non passava giorno in cui Raffaele Magalotti, Carlo Baldiserri, Marino, Armando Rossi, Alvaro Magalotti non venissero a turno a trovarmi, chiedendomi sempre se avevo bisogno di qualche cosa.

Io chiedevo la loro critica, il loro commento, il loro giudizio, che mi sono sempre puntualmente stati dati. E questo mi confortava.

Di loro conservo le teste in terracotta, perché erano diventati i miei modelli.

E tutti si possono ritrovare fra i personaggi che popolano la porta.

In quei giorni veniva su da Carpineta a farmi compagnia e ad aiutarmi con la sua presenza Romano Balestra che mi sosteneva, lui, prossimo alla fine della sua vita, nei momenti di incertezza, di difficoltà.

Amo tanto Sorrivoli, che avrei voluto lasciare delle mie opere, un segno della mia vita: il protiro affrescato in una cella, il Compianto, una Pietà lungo il cammino o una Maestà a ricordo di quella Chiesa che ora non c'è più.

Ho capito dalla reazione delle persone che non erano maturi i tempi, e le mie proposte, mai venali, non sono state prese in considerazione.

Di mio, di questi ultimissimi anni, c'è Saffo seduta sulla mura, che guarda le stelle, perché a Sorrivoli nelle notti serene si ha ancora la possibilità e la fortuna di godere della bellezza del firmamento.

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