21.01.11
Il castello di Sorrivoli - brevi cenni storici

La prima citazione risale ad un atto datato 27 ottobre 971
riguardante la nomina a vicario del conte Rodolfo di Rimini da
parte dell'arcivescovo ravennate Onesto II. Nel 1001 Aldebrando,
figlio del conte Rodolfo, restituisce il castello di Sorrivoli alla
Chiesa di Ravenna, che ne difende il possesso dalle mire
espansionistiche della città di Cesena, la quale proprio in quel
periodo inizia la lunga lotta per l'autonomia che la porterà ad
elevarsi a libero comune. Tale scontro si inasprisce nei primi anni
del XIII secolo, a tal punto che l'Imperatore Ottone IV dovette
emanare un diploma (1203) che confermasse tutti i privilegi
dell'Arcivescovo sul castello di Sorrivoli concessi dai suoi
predecessori e così fecero anche l'Imperatore Federico II nel 1220,
Papa Onorio III nel 1224 e Papa Gregorio IX nel 1228.
Approfittando del caos scoppiato nello Stato Pontificio a causa
della cosiddetta "cattività avignonese", la famiglia degli
Articlini, esiliati da Cesena, sobillarono la popolazione di
Sorrivoli a ribellarsi all'Arcivescovo e così, il 3 aprile 1318, il
castello fu preso d'assalto ed il vicario Fantino da Milano fu
imprigionato. La convulsa situazione del contado fu risolta nel
1357 dal legato papale il cardinale Egidio Albornoz, che sottomise
Cesena e restituì Sorrivoli all'Arcivescovo. L'importanza raggiunta
da Sorrivoli è sottolineata dal censimento ordinato dal cardinale
Anglico de Grimoard nel 1371: con i suoi 40 focolari censiti (circa
200 abitanti) risulta essere il castello più popoloso delle colline
cesenati.
Il XV secolo vede come protagonista la peste, che mette a tacere
il frastuono delle armi, ma il nuovo secolo si apre con un nuovo e
bellicoso protagonista, Cesare Borgia detto il Valentino, che nel
1500 sottomette Cesena ed anche il castello di Sorrivoli si
arrende, nonostante fosse stato eletto a residenza dall'Arcivescovo
Filasio Roverella, che preferisce ritornare nella più sicura
Ravenna. Ma le velleità del Valentino si esauriscono in fretta, e
nel 1506 Roverella può far ritorno a Sorrivoli, dando inizio a
lavori di apliamento della rocca con l'obiettivo di trasformarla in
una più confortevole residenza. Vi muore il 24 febbraio 1527 ed il
suo successore, l'Arcivescovo Nicolò Fieschi, infeuda Sorrivoli a
Giovanni Roverella, che diventa il primo conte di Sorrivoli. Coi
Roverella, Sorrivoli conobbe un periodo di pace e prosperità, tanto
che nel 1661 la famiglia Faberi avviò nel castello una stamperia,
molto nota a livello regionale. La parentesi napoleonica non
sconvolge più di tanto la vita del paese (l'allora conte Ippolito
Roverella rimane nel castello, anche se da privato cittadino) e con
la Restaurazione la Chiesa rinnova l'infeudazione a Pietro
Roverella. Morto nel 1858 senza eredi, il castello fu messo
all'asta ed acquistato dalla famiglia Allocatelli-Fabbri per 14000
lire. Quando i bombardamenti del 1944 resero inagibile la vecchia
chiesa di San Lorenzo, i proprietari del Castello decisero di
donarlo alla parrocchia così che si potesse costruire al suo
interno la nuova chiesa intitolata a Sant'Aldebrando.
Fonte: Bolognesi Giorgio, Lorenzini Ezio, Storia di Sorrivoli,
Associazione Culturale "IL CASTELLO" presso Sicograf, Cesenatico
2004