Vittoria: un’italiana nella scuola dei Campesinos

January 22nd, 2010

Da Gianfranco Zavalloni… una riflessione a margine del viaggio di lavoro e successive ferie in Perù.

Fare turismo responsabile e portare l´Italia sulle Ande

*L´ombelico del mondo – *Cusco deriva da una parola in lingua quechua che vuol dire "ombelico del mondo". A 3.000 metri sopra il livello del mare, nel pieno dell´altipiano andino peruviano, ritrovo e rivedo esattamente dopo 27 anni, Vittoria. Insegnante di matematica, partita come volontaria del MLAL (Movimento Laici America Latina), arrivò a Lima nel luglio del 1982, lo stesso giorno in cui arrivai anch´io, che non sapevo una sola parola di spagnolo. Io rimasi 5 mesi per raccogliere dati, informazioni ed esperienze per quella che poi sarebbe stata la mia tesi di laurea, dal titolo un po´ bizzarro: "*DAGLI APPENNINI ALLE ANDE… E RITORNO – Le tecnologie appropriate e alternative come strumenti di modificazione sociale*". Vittoria, a cui due anni prima di partire era stato asportato, per un tumore, lo stomaco, finì in uno perduto paesino della zona di Puno, nel sud andino. Un giorno andai a trovarla: ci volevano 5/6 ore di "fuoristrada" per arrivare. Da lì partiva e tornava un solo camion, una sola volta la settimana. Dopo 8 anni di lavoro con i campesinos delle Ande, Vittoria è scesa a Lima. Qui ha iniziato a supportare le bambine e le ragazze che, dalla campagna andina, finiscono a fare le lavoratrici domestiche nelle case ricche della capitale peruviana. Lavoratrici domestiche non vuol dire, qui in Perù, lavoro tutelato, come in molti paesi e ora anche in Italia, dopo la legge di regolarizzazione delle cosiddette "badanti".  *Qui sono quasi tutte minorenne, umiliate, sfruttate e spesso abusate. Lavoratrice domestica era anche una bambina* – mi racconta Vittoria – che *quando l´ho conosciuta aveva 7 anni e ne aveva già lavorato

*Dalla campagna alla capitale… e ritorno – È così che, dopo i primi anni a Lima, la ex professoressa di matematica, torna là dove questa situazione di ingiustizia nasce: nelle "comunità campesine" dell´entroterra. L´intento di fondo è che siano gli stessi genitori ad evitare di mandare le figlie, magari con l´illusione della scuola, a lavorare nella città. A Cusco, Vittoria, ha messo in piedi una vera e propria struttura di accoglienza e di sostegno alle "ragazze lavoratrici domestiche". Un lavoro centrato sulla "educazione" il cui punto centrale è la "presa di coscienza dei propri diritti" e l´acquisizione di un "carattere forte, capace di poter affrontare la vita a testa alta" senza cioè doverla abbassare di fronte alla arroganza del padrone o della padrona di turno. Un ruolo fondamentale lo gioca, in tutto questo, la scuola serale che le ragazze (in questo caso insieme anche a bambini lavoratori di strada) frequentano dopo il lavoro. Una scuola "inclusiva" (alla don Milani, per capirci) che dia alla ragazze gli elementi formativi tale da renderle autonome. A supporto economico del centro, una vera e propria struttura di "turismo responsabile", frequentata in
prevalenza da italiani.*

*Perché raccontare una storia del genere?*

- Per l´amicizia che ho ritrovato con Vittoria.
- Perché è bene raccontare queste storie nelle scuole italiane.
- Perché se un giorno qualcuno di noi passerà per Cusco, sappia che lì, *nell´ombelico del mondo*, c´è un posto accogliente che ci aspetta e che possiamo visitare, imparando ad essere anche "turisti" un po´ più coscienti.
- Perché l´Italia è presente nel mondo anche con il nostro turismo intelligente e responsabile.

Per chi vuole contattare *Vittoria Savi**o* e per le scuole che vogliono collaborare:

*TURISMO CAITH
**www.caith.org
**www.yanapanakusun.org
**email:
reservascaith@gmail.com
**Urb. Ucchullo Alto
**Pasaje Santo Toribio n° 4
**Telefono 0051-84-233595
**Cusco  (**PERU)*

 

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Pranzo Sociale “Laboratorio Mondo”

January 20th, 2010

 

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Festa di Sant’Antonio

January 11th, 2010

 

 

Castello di  Sorrivoli     domenica 17 gennaio  2010

 

 …nella piena tradizione romagnola

                

FESTA  DI  SANT’ANTONIO ABATE

 

 

PROGRAMMA:

- Durante la mattinata di sabato 16: benedizione animali

- Domenica ore 11,15: S. Messa – benedizione del pane

- Dalle ore 18,00 – alle 19,30: ASTA DI QUADRI.
Il ricavato andrà per il progetto: “casa solidaria” che Mirko T. e  Barbara M. stanno seguendo in Bolivia.
Si tratta di sostenere le attività educative per bambini all’interno del carcere e creare una casa per accogliere ed accompagnare gli ex detenuti nella ricerca di un lavoro e di una sistemazione, sostenendoli nel loro percorso di reinserimento sociale.

- Dalle 19,30 Polenta – salsiccia – vin brulè…
  e tombola!!!

- TORNEO DI MARAFFA!!!  -   I° Premio UN MAIALE

PREMI FINO AL QUARTO POSTO
Prosciutti – coppe – salami 
            
QUOTA D’ISCRIZIONE: 25 EURO A COPPIA –

LE REGOLE SONO QUELLE DEL BAR DI MAGALOTTI…INFORMARSI!!!

PER  INFORMAZIONE  e ISCRIZIONE
TEL. 0547-326308  -  339-4835462    

arrivederci a tutti….

La parrocchia – l’ass.cult. il Castello – la coop. “Terra dei miti”

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La fede nella dinamica dei cambiamenti

January 8th, 2010

 

 

GRUPPO “RICERCA E CONFRONTI” 
SORRIVOLI – CESENA

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RICERCA 2009-10  “LA FEDE NELLA DINAMICA DEI CAMBIAMENTI”

II INCONTRO: DOMENICA 10 GENNAIO 2010

DENTRO IL MONDO IN TRASFORMAZIONE. LA MIA ESPERIENZA

 

Occorre forse posizionarsi, in attesa vigile, dalla parte del mutamento: accettare la sfida vertiginosa dei tempi e catturarne bagliori di spirito come intimazioni della Parola che anela a farsi carne (Ivan Nicoletto, monaco camaldolese, in Transumananze, pag. 15)

Nell’incontro del 13 dicembre abbiamo parlato della dinamica del cambiamento nella natura, nella società, nell’umanità. In particolare abbiamo parlato del passaggio da una prospettiva statica ad una prospettiva evolutiva della scienza; della scoperta che il linguaggio non è soltanto descrittivo, ma é soprattutto creativo di significati; della globalizzazione, che impone di considerare tutti i problemi in termini mondiali o planetari; della coscienza olistica o ecologica, che ci mostra  come il mondo non è costituito da un insieme di ”cose”, ma da un sistema di fenomeni interdipendenti.

Si tratta di cambiamenti scientifici e culturali che si riflettono necessariamente su ogni aspetto della vita personale e sociale, sulla concezione della vita e del mondo, sui rapporti con gli altri, sulla fede. Si tratta di prenderne coscienza per vivere e credere -  o non credere – da adulti.

Il prossimo incontro é dedicato all’approfondimento e alla comunicazione reciproca dell’esperienza concreta di ciascuno di noi riguardo a questi cambiamenti e costituisce una ulteriore tappa verso il ri-pensamento dei contenuti e delle parole della fede (Dio creatore, peccato originale, anima, peccato personale, problema del male, del dolore, della morte) per un cammino verso una fede matura, che sarà oggetto degli incontri successivi.

Queste le domande che ci porremo nel prossimo incontro:

1.Cosa è cambiato nella società, nella natura e in me nell’arco della mia vita?
2.Come io ho partecipato alle trasformazioni che in questo tempo sono avvenute e quali sono state le ripercussioni che esse hanno avuto su di me?
3.Come io ho inciso, con la mia azione, sui cambiamenti?
4.Quali le resistenze che io ho avuto di fronte al cambiamento che toccava la mia vita?
5.Quali implicazioni queste trasformazioni hanno avuto sulla mia esperienza di fede?

In occasione dell’incontro è possibile acquistare il libro “Per una spiritualità adulta” di don Carlo Molari, teologo, che abbiamo scelto come strumento base del nostro lavoro.

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Gli incontri si tengono a Sorrivoli ogni seconda domenica del mese.

Ogni incontro si articola in tre momenti: ore 11,15 S. Messa, ore 12,45 pranzo semplice, buono (siamo a Sorrivoli!), conviviale; ore 14, 30 – 17,30 approfondimento del tema. I tre momenti si collegano tra loro ma ognuno ovviamente è libero di scegliere a quali partecipare. Non è necessario prenotarsi per il pranzo.

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Un bambino avvolto in fascie

January 2nd, 2010

Penso a quel che successe tanti anni fa a Betlemme: una madre che porta nel suo seno un figlio e non  trova un posto dove partorire.
Allora nessuno voleva quel bambino : sarebbe stato meglio che la sua mamma avesse abortito, magari clandestinamente. Da quando è nato non ha fatto altro che lottare per sfuggire alla morte: tutti lo volevano morto: da Erode fino a Pilato e Caifa che alla fine sono riusciti ad appenderlo ad una croce.
Ma se nascesse oggi credo che si scatenerebbe una guerra per offrirgli un posto!
Che cosa è successo in questi secoli: si è adattato lui o sono cambiati gli uomini?
Chissà se quando da adulto dirà: “se qualcuno vi dirà: eccolo qui, o, eccolo là. non credetegli”, alludeva a questo pericolo.
Gesù non vuole farsi dare un posto, sarà sempre lui a scegliersi un posto, e chi vorrà trovarlo dovrà cercarlo dove lui sceglie di farsi trovare!
Mirco, 20 anni, dal carcere san Pedro di la Paz scrive:” è il 24 dicembre, comincia a farsi buio: si odono le parole arrabbiate di tanti carcerati, incrociamo gli sguardi di alcolizzati o di tossicodipendenti, abbracciamo sconosciuti. Da quanto tempo non vedono una strada, non calpestano un prato, non accarezzano la corteccia di un albero!… inizia  la messa di Natale. C’è un’aria frizzante e più allegra questa notte. I bambini (figli di detenuti costretti, per sopravvivere, a stare in carcere!) cantano, io cerco di seguirli con le mie note, padre Filippo con le sue parole  rende più leggeri i nostri pensieri: non mi sento meno peccatore di loro… ma la frustrazione è tanta!”
Nessuno certo farebbe una guerra per offrire a Gesù, un posto come quello, ma non è detto che lui non lo abbia scelto per questo natale!
I vangeli non parlano mai esplicitamente di Dio, ne indicano solo dei segni, e a natale dicono che il segno è un bambino, delle fasce e una mangiatoia.
Le fasce sono senz’altro la premura di Maria verso quel suo figlio, ma i pastori quando arrivarono alla grotta videro il bambino nella mangiatoia, sorvolando sulle fasce, non erano importanti, o forse semplicemente non erano così invadenti da nascondere il bambino!
Ho l’impressione che quelle fasce oggi siano diventate molte pesanti, ricche di ori e ricami, fatti di cultura, istituzioni, principi e dogmi… e alla fine quel bambino non si vede più!
Sarà possibile togliergli, quelle “fasce”, quel di più che impedisce agli uomini di oggi di vederlo? Lui nella  sua vita ha fatto di tutto per togliersi di dosso le vesti culturali e affettive di cui era stato ricoperto: ha rinunciato agli affetti, alla cultura, alla religione. Simbolicamente prima di morire si tolse le vesti, e ciò che restava gli venne strappato sulla croce…!
E gli angeli a dire di non avere paura di chi è capace solo di dare ordini, come l’imperatore che pretende di avere tutto nelle sue mani.
E loro ad annunciare invece la gioia: una gioia che nasce dall’incontro con
quella povertà, quella nudità. Non è di questa che si deve avere paura, come non si deve aver paura degli angeli che annuciano i sogni di Dio e quelli  degli uomini quando guardano il cielo. Dove ci sono persone che si incontrano, si salutano, si guardano negli occhi si abbracciano, si donano la vita…senza avere un corpo, gli occhi, le orecchie fasciate: nasce la gioia. Quando Maria andò a trovare Elisabetta, questa le dice che è bastato la voce del suo saluto per fare esultare di gioia il bambino che portava nel seno e per dare un senso di pienezza a lei.
Forse c’è più gioia nel carcere di la Paz che nelle nostre case!
E’ tempo di annunciare gioia a tante madri che portano nel seno figli e non sanno cosa ne sarà di loro, o forse sanno già che saranno crocifissi.

 

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…cibiamoci di pace

December 7th, 2009

 

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Crocifisso sì, crocifisso no!

December 5th, 2009

Sono passati più di 30 anni dal funerale di un ragazzo morto per un incidente stradale. I suoi amici vollero accompagnarlo con le bandiere rosse. Tutti i preti se ne andarono portando via la croce.
Dissi che non era bene portare via il crocifisso di fronte ad una bandiera. Era come mettere quella persona che era sulla croce sullo stesso piano di una ideologia.
E’ passato tanto tempo…
Oggi si vuole imporre a tutti i costi la presenza di quel simbolo, ma credo non sia cambiata la motivazione. Si vuole imporre una ideologia, una cultura, non proporre una persona col suo messaggio: quello che noi chiamiamo vangelo e col quale si identifica.
Mi pare necessario sottolineare alcune cose:
 - La croce era la pena di morte che i romani comminavano a coloro che non erano cittadini romani, agli schiavi. E venivano crocifissi ai margini della strada proprio per esprimere la loro estraneità a questo mondo. L’essere sospesi tra terra e cielo voleva ricordare che il condannato non apparteneva nè allla terra, nè al cielo.
Paolo, quando fu arrestato dichiarò la sua cittadinanza romana e questo gli consentì un processo a Roma e di evitare la croce.
Gesù non era cittadino romano: per Roma era un extra – comunitario.
 - Poi ci sono le cause della condanna: la religione del tempio lo voleva morto perchè predicava l’inutilità del tempio e dei suoi sacrifici con il conseguente annullamento della casta sacerdotale.
 - Il potere di Roma lo voleva morto perchè rivendicava pari diritti e dignità di tutti gli uomini, annullando ogni privilegio, mettendo sullo stesso piano uomini, donne, greci e giudei, schiavi e liberi.
Non fu loro difficile manipolare l’opinione pubblica, facendo passare Gesù per un destabilizzatore della società, uno che metteva in crisi l’ordine pubblico, il sistema e a repentaglio la sicurezza di molti.
“Meglio che muoia uno solo piuttosto che perisca il popolo”…dirà Caifa!
Se il suo vangelo fosse stato accolto, l’impero romano e l’apparato religioso sarebbero stai minati alla radice.
La croce è allora il simbolo di una società che vuole difendere i suoi privilegi e della violenza, solo apparentemente legale, che subisce chi rivendica diritti e dignità davanti a Dio e al potere costituito.
Ogni società che lascia morire chi non si adegua alla sua cultura, alle sue regole è come se continuasse a mettere in croce quell’uomo che si chiamava Gesù e che oggi ha altri nomi, altre storie.
Va bene allora difendere il crocifisso, ma non da parte di chi permette che anche una sola persona possa morire perchè extra-comunitario.
E’ grave che qualcuno impugni il crocifisso e lo brandisca come un’arma contro persone che oggi vivono e muoiono come quel “crocifisso”, persone senza diritti, senza cittadinanza…
La croce sarà sempre un giudizio, un segno di crisi nei confronti di ogni società , cultura, politica e religione che permette che anche uno solo dei suoi figli muoia perchè “altro” da loro.
Non porto addosso mai nessuna croce e a maggior ragione oggi, ma mi ribello all’idea che a impugnarla siano gli stessi che poi approvano leggi discriminatorie e razziste.
Credo che la Chiesa dovrebbe avere un moto di ribellione, un rigurgito di dignità e riappropriarsi di questo segno in maniera seria e per il suo vero significato

 

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Cena di solidarietà a favore di Apeiron

November 26th, 2009

cari tutti,
martedì 1 dicembre al Castello di Sorrivoli si terrà l’edizione 2009 della cena natalizia di beneficienza a favore di Apeiron.
se potete e volete:
- fate girare l’e-mail tra parenti, amici e conoscenti invitandoli a prenotare
- prenotatevi subito .. i posti sono limitati
 
grazie
un caro saluto
Barbara

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In margine alla manifestazione del 10 ottobre contro il razzismo

November 20th, 2009

- Un tale uscendo dalla chiesa si mette a protestare perchè quella manifestazione era un atto di violenza: lo aveva disturbato mentre stava cercando di concentrarsi in chiesa per la preghiera. Un altro parlando quasi a se stesso, ma ad alta voce ripeteva: “ma andate a lavorare!!!”
Sono due reazioni colte in margine alla manifestazione antirazzista del 10 ottobre a Cesena: bella, colorata, allegra, vivace e soprattutto giovane.
Sono tornato a duemila anni fa. Gesù usciva da Gerico, una città ricca, una città commerciale. Molta folla, in gran parte discepoli, lo accompagnava, orgogliosa di quella relazione privilegiata che erano riusciti a stabilire con lui. Ma qualcuno si mise a gridare nel tentativo di farsi sentire da Gesù. E quando i discepoli lo sgridano per farlo tacere, – forse faceva perdere loro la concentrazione, l’attenzione alle parole di Gesù, – lui grida ancora più forte. L’evangelista concentra il suo grido in queste parole: “figlio di Davide, abbi pietà di me!”.
Era un uomo cieco, che stava seduto ai margini della strada e chiedeva l’elemosina: aveva anche un nome: Bartimeo. Raramente nel vangelo si danno tante informazioni su una persona!
Gesù lo sente e si fermò. Anche quel samaritano che era in viaggio da Gerusalemme a Gerico, vedendo un uomo mezzo morto ai margini della strada si fermò, dopo che un sacerdote e un levita passati per caso erano andati oltre senza fermarsi.
E lo fa chiamare dagli stessi che prima lo avevano sgridato.
E questi cambiano atteggiamento: miracolo! Invitano il cieco a farsi coraggio e ad alzarsi. Questi con un balzo, gettando via il mantello, il simbolo della sua emarginazione, corre da Gesù.
“Che cosa vuoi che io faccia per te”.
Gesù capisce che quell’uomo non voleva più essere identificato per l’emarginato che vive di elemosina; che il problema non è la quantità dell’elemosina, ma la qualità della vita. E quell’uomo gli racconta la sua storia, le sue umiliazioni, i suoi sogni soffocati e che forse Gesù era riuscito a fargli risvegliare.
Chissà quanti di quegli immigrati presenti alla manifestazione avevano una storia simile! Loro che avevano buttato all’aria i loro “mantelli” per un viaggio che Gesù chiama fede…
E forse sarebbe stato un vero miracolo se quelle persone che stavano in chiesa per manifestare la loro fede, fossero uscite, si fossero fermate, e avessero ascoltato la storia dell’altro… magari anche col vescovo!
Gente che gridava il proprio disagio, chiedendo non elemosina, ma lavoro, a partire da un semplice permesso per non stare ai margini della strada…
Gesù dice a quel cieco che la sua fede lo aveva salvato e il cieco vide davanti a sè una strada e prese a percorrerla con Gesù.
Ma quella strada portava a Gerusalemme, il cuore del potere politico e religioso! Mi son chiesto perchè quel cieco chiama Gesù ”figlio di Davide”, così come lo chiameranno i bambini al suo ingresso a Gerusalemme.
Gesù era molto attento alle parole, a come lo interpellavano. Quando un tale lo interrogò con le parole; “maestro buono”, lo interruppe subito dicendo che quell’aggettivo non gli competeva perchè nessuno è buono, neppure lui! Mentre non rifiuta l’appellativo di figlio di Davide.
Davide era stato il re per eccellenza del popolo d’Israele, un re bambino, un re senza potere, un principe della pace, uno che avrebbe cambiato le lance in falci, che avrebbe fatto convivere il lupo con l’agnello, avrebbe stabilito il diritto e la giustizia…
L’espressione quindi ha un forte accento politico e sia il cieco che Gesù sono consapevoli che il problema non è solo spirituale, ma anche politico. Occorre risvegliare la coscienza, ma poi provocare la politica.
E i due si avviano insieme verso Gerusalemme per scontrarsi col potere politico e religioso.
Non sarà molto dissimile l’ingresso di Gesù a Gerusalemme dalla manifestazione antirazzista…anche allora confusione allegria, entusiasmo, soprattutto nei giovani, tanto che anche lì qualcuno tentò di farli tacere.
Poi, come al solito Gesù si lacsia prendere la mano ed esagera. Va nel tempio e butta per aria i tavoli dei cambiavalute, dei mercanti… E’ l’imprudenza dei giovani… penso in questo momento a ciò che è successo a d. Alessandro Santoro… ma a quelli come lui va la simpatia l’affetto, la stima perchè sanno risvegliare i sogni…
Certo Gesù è stato arrestato, condannato, ucciso… ma almeno rendiamogli atto dei veri motivi: la religione e la politica non possono esimersi dal confronto con le storie di chi si vorrebbe solo relegato a chiedere l’elemosina!
La sua morte è conseguenza del fatto di aver chiamato fede un grido di ribellione, un salto di gioia, un sogno, una speranza, una lotta!

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Parlare d’altro

November 20th, 2009

A Gesù piaceva camminare e parlare.  Era per le strade della Galilea: la sua mente era presa dalla morte di Giovanni Battista, una morte ingloriosa, una morte nella solitudine e nello squallore di una cella. Nessuna difesa, nessun amico…una vittima coi suoi carnefici…chiedendosi se ne era valsa la pena di sacrificare una vita in quel modo.
Questi pensieri occupavano la sua mente e quasi parlando tra sè diceva: “il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e questi lo uccideranno…”
L’evangelista dice che chi lo seguiva non capiva cosa volesse dire, ma non osavano interrogarlo!
E’ cosi difficile entrare nei pensieri di un altro?
E perchè se non si capisce non si fa il gesto umile di chiedere?
Riportando questo sintomo della prima comunità di credenti, forse gli enangelisti volevano ricordare alla chiesa che non è facile comprendere la parola del suo maestro, allora come oggi, e che la paura di farsi troppo coinvolgere a volte  porta a non interrogare, a non fare domande.
Cosa voleva dire Gesù quando usava l’espressione “figlio dell’uomo”?
Noi l’abbiamo identificata con “figlio di Dio”, il che potrebbe essere vero, se però chiariamo il significato che Gesù dava a questo termine. Figlio dell’uomo per Gesù, e l’uomo nella sua condizione umana, spoglia di tutto: è quell’uomo che non ha altro connotato che la sua nuda umanità.
Per essere figlio di Dio non deve servire altro.
Quando a Gesù viene chiesto se era figlio di Dio e lui rispose di sì, fu solo quando era sotto processo, senza difese, senza potere, nudo e solo…
La domanda che Gesù si fa è: come è possibile che un uomo nella sua povertà, nudità, quando si consegna nelle mani di altri, anzichè trovare aiuto trovi la morte? Perchè la sola condizione umana non è sufficente perchè mani umane sentano compassione?
Continua il vangelo dicendo che giunti a Cafarnao, Gesù chiese ai discepoli di cosa avevano parlato lungo la strada. Ancora una volta si dice che essi tacevano…perchè, dice ancora il vangelo, avevano parlato d’altro, avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
Forse pensavano che se uno vuole ottenere qualcosa nella vita non può presentarsi soltanto con la sua umanità senza alcuna credenziale: almeno un documento, almeno una cultura d’appartenenza, almeno un abito decente, almeno un pò di soldi, almeno un lavoro,almeno…
E qui Gesù prese in braccio un bambino…bisogna averne cura come un figlio, non ucciderlo, perchè la sua vita dipende dalle mani di qualcuno…
Che prospettive ci sono per Josephine, clandestina, sequestrata, abusata, messa incinta a 16 anni, che non sa come fare per non perdere l’amatissima bambina, figlia del sopruso?
Le parole di Gesù suonano con una verità sconcertante: Il figlio e le figlie dell’uomo saranno consegnate alle mani degli uomini e questi mani anzichè dare loro la vita offrono loro la morte!
Ma hanno ragione i discepoli: meglio parlare d’altro!
Forse Gesù voleva mettere in guardia la chiesa sui discorsi da affrontare, invitandola ad accettare le sue provocazioni, ad accettare il dialogo, a fare domande e a non evadere parlando d’altro!

 

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